venerdì 31 dicembre 2021

Del meno - Tommaso Landolfi

Quasi quattrocento pagine di brevi racconti, spaccati di vita carichi di ironia, sempre velati di malinconia. Sono racconti di persone normali, che attraversano il loro tempo senza lasciare traccia, eppure costruendolo con i loro pensieri e le loro storie. 

Tommaso Landolfi è per me un'altra scoperta di questo anno, che continuerò a leggere e a scoprire in futuro.




martedì 28 dicembre 2021

Il disprezzo - Alberto Moravia

«La felicità è tanto più grande quanto meno la sì avverte. Sembrerà strano, ma in quei due anni mi parve talvolta persino di annoiarmi. Certamente, poi, non mi resi conto che ero felice. Mi sembrava di fare cose che tutti fanno: amare la propria moglie ed esserne amato; e quest'amore mi sembrava un fatto comune, normale, ossia per nulla prezioso; proprio come l'aria che si respira e ce ne è tanta e diventa preziosa solo quando viene a mancare.»





"Il disprezzo" racconta il momento in cui la felicità viene a mancare. Il momento in cui sembra vicinissima, a portata di mano, e invece svanisce perché la felicità era quella normalità che non sembrava preziosa. È la fine di un matrimonio, ma anche di una vocazione artistica, sacrificata per altri scopi. E sullo sfondo c'è il mito di Ulisse, letto e riletto infinite volte, interpretato e riadattato da ognuno, in base alla propria visione, alla prospettiva da cui si osserva la vita. 

Di Moravia avevo letto alle medie "A quale tribù appartieni?" e l'avevo odiato prima ancora di aprirlo, come tutti i libri della biblioteca scolastica, che non avevo scelto io. L'avevo trovato noiosissimo, sicuramente avevo saltato interi capitoli, tanto era tutto uguale. E avevo deciso che con Moravia avevo chiuso. 

Mi stupii quando mia sorella mi disse che le piaceva molto e allora mi tornò la curiosità di scoprirlo. Un bellissimo post su LLC mi ha fatto decidere da quale libro partire e ho trovato un autore diverso da quello che ricordavo, forse anche perché l'argomento è molto diverso, come se l'altro fosse un documentario e questo invece un film, con inquadrature di interni romani e degli scorci di Capri, ma soprattutto un viaggio attraverso i pensieri del protagonista.

mercoledì 22 dicembre 2021

Non si può morire la notte di Natale - Enrico Ruggeri

«Mi vedo dall'alto. La testa riversa sul tavolo, la guancia sinistra appoggiata sulla tovaglia, come da bambino quando mi addormentavo in cucina e mia madre mi svestiva e mi metteva a letto, quasi incosciente. Però non sto dormendo. La mia tempia destra è sfondata da una pallottola, dalla bocca mi esce del sangue e ho una rivoltella in mano. Vorrei urlare e non ci riesco.»

Tutto fa pensare che Giorgio Sala la notte di Natale abbia tentato il suicidio senza riuscirci. Ma lui sa di non aver avuto nessuna intenzione di suicidarsi, non aveva nessun motivo.
Quella notte era circondato dalle persone più prossime: i genitori, la zia, la ex moglie, i due figli, una coppia di amici. È all'interno di questa cerchia che inizierà a indagare, mentre la sua vita è cambiata per sempre ed è quasi immobile, chiuso in casa, senza nessuna voglia di comunicare con chi lo circonda.
La sua indagine che si basa sui ricordi, sulla ricerca dei particolari che prima aveva trascurato, e porta alla luce i rancori di una famiglia composta da persone che non si conoscono. Tutti avrebbero avuto un motivo per sparare.
Si legge in fretta perché è breve, perché i pensieri del protagonista scorrono veloci e soprattutto perché si ha fretta di sapere.

martedì 21 dicembre 2021

La versione di Barney - Mordecai Richler

Per anni è rimasto su uno scaffale di casa mia. Non sempre lo stesso, era presente anche quando ho traslocato. Prima o poi l'avrei letto, ero abbastanza sicura, ma se non fosse stato per la condivisa di LLC forse non l'avrei letto mai. E invece, appena l'ho iniziato, mi sono chiesta come abbia potuto ignorare per così tanto tempo un libro così bello.

È il racconto scombinato della vita di un ubriacone, un uomo bugiardo, forse un assassino, che manifesta già i segni dell' Alzheimer. Eppure è bellissimo e il protagonista, Barney, è simpatico proprio per la sua scorrettezza, per la sua capacità di pensare e di dire la cosa sbagliata senza averne paura. Il romanzo è diviso in tre parti, ognuna delle quali dedicata a una delle tre mogli, che hanno scandito e segnato le diverse epoche della sua vita. Ma ogni tanto le epoche si mescolano per le continue digressioni, per i fili del discorso che si perdono e si incrociano. Perché in fondo Barney ha sposato la seconda moglie per fare un dispetto alla prima e durante il ricevimento ha conosciuto la terza.

E poi c'è Heine, che ogni tanto compare, tra una pagina e l'altra, ed è l'Heine più caustico e ironico, che, in punto di morte, sogghigna: 'Dio mi perdonerà. È il suo mestiere.'"



venerdì 10 dicembre 2021

L'eredità di Eszter - Sandor Marai

Da vent'anni Eszter vive tranquilla, con una lontana parente, il fratello, dei buoni amici. Una vita piatta, in cui ogni giorno è uguale al precedente, ma Eszter ha sempre saputo che un giorno Lajos sarebbe ricomparso, per prenderle quello che le è rimasto, oerché Lajos è un bugiardo, un imbroglione e un fallito. E poi perché «gli amori infelici non finiscono mai.»

Non so da quanto tempo avessi dimenticato questo libro su uno scaffale, da anni non leggevo un romanzo di Marai e avevo nostalgia delle sue atmosfere ombrose, dei suoi personaggi legati a un passato sempre imperfetto, delle sue parole di pietra.

"L'eredità di Eszter" è breve e si legge velocemente perché il ritmo è serrato. Eppure per me resta su un tono più basso rispetto a "La donna giusta", "Le braci", ma anche "Divorzio a Buda".


mercoledì 8 dicembre 2021

Ebdòmero - Giorgio de Chirico


Avevo detto che questo sarebbe stato l'anno di Savinio e infatti è lo scrittore di cui ho letto (e comprato) di più. Poi mi sono trovata tra le mani questo libro del fratello più famoso, scritto quando già i surrealisti parlavano di lui come di un cadavere. 

Un libro che inizia con quindici puntini, che finisce con tre, scritto contemporaneamente in italiano e in francese. Un libro breve, eppure monumentale, fatto di immagini e di dipinti, nonostante sia completamente scritto, senza figure. Eppure sono immagini vive di piazze, di uomini, di isole, che si compongono, si spezzano e si ricompongono diverse. Un viaggio attraverso il tempo e il mondo, ma che dà l'impressione di essere sempre nello stesso luogo, alla ricerca della Stimmung, l'atmosfera, costruita e spezzata, ripensata.

Nell'introduzione Fabio Benzi lo accomuna ai labirinti di Borges, ipotizzando un'influenza di de Chirico sullo scrittore e solo ora mi rendo conto che quei labirinti non sono tanto lontani dai giri per la città di Savinio in "Ascolto il tuo cuore, città".

Savinio, il fratello alla cui memoria venne dedicata un'edizione di questo libro, e che disse che in Ebdòmero ogni parola era stata cercata e studiata.

Non so se ho afferrato tutto di questo libro e se l'ho afferrato nel modo giusto, ma sicuramente continuerò a leggerlo.

sabato 4 dicembre 2021

Il rogo della Repubblica - Andrea Molesini



«A tratti un lupo ringhia nel mio sangue. E quando lo fa, uccido. Boris è il mio nome. Vivo d'inganno e di rapina. Scaltro, ricco, temuto, sono nato dall'altra parte del mare, a Candia, da madre bulgara. Mio padre aveva pecore e capre e l'aria mansueta di chi vive del suo, ma la notte svaligiava le case dei mercanti.»


Boris da Candia, che sul polso porta i segni del lupo e nel sangue il suo respiro, è un umanista appassionato di Tacito, ma anche un soldato dell'esercito dell'ombra. Nel 1480, quando a Venezia è appena finita la peste, la storia di Boris si incrocia con un fatto realmente avvenuto, la condanna a morte di tre uomini ebrei, accusati dell'uccisione di un bambino scomparso. Mentre sullo sfondo si consumano le impiccagioni e le lotte tra gli amanuensi e i tipografi, il frate francescano Bernardino da Feltre solleva l'odio del popolo contro gli ebrei, per sostituire i loro banchi dei pegni con quelli del Monte di Pietà.

Durante le sue indagini nelle notti veneziane, tra bordelli e carceri, Boris inizia a vedere qualcosa che ha sempre evitato di guardare.


«... ho avuto l'impudenza di credermi un soldato che agisce per il bene comune, ma chi sa mai qual è questo bene in nome del quale si commettono crimini che poi ci si vergogna a menzionare.»

giovedì 25 novembre 2021

Morte di un piccolo borghese - Franz Werfel

"Ascolta! Io intendo un'altra cosa. Guarda come muoiono i veri proletari. È davvero commovente. Non hanno nessuna paura e nessuna pretesa. È un fatto compiuto. Sono risolti, soddisfatti, tranquilli. Tutti i proletari muoiono nello stesso modo. Solo i borghesi muoiono in modo differente. Anche i piccoli. Ogni borghese ha il suo proprio modo di non voler morire. È perché teme di perdere qualcos'altro con la vita. Un conto in banca, uno squallido libretto di risparmio, un nome rispettabile o un divano traballante. Soprattutto: un borghese è qualcuno che possiede un segreto... "



Carlo Fiala è il personaggio con cui Paolo Di Paolo apre il suo libro "Svegliarsi negli anni Venti", il simbolo di un'epoca che muore e che resta aggrappata ostinatamente alla vita per riuscire a trasmettere la sua eredità.

È però anche il simbolo di una città decadente, una città dalla quale il passato si sta allontanando e il futuro non si intravede ancora.

Un racconto che mi mancava di un autore che secondo Marcel Reich Ranicki era tra i più grandi grazie ai contrasti e alle contraddizioni che lo animavano.


giovedì 18 novembre 2021

Svegliarsi negli anni Venti - Paolo Di Paolo


Mesi fa, in libreria, ho iniziato a sfogliare questo libro e non sono più riuscita ad abbandonarlo. A casa l'ho sistemato su uno scaffale e forse lì sarebbe rimasto se non fosse stato per il commento dell'autore alle parole di Ken Follett su Proust. Allora mi è ritornato in mente.

Partendo dalle domande che tutti noi ci scambiamo ogni giorno (Che ore fai? Dove sei? Cosa desideri? Con chi ce l'hai? Che cosa sai? Che cosa provi? Ti fa paura il futuro? Ti senti bene?), ascoltando le diverse risposte di Siri e Alexa, Paolo Di Paolo costruisce un «corridoio spazio-temporale, uno spericolato tunnel da epoca a epoca: da percorrere, più che alla ricerca di coincidenze, di ricorsi, di presagi, all'inseguimento di una verità comunque inafferrabile.»

È una passeggiata attraverso il tempo, un'entità inventata dagli uomini, composta da ore e da giorni che sono gli stessi ma che hanno significati diversi per ognuno, e la cui importanza sarà conosciuta solo dopo, quando saranno passati.

È una storia che inizia a Vienna, con Carlo Fiala che sta morendo nel racconto "La morte di un piccolo borghese" di Franz Werfel e con lui muore un'epoca. «Fatto è che, come ballò fino a tardi per salutare il 1920, così l'umanità ha ballato per accogliere il 2020.»

E così si ritrovano nello stesso capitolo Houellebecq («la capacità di anticipare e chiarire i movimenti emotivi di quest'epoca lo rende, nella sua assoluta indisponibilità a consolare, essenziale») e la signora Dalloway, che si è appena ripresa dalla spagnola. Ma anche Hemingway e Fitzgerald e l'uomo di Monaco che, dopo una serata con la collega arrivata dalla Cina, avverte i sintomi dell'influenza. C'è Kafka, che osserva un insetto capovolto, e scrive a Milena. E c'è quel Niels Bohr, padre della meccanica quantistica, che discute con Einstein e che fonda la sua scuola in quella stessa Copenhagen dove oggi si scia sopra a un termovalorizzatore. E ci sono i ragazzi dei Fridays for future, che fumano e si fanno selfie, in qualche modo simili agli autoscatti della fotografa Claude Cahun. E c'è Mickey Mouse, che ha attraversato il tempo, sopravvivendo al suo creatore e cambiando nelle varie epoche. Un viaggio nel tempo, avanti e indietro per un secolo, scombinando le carte, per ricordare che il tempo in fondo è solo un'invenzione umana.

domenica 14 novembre 2021

L'età difficile - Mario Grasso

Di Mario Grasso leggo sempre i ritratti degli autori, che propone su LLC, ma non sapevo che fosse un autore anche lui.

"L'eta difficile" è un romanzo delicato perché l'argomento non è facile da trattare. Lenuccia è una ragazzina affamata d'amore e di affetto, quelli che, per motivi diversi, non sono stati in grado di darle i genitori. È una ragazzina fragile, che deve lasciare presto il posto a una donna all'apparenza cinica, la quale però resta sempre ostaggio della bambina con la paura di non essere amata abbastanza e di essere abbandonata. E dovrà fare i conti con quella bambina fino alla fine, quando il romanzo si trasforma in un giallo, con un colpo di scena che cambia la prospettiva e riporta ogni cosa al suo posto.

Una scrittura pulita, che riesce ad appassionare il lettore, senza cedimenti Mario Grasso leggo sempre i ritratti degli autori, che propone su LLC, ma non sapevo che fosse un autore anche lui.

"L'eta difficile" è un romanzo delicato perché l'argomento non è facile da trattare. Lenuccia è una ragazzina affamata d'amore e di affetto, quelli che, per motivi diversi, non sono stati in grado di darle i genitori. È una ragazzina fragile, che deve lasciare presto il posto a una donna all'apparenza cinica, la quale però resta sempre ostaggio della bambina con la paura di non essere amata abbastanza e di essere abbandonata. E dovrà fare i conti con quella bambina fino alla fine, quando il romanzo si trasforma in un giallo, con un colpo di scena che cambia la prospettiva e riporta ogni cosa al suo posto.

Una scrittura pulita, che riesce ad appassionare il lettore, senza cedimenti. 



giovedì 11 novembre 2021

Le cose umane -Karine Tuil

Una domenica mattina, mentre facevo colazione, ho letto su Io donna la recensione di questo libro, da cui è stato tratto un film presentato a Venezia fuori concorso. Un minuto dopo lo stavo acquistando e non ho sbagliato: è uno di quei romanzi che analizzano i lati oscuri del nostro tempo, quelle "zone grigie" in cui gli stessi eventi vengono vissuti in modo diverso, perché le prospettive sono diverse e diversi sono i punti di partenza, la cultura, l'esperienza, il sesso.




«La deflagrazione estrema, la combustione definitiva, era il sesso, nient'altro - fine della mistificazione...»

Claire e Jean sono un punto di riferimento culturale, lei è una filosofa e saggista impegnata nel campo femminista, lui è un giornalista politico che da anni monopolizza le reti televisive e radiofoniche. Dietro la facciata, il loro matrimonio è finito da tempo e, a parte gli interessi lavorativi, restano legati da Alexandre, il figlio iperprotetto, su cui si sono concentrate le aspettative e le ambizioni dei genitori. Nel momento in cui una ragazza accusa Alexandre di averla violentata, la facciata che Jean e Claire hanno creato crolla, ma crollano anche le loro vite vere, quelle che per anni hanno vissuto all'ombra del loro successo pubblico, all'ombra di una famiglia che forse felice non lo è stata mai.

«Aveva scoperto la distorsione tra i discorsi impegnati, umanisti, e le realtà dell'esistenza, l'applicazione impossibile delle idee più nobili quando gli interessi personali in gioco annebbiano la vista e travolgono tutto quello che costituiva la nostra vita.»

È un romanzo complesso, nonostante la trama semplice; la Tuil dà voce a tutti i personaggi, lasciando emergere le diverse sfaccettature della stessa storia, ma anche le falle giudiziarie, gli ostacoli a un processo equo, quando le sentenze sono state già pronunciate sui social network.

giovedì 4 novembre 2021

Tre libri


Ho letto questi tre libri a poca distanza d poco tempo uno dall'altro e mi sono sembrati in qualche modo legati tra loro.

Il libro della Meloni non è un libro politico, la politica ci entra solo di lato e per i riflessi personali. Si tratta di un'autobiografia, che ho letto più velocemente e divertendomi di più nella prima parte, quella dell'adolescenza e dell'infanzia, in cui sono in primo piano i rapporti con la sorella, i genitori e i nonni. Mi sono invece annoiata un po' nell'ultima parte, il racconto di una madre che lavora, tra impegni e sensi di colpa, che sicuramente sono sinceri ma che abbiamo ascoltato ormai troppe volte.

Quello che non annoia è il libro di Renzi, che si legge con la voglia di scoprire come finirà, nonostante lo si sappia benissimo. "Ma è un giallo?" mi ha chiesto un amico a cui ne parlavo mentre lo leggevo. No, non è un giallo, è il racconto di avvenimenti che tutti abbiamo vissuto, anche se da angolazioni diverse, e ogni tanto viene voglia di far presente all'autore che il governo Conte 2, di cui si lamenta, è stato opera sua. L'ultimo capitolo di questo libro però è bellissimo e terribilmente vero, è un discorso sulla cultura, sul modo in cui l'abbiamo messa da parte, sul bisogno che ne abbiamo. Condivido ogni parola di questo capitolo e credo che da solo possa valere tutto il libro.

È questo discorso sulla cultura che fa pensare a Cavour e che lascia aperta la domanda su cosa sia successo dopo, come siano stati possibili i momenti bui e quelli vuoti per i quali siamo passati e per i quali stiamo ancora passando.

Attraverso le lettere, i frammenti dei diari, gli scritti e i discorsi parlamentari, Adriano Viarengo riporta alla luce l'Autoritratto di un uomo moderno, in anticipo sui tempi e sui suoi contemporanei, deciso a incidere il proprio nome nella storia, destinato a essere molto solo, in un paese che non lo amava ma che era consapevole di non poterne fare a meno. Un uomo libero («Sono figlio della libertà, è a lei che devo tutto quello che sono.»), che poteva permettersi di guardare con ironia le manie e le superstizioni del mondo che lo circondava, senza curarsi che fossero le manie e le superstizioni di principi, re o imperatori. Un uomo che nel 1860 scriveva: «Non pretendo la riconoscenza del Re, ma ho diritto ad essere trattato con i riguardi che mi sono dovuti, se non come ministro, certamente come uomo».


sabato 9 ottobre 2021

Se questo è un uomo - Primo Levi

 Questo libro non avevo voglia di leggerlo e l'ho evitato per tutta la vita, girandogli intorno ma da lontano. Poi è stato scelto per la lettura condivisa di LLC e allora ho pensato che fosse venuto il momento.

È un libro terribile, lucido e perfino ricco di ironia, ma è anche un libro molto bello e, cosa che non avrei mai pensato, un libro che si legge volentieri. Racconta l'orrore ma in modo sobrio, composto, senza vittimismo. Racconta la disumanizzazione e forse questo è il lato più tragico: la totale mancanza di solidarietà (tranne rarissime eccezioni) tra i prigionieri del campo, un luogo in cui «ognuno è disperatamente ferocemente solo». Nessuno aiuta gli altri perché solo chi è più forte può mantenere qualche contatto con i capi e avere una speranza di sopravvivere. 

«Soccombere è la cosa più semplice: basta eseguire tutti gli ordini che si ricevono, non mangiare che la razione, attenersi alla disciplina del lavoro e del campo.»

Mentre leggevo, pensavo che, anche senza Auschwitz, Primo Levi sarebbe diventato un grande scrittore e mi piaceva pensare a quello che avrebbe scritto se avesse avuto una vita diversa. Nell'appendice invece scrive: «se non avessi vissuto la stagione di Auschwitz, probabilmente non avrei mai scritto nulla. Non avrei avuto motivo, incentivo, per scrivere: ero stato uno studente mediocre in italiano e scadente in storia, mi interessavano di più la fisica e la chimica, ed avevo poi scelto un mestiere, quello del chimico, che non aveva niente in comune con la parola scritta. È stata l'esperienza del Lager a costringermi a scrivere: non ho avuto da combattere con la pigrizia, i problemi di stile mi sembravano ridicoli, ho trovato miracolosamente il tempo di scrivere pur senza mai sottrarre neppure un'ora al mio mestiere quotidiano: mi pareva, questo libro, di averlo già in testa tutto pronto, di doverlo solo lasciar uscire e scendere sulla carta.»

La sua è una testimonianza forte proprio perché non è abbellita ma nemmeno resa grottesca dalla voglia di stupire. E proprio questo stupisce: la banalità e la facilità con cui l'umanità è scivolata nell'abisso. È nelle primissime pagine che questa semplicità appare subito agghiacciante, quando si scopre che qualcuno si era consegnato spontaneamente, spinto dalla disperazione e dalla mancanza di mezzi, oppure «per mettersi in ordine con la legge».



martedì 28 settembre 2021

La casa di Roma - Pierluigi Battista


Marco, sceneggiatore, decide di scrivere il libro che aveva in testa da tempo: la storia della sua famiglia. E per farlo ha bisogno dell'aiuto di sua madre, dello zio, dei cugini: inizia così uno scambio di email in cui emergono i vecchi rancori, i segreti mai dimenticati, le storie raccontate e ascoltate più volte e che non riescono mai a combaciare. Ne esce un romanzo corale fatto di "velleità frustrate", di un "tempo storto", di un passato che non si può rimettere a posto.

Mi è piaciuto tantissimo questo romanzo, che alla sera non vedevo l'ora di leggere, che qualche ora di sonno me l'ha rubata, ma ne è valsa la pena.

giovedì 23 settembre 2021

La mano - Georges Simenon

Non sono una fan di Simenon, da tempo avevo smesso di leggerlo, ma quest'estate una recensione di Montefoschi mi ha fatto venire una grandissima voglia di scoprire questo libro.

Inizia con una tormenta di neve e un uomo, Donald Dodd, che fuma nel fienile. Dovrebbe essere fuori a cercare Ray, il suo migliore amico, quello con cui ha condiviso gli anni della giovinezza, invece resta lì, nel fienile, a fumare una sigaretta dopo l'altra. È "una sorta di risveglio", il momento in cui la vita gli si svela sotto una luce diversa.

Donald Dodd è un buon marito, un buon padre, un buon avvocato, in una città della provincia americana. Sua moglie Isabel non è mai stata bella, ma è una moglie devota, affidabile, una buona madre. La vita di Donald Dodd è quella che lui stesso ha scelto. 

«L'idea di sposare Mona, per esempio, non mi sarebbe mai venuta in mente se l'avessi conosciuta all'epoca. Nemmeno quella di entrare in una società pubblicitaria di Madison Avenue.»

Quel momento nel fienile è il momento in cui un uomo si rende conto di aver scelto la vita sbagliata. È un punto di non ritorno, il momento in cui "ha inizio il male" e dopo niente può più tornare come prima. È la storia di una porta che scricchiola, di una crepa che si apre, di un risentimento che si accende e cresce, sotto gli occhi di Isabel, che tutto vede e osserva, ma anche della provincia americana, a cui non sfugge chi si allontana dall'essere un "uomo onesto".

È un romanzo intenso, percorso da una forte tensione che porta a un finale inevitabile quanto sconvolgente.


domenica 12 settembre 2021

Le sorelle di Mozart - Beatrice Venezi


Sedici storie, sedici brevi racconti, che percorrono la storia della musica al femminile, partendo da Ildegatda, la badessa di Bingen, che con la sua musica, diretta verso l'alto, volava oltre i limiti imposti dal canto gregoriano, come nella vita andò oltre le regole e le convenzioni del suo tempo.

Sono storie di donne che spesso hanno vissuto all'ombra degli uomini della loro famiglia e che hanno dovuto mettere da parte la musica o dedicarvicisi in privato, come Nannerl Mozart e Fanny Mendelssohn. Ma sono anche storie di donne che ne hanno fatto una professione e che sono riuscite a mantenersi, come accadde nel Cinquecento, in Italia, a Maddalena Casulana, Barbara Strozzi e Francesca Caccini. Ma a anche a Louise Farrenc, che per prima riuscì a ottenere di essere pagata come i suoi colleghi uomini e a essere sempre accanto, e mai dietro, a suo marito. Come Clara Schumann e Jacqueline du Pré. Storie di donne che ce la fecero nonostante gli uomini, ma a volte anche insieme agli uomini, come Martha Argerich, che condivise il palco con tantissimi colleghi, superando la paura del pubblico. Sono però tutte storie difficili, storie tragiche, come quella di Maria Callas. Storie in cui la musica e la vita si fondono, si mischiano, come nelle opere di Björk.

La scrittura della Venezi è limpida, chiara, ma appassionata nell'accompagnare il racconto di queste vite, che ruotano intorno a una sola passione. E per chi, come me, non ha grandi conoscenze musicali o di storia della musica,  sono particolarmente interessanti i suggerimenti di ascolto nell'ultima parte, utili per riuscire a distinguere i diversi modi di vivere la musica e di rompere le tradizioni precedenti, per reinventarle.

venerdì 10 settembre 2021

The (other) you - Joyce Carol Oates


Questi racconti di Joyce Carol Oates sono slegati tra loro, ma si percepiscono come un unico romanzo perché ruotano tutti intorno alle diverse opportunità della vita, ai bivi e alle sliding doors, e mettono a confronto i personaggi con "l'altro loro", quello che sarebbero stati, quello che sarebbero diventati, o che sono diventati. Sono racconti fantastici e reali nello stesso tempo, con atmosfere sfumate, in cui nulla è quello che sembra, nemmeno noi, nemmeno il nostro mondo reale, fino ad arrivare alla difficoltà di accettare la propria morte.

sabato 4 settembre 2021

Un amore - Dino Buzzati

Forse, se non ci fosse stata la lettura condivisa di LLC, non avrei nemmeno letto questo libro.

Di Buzzati finora avevo letto qualche racconto e Dorigo, il protagonista, sembra uno dei personaggi dei suoi racconti, un uomo che ha successo nel lavoro ma che ha difficoltà nella vita privata, come ha difficoltà ad accettare la sua faccia. Un uomo che vorrebbe essere diverso da com'è, ma nello stesso tempo vuole mantenere suo posto nel suo mondo.

C'è un grande contrasto tra la vita reale di Dorigo, la vita banale di un uomo qualunque, e la sua vita nascosta, quella che lo porta a frequentare la casa della signora Ermelina, lo squallore delle ragazze che frequentano quella casa per mantenersi o per arrotondare il loro stipendio.

Per me è stato impossibile non pensare a Lolita, anche se l'atmosfera e i personaggi sono molto diversi. La parte più bella del romanzo sono i monologhi interiori del protagonista, il flusso dei suoi pensieri, eppure sono proprio questi pensieri a renderlo odioso.

Si svolge a Milano, eppure non ho trovato la mia città come in "Ascolto il tuo cuore, città" di Savinio. Ho trovato una città diversa e trasfigurata, una città che è il prolungamento dei pensieri del protagonista, il luogo in cui si consumano le vicende meschine di esseri miserabili, che cercano in qualche modo di sopravvivere.


venerdì 27 agosto 2021

Morte dell'inquisitore - Leonardo Sciascia


Un breve saggio, con molte note che lo completano, e la scrittura lineare e diretta di Sciascia.

«Dirò subito che questo breve saggio o racconto, su un avvenimento o un personaggio quasi dimenticati della storia siciliana, è la cosa che più mi è cara tra quelle che ho scritto e l'unica che rileggo e su cui ancora mi arrovello.»

Una storia che, nonostante la vastità delle ricerche e dei documenti consultati, continua ad avere lati oscuri e a portarsi dietro l'irritazione e la diffidenza di chi, nonostante il tempo, non vuole fare luce, non vuole svelare tutti i misteri.

«Così succede appena si dà di tocco all'Inquisizione: molti galantuomini si sentono chiamare per nome, cognome e numero di tessera del partito cui sono iscritti.»

Motivo in più per amare questo libro.

mercoledì 25 agosto 2021

Contro l'impegno - Walter Siti

«La letteratura occidentale comincia (libro primo dell'Iliade) con due maschi che litigano per decidere a chi tocca possedere una schiava; il romanzo moderno comincia (Robinson Crusoe) con un uomo bianco che libera un uomo nero e immediatamente pensa di tenerlo con sé come "suddito", imponendogli un nome che non è il suo e convertendolo alla propria religione.»


"Riflessioni sul Bene in letteratura" è il sottotitolo di un libro colto, che attraversa la letteratura con il taglio del critico, ma anche con lo sguardo malinconico del lettore appassionato («Forse semplicemente sono obsoleto con la mia fiducia nella letteratura solo scritta.»), di chi non si rassegna a una letteratura ridotta a messaggio, o addirittura medicina, se non lezione di vita. Letteratura in cui la forma può (anzi, deve) essere sacrificata in nome di un messaggio universale, una sorta di missione che rischia di fagocitarla.

Passando per Saviano, la Murgia, la Perrin, Carofiglio, Siti individua la direzione verso cui si muove una letteratura impegnata a soddisfare un lettore che possiede già determinate certezze e convinzioni, la stessa direzione verso cui si muove anche la televisione generalista, con le ipocrisie, le provocazioni e i finti scandali, in un clima su cui influiscono sicuramente anche i social network. Una letteratura che cerca la vittima per caricarla di significati retorici e contrapporla teatralmente al carnefice, in un rapporto dialettico che funziona sempre e che ha un effetto sicuro.

Non mancano però riferimenti al sarcasmo di Bret Easton Ellis e di Houellebecq: «Non sarà, suggerisce il romanzo con un sussurro inquietante, che noi di libertà ne desideriamo un po' meno?»

Non è un unico saggio ma una raccolta di scritti, alcuni inediti, altri già pubblicati singolarmente, eppure mantiene un'unità, che deriva da un filo conduttore coerente e che, analizzando la letteratura contemporanea, arriva a parlare dei lettori e della società all'interno della quale viene plasmata.


venerdì 20 agosto 2021

Il libro di sabbia - Jorge Luis Borges


Pubblicato nel 1975, "Il libro di sabbia" contiene gli ultimi racconti di Borges. Sono racconti costruiti su giochi di specchi, di doppi, di ricordi persi, ritrovati, ripensati, ricchi di suggestioni letterarie, in cui si intrecciano diversi piani temporali e quello che sembra diventa subito qualcos'altro.

Mi sono piaciuti tutti questi racconti, soprattutto "L'altro", quello che apre la raccolta, e che in qualche modo è lo specchio di "Venticinque agosto 1983". Ma è bellissimo anche "Il Parlamento", che forse è quello più importante.

Ho preferito questo libro persino a "L'Aleph", forse perché sono entrata subito nello spirito dell'autore e nel suo modo di raccontare, nelle sue atmosfere rarefatte. Ci sarebbe moltissimo da dire su questi racconti, mi resta solo il rimpianto di non poterli leggere in lingua originale. Borges, come Marías, è uno di quegli autori che mi fanno venire voglia di imparare lo spagnolo.

giovedì 19 agosto 2021

La breve passeggiata - Alberto Vigevani


Il "generale" è un vecchio baule verde militare, imponente e ingombrante, nel quale il narratore si imbatte, dopo averlo a lungo dimenticato, ritrovando con lui una serie di ricordi, a partire da quel viaggio in America, che poi non ha mai fatto, per sfuggire alle leggi razziali. E poi un viaggio di nozze, che doveva essere un po' un addio al paese in cui lui e la moglie erano nati e cresciuti, ma che all'improvviso li respingeva.

Soprattutto però il baule ricorda Jole e Giorgetto, i due zii che quel baule l'avevano scelto e regalato alla coppia di sposi. La storia di Jole e Giorgetto è la storia tragica di chi non ha voluto credere, di chi si sentiva al sicuro nella propria casa borghese, nel proprio paese. È una storia di ingenuità e di fiducia tradita, ma anche di un amore che pone fine a una breve passeggiata, verso una possibile salvezza.

Ci sono tante storie come quella di Jole e Giorgetto, ma la loro si consuma tra strade che conosco, tra piazzali che ho attraversato, di fronte a una casa nella quale ho vissuto. La storia di Jole e Giorgetto fa sentire quanto è vicino l'orrore dal quale sono stati travolti.

mercoledì 18 agosto 2021

Racconto d'autunno - Tommaso Landolfi


Da tempo volevo leggere qualcosa di Landolfi ma non credo che avrei iniziato con questo libro, se non fosse stato per una discussione appassionata (e appassionante) tra due amici.

Scritto nel 1947, è un racconto che nasce dalla guerra, ma si allontana nelle atmosfere gotiche di una vecchia casa, in cui si sente fortissima l'influenza di Edgar Allan Poe.

Il mistero che costituisce la trama è in realtà ben poca cosa, quello che dà valore alle poche pagine è per me la prosa di Landolfi che, pur arcaica, difficoltosa, avvolta su se stessa, si adatta perfettamente alla vicenda e contribuisce a crearla, a velare le scene che racconta, invece di svelarle.

domenica 15 agosto 2021

Il matrimonio di di mio fratello - Enrico Brizzi


Di Enrico Brizzi avevo letto "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", il suo primo romanzo, appena era uscito, una vita fa. Mi era piaciuto, ma, per qualche oscuro motivo, non avevo letto più niente di suo.

Quando in libreria ho incrociato "Il matrimonio di mio fratello", l'ho sfogliato, ho letto la trama e ho impiegato qualche tempo prima di comprarlo.
È un romanzo che a tratti fa ridere e a tratti malinconia, un libro da ombrellone, l'ideale per una vacanza, perché la storia è avvincente e non si ha voglia di staccarsi.
Le 528 pagine di questo romanzo scorrono veloci, attraversano la storia del nostro paese e i ricordi di Teo che, mentre sta rientrando da un viaggio di lavoro, con la macchina aziendale e il progetto di una serata in un locale, in cui ogni weekend trova una ragazza diversa, deve invece cambiare programma e andare a cercare suo fratello, scomparso con i due figli, tra le montagne del luogo in cui ha scelto di abitare.
È sempre stato così, Teo è il figlio che non ha mai dato problemi, quello che si è sempre adattato, quello nato per essere un testimone, mentre suo fratello era l'eroe. «Grazie alla sua presenza, invece, era tutto facile: mi bastava seguire con la coda dell'occhio le sue reazioni, e diventavano le mie»
Poi gli anni passano, il contrasto tra le loro vite è sempre più evidente, le parti si invertono nel corso del tempo. «Quando se n'era andato di casa, a vent'anni appena compiuti, l'avevo considerata una liberazione.»
Eppure resta un legame forte e insostituibile, fatto di rabbia, incomprensioni e affetto, il legame che spinge Teo a premere l'acceleratore e dirigersi verso quelle montagne, in cui non è mai stato a suo agio. «Era da lui, che andavo. Dallo stesso bambino con i capelli ricci e gli occhi verdi che mi teneva sveglio da piccolo con le sue storie avventurose. Dall'adolescente che, per tanti anni, mi era sembrato un modello da seguire. Dal ragazzo che aveva fatto ammattire i nostri genitori col suo rifiuto ostinato di scendere a compromessi, e si era opposto in ogni modo ai loro inviti affinché prendesse una strada ragionevole.»

martedì 10 agosto 2021

Sorte dell'Europa - Alberto Savinio

Una breve raccolta di articoli pubblicati da Savinio tra il 25 luglio 1943 («ossia quando in Italia si ricominciò a poter scrivere anche di cose politiche») e la fine del 1944, in cui prevalgono la gioia per la fine del fascismo e la speranza per il futuro. Una speranza che si affida a un'unità europea, ad oggi non ancora realizzata e forse impossibile da realizzare nei termini auspicati da Savinio.

Al di là di alcune ingenuità che emergono in una lettura "con il senno di poi", ma che la rendono più divertente, ci sono considerazioni interessanti sia sull'Europa che sull'Italia e gli italiani. Considerazioni sulla necessità di sviluppare l'intelligenza, lo spirito critico, liberarsi dalla retorica. «Più che nei popoli che obbediscono come un sol uomo alla parola del capo dello stato, io ho fiducia nei popoli in cui ciascun individuo costituisce per conto proprio uno stato...»

Un libro che in alcuni punti sembra parlare dell'Italia di oggi e che per questo è molto attuale. 


domenica 1 agosto 2021

Almansor - Heinrich Heine


Ho esitato a lungo dovendo scegliere il mio autore preferito per la challenge di LLC. All'inizio avrei scelto Roth, poi ho pensato a Houellebecq. E c'era sempre Cechov. Ma anche la Woolf.

È difficile scegliere uno scrittore tra tutti, eppure ogni volta che sceglievo un libro, era come se qualcuno urlasse che stavo sbagliando.

Il mio scrittore preferito è Heinrich Heine e lo è da molto tempo, dalla sera d'autunno in cui fece il suo ingresso nella mia camera. Da allora non ho mai smesso di leggere i suoi libri, al punto che li conosco quasi a memoria. Negli anni Ottanta era difficile trovarli, entravo nelle librerie con liste lunghissime, che facevano scuotere la testa ai librai. Nelle librerie tedesche non andava molto meglio e qualche anno fa, a Vienna, in una libreria del centro, ritrovai la stessa perplessità negli occhi di due ragazzi dall'aria annoiata. Quando però alle Messaggerie Musicali mi capitò tra le mani, quasi per caso, "Notti fiorentine", fu una gioia incredibile. Per anni ogni suo libro è stato una conquista, poi con internet le cose sono cambiate. 

Non è un autore contemporaneo eppure, ogni volta che lo rileggo, mi stupisco di quanto sia attuale. Una delle frasi più citate è sua:


 «Questo era solo il prologo, là, dove si bruciano i libri, si finirà col bruciare gli uomini.»


Ma in pochi, tra quelli che la citano, conoscono Heine e l'Almansor, la tragedia da cui è tratta, una storia di religioni incrociate, di persecuzioni, di identità mascherate. L'ombra di Heine si stende su gran parte della letteratura moderna, dopo essersi riflessa su Marx («Sia benvenuta una religione che versa nell'amaro calice della specie umana sofferente alcune gocce dolci e soporifere di oppio spirituale, alcune gocce di amore, speranza e fede.») e Nietzsche («Sentite il suono della campanella? Inginocchiatevi... portano i sacramenti a un dio morente»).

Un secolo dopo i libri di Heine furono bruciati nei roghi nazisti, per molti anni le sue poesie più note furono riportate come testi anonimi anche in seguito alla fine del nazismo Adorno parlò della "Ferita Heine", Marcel Reich Ranicki scrisse che questa ferita continua a sanguinare. Eppure in qualche modo i suoi testi continuano ad apparire, nei momenti più impensati, nei luoghi più improbabili, e allora mi capita di stupirmi nel ritrovarmeli davanti, come quel pomeriggio alle Messaggerie Musicali.

sabato 3 luglio 2021

Agnes - Peter Stamm

Agnes è il primo romanzo di Peter Stamm, autore svizzero che ho scoperto pochi mesi fa con "La dolce indifferenza del mondo" e che per certi versi mi fa pensare a un altro scrittore svizzero, Max Frisch.

La storia è semplice: un uomo e una donna si incontrano, si conoscono, vanno a vivere insieme. Poi succede qualcosa, perché altrimenti la storia non sarebbe interessante. O forse perché è inevitabile che la vita entri in gioco e scompigli le carte, ricostruendo e cambiando anche il racconto che il protagonista sta scrivendo, il racconto che Agnes gli ha chiesto di scrivere e che parla di lei.

«Agnes è morta. L'ha uccisa un racconto.»

La fine è nota dall'incipit, eppure non si riesce a smettere di seguire il protagonista nel suo flusso di pensieri, nelle immagini che si sovrappongono, descritte con tratti brevi e precisi, essenziali.

«La felicità la si dipinge con dei punti, l'infelicità con delle righe... Tu devi, se vuoi descrivere la nostra felicità, fare tanti piccoli punti... E che era felicità, lo si vedrà solo a distanza.»


mercoledì 23 giugno 2021

LEONARDO il genio dell'imperfezione - Vittorio Sgarbi


Dopo il libro di Marina Migliavacca su Leonardo è stato interessante leggere quello di Sgarbi, che ribalta la prospettiva. Mentre la Migliavacca infatti parte dall'uomo per raccontare le opere, Sgarbi parte dalle opere per raccontare e comprendere l'uomo. Il suo è un libro ricco di foto e di particolari che vengono analizzati, insieme ai dubbi e alle diverse attribuzioni. Essendo un libro di immagini, lo si legge velocemente, ho però apprezzato soprattutto la ricerca della rielaborazione di Leonardo delle opere di artisti che sono venuti prima e delle tracce di Leonardo nelle opere degli artisti che sono venuti dopo, fino ai contemporanei, in un gioco di rimandi che riporta all'immortalità dell'arte.

venerdì 18 giugno 2021

LEONARDO il genio che inventò Milano - Marina Migliavacca

«A Milano Leonardo è diventato Leonardo. Milano l'ha vissuta, l'ha studiata, l'ha progettata, l'ha sognata, perché Milano ha saputo lasciarsi vivere, studiare, progettare, sognare.»



In questo libro c'è tutto il rapporto tra Milano e Leonardo, partendo dal giorno in cui arrivò alla corte di Ludovico il Moro con un curriculum vitae finalizzato ad attirarne l'attenzione, e racconta i lunghi anni in cui lavorò per lui e riuscì a trovare l'intesa che gli era mancata a Firenze con Lorenzo il Magnifico.

Sono gli anni più importanti della sua vita, quelli in cui dipinse (e lasciò incompiute) parecchie opere, ma si dedicò anche agli studi sulle vie d'acqua, ai progetti architettonici e di ristrutturazione, cercando di utilizzare lo spazio in verticale. Ne esce il ritratto di un genio che sperimenta, in una città in continuo cambiamento, animata dalla voglia di andare oltre di Ludovico il Moro.

Il primo periodo di Leonardo a Milano finisce con l'arrivo dei francesi, che però impareranno a conoscerlo attraverso le sue opere e lo richiameranno, dopo un breve periodo a Firenze. È in Francia che Leonardo trascorre i suoi ultimi anni, in quella Amboise in cui l'ho intravisto tanti anni fa, con la lunga barba bianca e un quadretto sotto il braccio, avvolto in uno straccio e raffigurante una donna che sorride.

Lo stile della Migliavacca è scorrevole e simpatico, simile a quello di una guida che parla con un gruppo di turisti che conosce bene. È una lunga camminata per Milano, alla ricerca di segni e immagini di un passato che in qualche modo rivive.

sabato 5 giugno 2021

Il discorso - Fabrice Caro

Quando, qualche mese fa, un'amica ha parlato di questo libro, automaticamente il mio dito è andato sul carrello della Hoepli. La sua descrizione mi ha ricordato infatti una di quelle commedie francesi di cui ogni tanto ho bisogno, per quel loro modo di raccontare la realtà con leggerezza e di illuminare con un sorriso anche i momenti meno facili.

Il romanzo di svolge nell'arco di un pranzo di famiglia in cui il protagonista, Adrien, riceve la richiesta di fare un discorso al matrimonio della sorella. Richiesta che non potrebbe arrivare in un momento peggiore, quando Adrien attende un messaggio da Sonia, la ex fidanzata. E allora il pranzo diventa il luogo in cui si intrecciano i ricordi familiari e i ricordi della storia (finita?) con Sonia. È il luogo in cui si incrociano vecchie e nuove incomprensioni e dove si può scoprire che anche le persone di famiglia, quelle che si conoscono da sempre, riescono a sorprendere per qualche lato nascosto. 

È un romanzo divertente, che però riesce a non essere banale, un libro a cui è facile attaccarsi nei giorni della febbre e della stanchezza post-vaccino.


sabato 22 maggio 2021

Capitano Ulisse - Alberto Savinio


Questo per me sarà l'anno di Savinio perché, adesso che l'ho scoperto, voglio leggere tutto quello che ha scritto e ho già acquistato tutto quello che sono riuscita a trovare.

"Capitano Ulisse" è una rivisitazione del mito, la storia di un uomo incompreso, preceduto dal breve saggio "La verità sull'ultimo viaggio". Quel viaggio insomma che, non appena iniziato, si sa già che sarà il penultimo.

«Ciò che ha enormemente nociuto al buon nome di Ulisse è la qualifica di Eroe che l'anagrafe della Storia ha stupidamente collocato davanti al suo nome. Eroe e Ulisse, queste due antinomie non combaciano se non nei documenti ufficiali, nei testi interpolati da quaranta secoli di incomprensione.»

E questo è quello che Savinio si propone di fare nel suo testo: una "diseroicizzazione" di Ulisse, che, come indicato da Ugo Piscopo, si poneva in controtendenza rispetto alla retorica fascista.

Il testo, scritto nel 1925 per la compagnia di Pirandello, che lo definì "ironia lirica", e completato dai bozzetti del fratello Giorgio De Chirico, doveva andare in scena al Teatro Filodrammatici di Milano ma non fu rappresentato perché la compagnia venne sciolta per problemi finanziari. Altri tentativi andarono a vuoto e l'Ulisse andò in scena solo nel 1938 al Teatro delle Arti di Roma, dove venne accolto con freddezza dal pubblico e dalla critica, che lo videro come un testo superato.

«La sola ragione che mi vieterebbe di collocare "Capitano Ulisse" tra le opere più notabili rivelate dal Teatro delle Arti, è che l'autore di "Capitano Ulisse" sono io. Ma non è ragione sufficiente. Alcuni giornalisti hanno detto che "Capitano Ulisse" è un lavoro "superato", ma senza specificare, come sarebbe stato loro dovere, da che cosa. Attualmente, l'aggettivo "superato" è comodamente usato dai mediocri a difesa della propria mediocrità. Dello stesso "Capitano Ulisse", un commediografo e giornalista di grande valore, Sante Savarino, ha detto che è una delle opere più significative di tutte le epoche e di tutte le letterature. E non mi si domandi perché io condivido il giudizio di Sante Savarino.»

Nonostante questa difesa, forse proprio le vicende dell'Ulisse, che venne rappresentato per la seconda volta solo nel 1979,allontanarono Savinio dagli scritti teatrali.

La cura con cui descrive le scene, di cui anche i bozzetti del fratello fanno parte, e i dettagli con cui indica i costumi che devono essere indossati («Ancelle di Circe: abiti genere Poiret o Palmer, giacché siamo a Milano!») lasciano intendere quanto l'autore tenesse a quest'opera e quanto la considerasse importante.

martedì 11 maggio 2021

Uscita di sicurezza - Ignazio Silone

«Le vicende degli autori hanno meno importanza dei loro libri? Non credo.»



Sono passati più o meno quarant'anni, da quando avevo letto "Il segreto di Luca", che mi era piaciuto moltissimo e di cui ho un ricordo un po' sbiadito, mescolato a quello di una vacanza al mare. "Uscita di sicurezza" non è un romanzo, è una raccolta di saggi autobiografici, un album di ricordi, che affiorano in modo apparentemente slegato, perché il filo che li unisce è sottile e appare solo a tratti: ci sono i ricordi dell'infanzia, del piccolo paese della Marsica, restano invece in ombra, appena accennati, gli avvenimenti che hanno portato alla scomparsa della famiglia dello scrittore, con l'eccezione del fratello minore. La parte centrale è quella che dà il titolo al libro, il racconto di un sogno che si sgretola, che svanisce tra le mani di chi ci ha creduto e ci ha costruito intorno la propria vita. Poi c'è il racconto di quello che resta dopo, quando le illusioni non ci sono più. Emerge però il ritratto di un uomo che è rimasto fedele ai propri ideali e ha continuato a crederci, malgrado tutto. E nonostante sia un libro che racconta molto del passato, riesce a spiegare molto bene anche il nostro presente, restando incredibilmente attuale.

martedì 27 aprile 2021

Il decoro - David Leavitt


Sono arrivata in ritardo a questo libro, dopo aver letto tantissimi commenti di chi lo leggeva nell'estate e nell'autunno del 2020, eppure non pensavo che mi sarebbe piaciuto così tanto e che mi sarei divertita così tanto a leggerlo.

È costruito quasi esclusivamente sui dialoghi tra il gruppo di amici che orbitano intorno a Eva Landquist, che cenano nelle sue case, si muovono tra i suoi mobili. I loro discorsi, le loro paure, i ricordi passati, che hanno tentato di cancellare e che riemergono inaspettatamente, hanno il tono di una commedia brillante ma carica di ironia. Tutti prima o poi abbiamo conosciuto qualcuno come Eva e i suoi amici, tutti prima o poi ci siamo trovati seduti in un salotto come il suo o abbiamo partecipato a una di quelle cene, in cui si mangia quello che è giusto mangiare, anche se non piace a nessuno. Lo sguardo di Leavitt è lo sguardo spietato di chi descrive una generazione che conosce bene, e ne conosce l'inconsistenza, l'ipocrisia, la fatica di tentare di essere quello che si deve essere. E allora forse l'unica cosa che può impedire di chiedere a Siri come fare per uccidere il neoeletto Donald Trump è soltanto il rischio che Siri trasmetta l'informazione ai Servizi Segreti e di venire arrestati.

domenica 11 aprile 2021

Una volta il futuro era migliore - Sabino Cassese

 Quando trovo un articolo di Cassese lo leggo sempre. Soprattutto in questo anno la sua è stata per me una voce pacata ma lucida, che ha fatto chiarezza dove invece c'era confusione. Così, quando, girando per la Feltrinelli, ho trovato questo libretto di un centinaio di pagine, con un titolo ironico, l'ho comprato e letto subito.

"Come dobbiamo valutare questo nostro tempo? Come deve valutarlo, in particolare, chi ha davanti a sé da cinquanta a settant'anni di vita?"


Per rispondere a queste domande, Cassese parte elencando "Le luci" che rendono la nostra epoca migliore di quelle che l'hanno preceduta: le rivoluzioni tecnologiche, caratterizzate da velocità e diffusione; le interconnessioni tra le economie; la vicinanza tra popolazioni e parti del mondo distanti, grazie alla rete di mezzi di trasporto e alla limitatezza dei teatri di guerra; la diffusione di una cultura che ripudia la guerra; il miglioramento delle condizioni materiali di vita, avvenuto in breve tempo; una maggiore vicinanza tra il cittadino e le istituzioni e una maggiore facilità di comunicazione.

Dietro alle luci però si nascondono "Le ombre": da almeno un quarto di secolo la produzione e lo sviluppo del nostro paese procedono più lentamente che nel resto d'Europa, e in molti casi sembrano regredire; il livello di istruzione è basso e le competenze della classe dirigente sono limitate; i cittadini partecipano poco alla vita politica e si informano poco e male; i tre poteri dello stato richiederebbero interventi di riordino, che però sono difficili da realizzare.

L'ultima parte, "Dove le luci e le ombre si incontrano", cerca di trarre qualche conclusione, partendo dal presupposto che non è consigliabile preoccuparsi troppo per il futuro.

Il libro è basato su documenti e statistiche ISTAT, ma contiene anche molti riferimenti e rimandi letterari. E nelle prime pagine ci ho trovato anche il mio adorato Heine: «Alla mia porta scroscia il Mare del Nord».

martedì 6 aprile 2021

Una giornata di nebbia a Milano - Enrico Vanzina


A quanto pare non riesco ad allontanarmi dalla mia città nemmeno con i libri: i luoghi di questo romanzo li conosco tutti, fanno parte della mia vita e delle mie giornate. Ma quando, alla Feltrinelli, l'ho visto, non ho nemmeno pensato di non comprarlo, perché "La sera a Roma" e "Mio fratello Carlo" mi sono piaciuti molto e poi perché i film dei Vanzina fanno parte anche loro della mia vita.

Luca Restelli, il protagonista, è un giornalista che si occupa delle pagine di cultura, quelle che non legge nessuno. È cresciuto in una casa in cui "la sera nei corridoi bui ci vanno a zonzo Musil e Debussy, in un'inquietante versione intellettuale del Sesto senso." Eppure, il giorno in cui in redazione arriva la notizia di un omicidio in corso Vercelli, pochi minuti dopo scoprirà che la vittima è suo padre. Luca Restelli svolge un'indagine parallela, in cui si fa aiutare da Giorgio Finnekens, uno scrittore, in cui è facile riconoscere Andrea Pinketts, perché in fondo la letteratura e il cinema hanno già detto tutto. I rimandi letterari e cinematografici costruiscono infatti questo romanzo, che è un giallo, ma che si snoda nei rapporti familiari, nei lati sconosciuti e trascurati delle persone con cui si vive e si cresce. E la vera protagonista è proprio la nebbia, che avvolge la realtà e che ogni volta svela un aspetto diverso, per poi coprirlo ancora.

domenica 4 aprile 2021

Ascolto il tuo cuore, città - Alberto Savinio


Non so come sia stato possibile aver superato i cinquant'anni senza aver mai letto un libro di Alberto Savinio, ma forse, se non fosse stato per Sciascia, che lo definì il più grande scrittore italiano tra le due guerre, non lo avrei letto mai. Quando ho comprato "Ascolto il tuo cuore, città", non sapevo nemmeno che la città fosse la mia, una Milano prima della guerra, in cui Savinio arriva passando da Venezia e da Padova, per girovagare tra le vie e le piazze. È una città che conosco bene, eppure, mentre leggevo, mi sembrava che ci fosse ancora molto da scoprire. Ho scoperto, tra l'altro, che piazza della Repubblica si chiamava piazza Fiume e mi sono persa tra le vie, seguendo il filo dei ricordi dell'autore, che si sovrapponevano a quelli delle altre volte in cui era stato a Milano, e che ogni tanto si allontanavano verso qualche altra città. È un libro che non può essere ridotto ad un unico genere, è una miscela di autobiografia, di storia, di musica e di arte, un insieme di racconti e di aneddoti. E così in Sant'Ambrogio ho trovato Alarico, impegnato in un duello con Stilicone, in corso Venezia Silvio Pellico, che torna dallo Spielberg, in via Fratelli Zoia, vicino a dove sono cresciuta, Petrarca, che aveva deciso di stabilirsi nella cascina Literno. Sono tanti i fantasmi che attraversano le strade e passano tra le pagine, soprattutto ci sono il "milanese" Stendhal e Caterino, un amico dello scrittore, che vaga per la città, portandosi dietro il peso della sua vita. Le pagine dedicate a Manzoni sono forse le più belle e forse il motivo è proprio che Savinio non riusciva ad entrare in sintonia con lui. Quando parla di Manzoni dice le cose più importanti su se stesso:


Questa corazza di gelo, questo divieto di amore io cerco di vincerli con i mezzi che più mi sembrano acconci: l'ironia e il pessimismo.


Il libro era terminato e stava per essere stampato nell'estate del 1943 ma in agosto i bombardamenti "mutarono la faccia di Milano", trasformando il libro nel ritratto di una città che non esisteva più. L'autore allora decise di aggiungere altre pagine, "un accenno all'«altro» volto di Milano, un auspicio al volto che sarà".

È quello il volto che ho conosciuto io, e adesso, che anche quel volto è stato cancellato, aspetto di conoscerne uno nuovo. Nel frattempo ho trovato quel libro che credevo mancasse nella letteratura italiana.

domenica 21 febbraio 2021

Il silenzio - Don DeLillo

Un anno fa, poco prima che il mondo si fermasse per il covid, Don DeLillo scrisse "Il silenzio", immaginando il mondo che si ferma nella domenica del Super Bowl del 2022, a causa di un blocco improvviso della tecnologia. C'è un forte contrasto tra un mondo che si ferma davanti agli schermi bianchi, che non si riprendono, e il nostro mondo fermo davanti a schermi che sono diventati spesso l'unico mezzo di connessione. È lo stesso contrasto tra le strade affollate da persone che vagano smarrite e lo smarrimento delle nostre città vuote.

È un libro sul silenzio, ma il silenzio della tecnologia fa emergere le "schegge di umanità", le voci dei personaggi, il filo dei loro diversi pensieri, che si sfiorano ma non si incontrano, come le loro vite, che scorrono vicine, si incrociano ma restano lontane («Nella camera Tessa pensa di tornare a casa, di essere a casa, il luogo in cui alla fine non si vedono l'un l'altra, si passano accanto, dicono cosa quando l'altro parla, consapevoli soltanto dell'essere familiare che fa rumore da qualche parte lì accanto»).

I dialoghi surreali mi hanno riportato a quelli del teatro dell'assurdo, e mentre leggevo mi è sembrato proprio di essere tornata a teatro, dopo tutto questo tempo. Sarà per questo, perché in qualche modo chiudere il libro mi ha ridato quella sensazione di quando le luci si accendono a teatro e ci si alza dalla poltrona con la testa piena di tutte le immagini e le parole a cui si ha appena assistito, ma a me è piaciuto tantissimo.


mercoledì 17 febbraio 2021

La notte delle ninfee -Luca Ricolfi

 


Durante la guerra si pensa solo a come andrà a finire.

E si rimanda la vita.


Luca Ricolfi ha scelto di introdurre il suo libro, "La notte delle ninfee", con queste parole, tratte da Cassandra di Christa Wolf. Cassandra è un libro bellissimo, non mi ricordavo però di queste parole, come se non fossero mai passate sotto i miei occhi, e non è così strano, visto che l'ho letto più o meno trentacinque anni fa. In questi anni però non ho mai dimenticato un'altra frase: «fu sempre così: ogni volta che respiravamo la stessa aria, la vita riaffluiva nell'involucro che era il mio corpo.» È sempre la vita, ma nella prima citazione sembra normale metterla in pausa, in attesa di tempi migliori. Nella seconda invece mi è sempre sembrato che ci fossero la voglia e la gioia di viverla il più possibile, per non essere un involucro vuoto.

Da qui credo che nascano i diversi punti di vista, quello mio e quello di Ricolfi. Alla lunga questa sua ostinazione a bloccare la vita l'ho trovata un po' insopportabile, eppure il libro mi è piaciuto. Mi è piaciuta la metafora del pescatore che non si decide ad eliminare le ninfee dallo stagno e le lascia proliferare fino a quando lo riempiono completamente. Mi è piaciuto il rigore scientifico con cui supporta le sue tesi, molto lontano dai dati spesso fuorvianti e contrastanti con cui siamo stati bombardati nell'ultimo anno.

È interessante la ricostruzione dello schema con cui è stata affrontata la prima ondata, con una fase di rassicurazione al limite della negazione, seguita da una fase di terrorismo. Lo stesso identico schema con cui è stata affrontata la seconda fase e che è facile ritrovare anche nella gestione delle varianti di questi giorni, quando, dopo aver annunciato la riapertura degli impianti sciistici, si è deciso per una chiusura all'ultimo momento. 

È un libro di critica seria, che confronta la situazione italiana con quella degli altri paesi, senza fare sconti a nessuno. A leggerlo ho impiegato un po' più delle due ore che aveva calcolato Totò Merumeni  quando me l'aveva consigliato, perché mi sono attardata tra i grafici e i dati.

Sono d'accordo con Ricolfi che non esista il dilemma tra salute e economia e che gli interventi debbano essere tempestivi per salvare l'una e l'altra, ma mi sembra che non si renda conto che l'economia è un mezzo per sostenere la salute (dobbiamo pagare il personale, i macchinari, le cure per i malati di covid e di altro, i vaccini...). La sua impostazione di eccessiva prudenza mi lascia distante da certe posizioni e mi ha un po' irritato la puzza sotto il naso con cui giudica l'ideologia europea, che fatica a mettere in discussione il commercio internazionale e la circolazione delle persone (ma che senso avrebbe allora la UE?), oppure chiunque sia portatore di interessi economici, come se avere una rendita che permetta di non lavorare possa essere una garanzia di onestà intellettuale.

domenica 7 febbraio 2021

Uno sguardo su Houellebecq

 Qualche volta mi sveglio di notte, mi guardo allo specchio: osservo il mio volto, cerco di vedere quello che vedono gli altri e che li inquieta. Non sono molto bello, è sicuro, ma non sono il solo. Dev'essere qualcos'altro. Lo sguardo? Forse lo sguardo. L'unica cosa che non si vede nello specchio è il proprio sguardo.


Non so per quale motivo per tanto tempo ho evitato di leggere Houellebecq, sicuramente però l'aspetto fisico ha influito, sicuramente se me lo fossi trovato accanto in metropolitana avrei cambiato posto. Eppure è proprio sbirciando il suo vicino sulla metropolitana che Houellebecq scrive la "Commedia metropolitana", uno dei testi più divertenti della raccolta "Interventions 2020", una raccolta di testi (articoli, saggi, interviste, prefazioni di libri di altri autori) scritti tra il 1992 e il 2020:


mi sono sforzato in questi testi di persuadere i miei lettori della validità dei miei punti di vista, raramente sul piano politico, più spesso su diversi «aspetti della società», ogni tanto sul piano letterario.


Sono testi che vanno dalla stroncatura di Prévert («qualcuno le cui poesie si studiano a scuola»), alla pecora Dolly,; viene riportato il brano, già pubblicato in Lanzarote, che inizia con «la letteratura non serve a niente», fino ad arrivare a quell'«un po' peggio» che in primavera ha stranamente reso un po' meno peggio il mio lockdown. Non sempre sono d'accordo con Houellebecq e con il suo punto di vista, non lo sono soprattutto sul caso Vincent Lambert, l'ultimo brano della raccolta, eppure ho letto questo libro con molto gusto e ho apprezzato la scrittura e l'ironia di uno scrittore che non è mai banale. Uno scrittore che riesce a scrivere un articolo bellissimo persino sulla pedofilia («l'adolescenza nelle nostre società contemporanee non è uno stato secondario e passeggero; è al contrario lo stato nel quale, invecchiando a poco a poco nel nostro essere fisico, noi siamo oggi, e praticamente fino alla nostra morte, condannati a vivere»). 


Ho scoperto Houellebecq quattro anni fa con Sottomissione e ho trovato particolarmente interessanti le interviste in cui parla di questo libro:


La costruzione di Sottomissione, seppur di grande semplicità, è stata poco percepita. Ho progressivamente tolto tutto al mio personaggio, l'ho spogliato: della sua compagna Myriam, dei suoi genitori, di un lavoro che gli dava malgrado tutto qualche soddisfazione e una certa vita sociale, persino della sua possibile conversione, con il fallimento di quella a Rocamadour, e per finire gli ho tolto Huysmans (ho in effetti osservato che quando si ha l'impressione di aver scritto a fondo su un autore come il mio narratore su Huysmans, si arriva a non leggerlo più). Quando togli tutto a qualcuno, esiste ancora? Con il suo ottimismo bizzarro, Descartes risponderebbe senza esitare di sì. Io però non penso la stessa cosa: essere, è essere in relazione. Non credo all'individuo libero, solo. Riduco quindi il mio personaggio, l'anniento. Allora perché avrebbe una libertà di pensiero? Perché semplicemente non aderire a quello che gli viene proposto? 


Forse Houellebecq non è il miglior scrittore di questa epoca, però è quello che ha visto meglio i lati oscuri di un'umanità stanca, apatica, indebolita dal proprio benessere e dalla propria libertà, al punto di arrivare a disprezzare quel benessere e quella libertà, un'umanità senza scampo perché in fuga da se stessa. È uno scrittore scomodo perché coglie e scrive in modo chiaro quello che tutti percepiscono ma nessuno ha voglia di pensare. Eh si, forse è proprio una questione di sguardo.


sabato 2 gennaio 2021

Anime nascoste - Stefano Zecchi

Questo romanzo, che inizia nella sala d'attesa di un ospedale, è la storia di un uomo che si è chiuso nel proprio mondo, tra gli oggetti antichi e preziosi del suo negozio di antiquario. Un uomo che ha sempre cercato la bellezza e che spesso l'ha trovata inestricabilmente legata al male. È un romanzo sui miti del passato, che in realtà sono solo persone, su una giovinezza vissuta sempre un po' di lato, restandone in qualche modo al di fuori, e sulla possibilità di ritrovarla attraverso un figlio, attraverso un rapporto che si porta dietro la complicazione di crescere il figlio di un altro. 

È il primo libro che leggo di Stefano Zecchi e mi è piaciuto moltissimo perché è scritto molto bene, perché i vari strati della vita si incrociano in modo naturale. E poi la storia si muove tra quattro città che mi mancano, soprattutto la mia, che non so più se tornerà quella che era.