mercoledì 17 febbraio 2021

La notte delle ninfee -Luca Ricolfi

 


Durante la guerra si pensa solo a come andrà a finire.

E si rimanda la vita.


Luca Ricolfi ha scelto di introdurre il suo libro, "La notte delle ninfee", con queste parole, tratte da Cassandra di Christa Wolf. Cassandra è un libro bellissimo, non mi ricordavo però di queste parole, come se non fossero mai passate sotto i miei occhi, e non è così strano, visto che l'ho letto più o meno trentacinque anni fa. In questi anni però non ho mai dimenticato un'altra frase: «fu sempre così: ogni volta che respiravamo la stessa aria, la vita riaffluiva nell'involucro che era il mio corpo.» È sempre la vita, ma nella prima citazione sembra normale metterla in pausa, in attesa di tempi migliori. Nella seconda invece mi è sempre sembrato che ci fossero la voglia e la gioia di viverla il più possibile, per non essere un involucro vuoto.

Da qui credo che nascano i diversi punti di vista, quello mio e quello di Ricolfi. Alla lunga questa sua ostinazione a bloccare la vita l'ho trovata un po' insopportabile, eppure il libro mi è piaciuto. Mi è piaciuta la metafora del pescatore che non si decide ad eliminare le ninfee dallo stagno e le lascia proliferare fino a quando lo riempiono completamente. Mi è piaciuto il rigore scientifico con cui supporta le sue tesi, molto lontano dai dati spesso fuorvianti e contrastanti con cui siamo stati bombardati nell'ultimo anno.

È interessante la ricostruzione dello schema con cui è stata affrontata la prima ondata, con una fase di rassicurazione al limite della negazione, seguita da una fase di terrorismo. Lo stesso identico schema con cui è stata affrontata la seconda fase e che è facile ritrovare anche nella gestione delle varianti di questi giorni, quando, dopo aver annunciato la riapertura degli impianti sciistici, si è deciso per una chiusura all'ultimo momento. 

È un libro di critica seria, che confronta la situazione italiana con quella degli altri paesi, senza fare sconti a nessuno. A leggerlo ho impiegato un po' più delle due ore che aveva calcolato Totò Merumeni  quando me l'aveva consigliato, perché mi sono attardata tra i grafici e i dati.

Sono d'accordo con Ricolfi che non esista il dilemma tra salute e economia e che gli interventi debbano essere tempestivi per salvare l'una e l'altra, ma mi sembra che non si renda conto che l'economia è un mezzo per sostenere la salute (dobbiamo pagare il personale, i macchinari, le cure per i malati di covid e di altro, i vaccini...). La sua impostazione di eccessiva prudenza mi lascia distante da certe posizioni e mi ha un po' irritato la puzza sotto il naso con cui giudica l'ideologia europea, che fatica a mettere in discussione il commercio internazionale e la circolazione delle persone (ma che senso avrebbe allora la UE?), oppure chiunque sia portatore di interessi economici, come se avere una rendita che permetta di non lavorare possa essere una garanzia di onestà intellettuale.

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