venerdì 21 ottobre 2022

Hanno tutti ragione - Paolo Sorrentino

È stato scritto nel 2010, quindi ho aspettato troppo prima di leggerlo. 

È la storia di una vita e di tutti i modi in cui una vita può moltiplicarsi e trasformarsi, cambiandoci e trasformandoci, pur lasciandoci sempre gli stessi. È un lungo monologo, scritto al presente, che si inerpica negli anni, tra delitti nascosti, amori persi nel tempo, amicizie forti, che resistono agli anni e alla distanza, comodini vuoti. Una fuga continua da se stesso, dal proprio presente, dalla vecchiaia, ma anche una ricerca proprio di quello da cui si fugge, la consapevolezza di non poter fuggire mai. Come gli scarafaggi, che infestano Manaus, che corrono veloci, che sono un'ossessione ma di cui poi si può avvertire la mancanza. 

Un romanzo carico di ironia, di metafore, divertente eppure amaro.





sabato 8 ottobre 2022

Rosetta Loy





In uno dei primi sabati (o forse era domenica?) trascorsi con mio marito, stavamo camminando in via Sant'Andrea e, ad un certo punto, ho sentito una voce che diceva: "Avevo provato a mandare Le strade di polvere..."

Quando mi ero girata, lei aveva capito che l'avevo riconosciuta e mi aveva sorriso. Un sorriso allegro e tranquillo, che mi aveva ricordato quello di mia nonna. 

Avevo detto a mio marito chi era e lui mi aveva guardato perplesso, perché quel nome, Rosetta Loy, non gli diceva niente e non capiva il motivo del mio entusiasmo. 

La rividi molti anni più tardi, alla Feltrinelli di Wagner, per la presentazione di "Nero è l'albero dei ricordi, azzurra l'aria". 

Era seduta davanti a me, indossava scarpe pesanti, con le stringhe e la gomma, adatte alla giornata autunnale e fredda, e proprio per questo mi sembrarono elegantissime. Mi sorrise ancora con il sorriso allegro e tranquillo che mi ricordava mia nonna. Parlò del libro che aveva appena scritto, ma anche della Morante, della strage di Sant'Anna di Stazzema, di quando scriveva "La parola ebreo" e di notte sognava suo padre che le urlava: "Rosetta, che fai?"

La notizia della sua morte mi è arrivata domenica scorsa, da un post di LLC. Da molto tempo non leggo un suo libro, però da molto tempo vorrei rileggere il mio preferito, "La bicicletta". Ho riletto invece infinite volte "La nostra stanza", un racconto trovato su un giornale più di vent'anni fa, forse prima di quel pomeriggio in via Sant'Andrea. Un racconto perfetto, in cui ci sono tutta la malinconia e la forza della vita, in cui nessuna parola è fuori posto, perché Rosetta Loy sapeva scegliere le parole con la stessa noncurante semplicità con cui sceglieva le scarpe giuste in un giorno d'autunno. Un racconto che in poche righe riesce a essere più incisivo di un romanzo. 

In questi giorni, dopo che è stato assegnato il Nobel, ho letto che la Francia ha ancora grandi scrittori, noi invece no. Apprezzo i grandi scrittori francesi, soprattutto Houellebecq, e non credo che abbiamo scrittori come lui. Se li abbiamo, io non li ho letti. 

Ho letto però un libro della Ernaux, "Memoria di ragazza", e non mi ha fatto pensare a un Nobel, come non mi ci ha mai fatto pensare Rosetta Loy, che al Nobel non è mai stata associata da nessuno, nemmeno da lontano. Eppure ha scritto un libro coraggioso e importante, "La parola ebreo", e le bastava un semplice racconto come "La nostra stanza" per dire così tanto. 

Non credo che meritasse il Nobel, credo però che abbiamo anche noi un certo numero di scrittori, che potrebbero essere paragonati a scrittori francesi ritenuti grandi, ma non riusciamo a valorizzarli e soprattutto a considerarli importanti.