domenica 1 agosto 2021

Almansor - Heinrich Heine


Ho esitato a lungo dovendo scegliere il mio autore preferito per la challenge di LLC. All'inizio avrei scelto Roth, poi ho pensato a Houellebecq. E c'era sempre Cechov. Ma anche la Woolf.

È difficile scegliere uno scrittore tra tutti, eppure ogni volta che sceglievo un libro, era come se qualcuno urlasse che stavo sbagliando.

Il mio scrittore preferito è Heinrich Heine e lo è da molto tempo, dalla sera d'autunno in cui fece il suo ingresso nella mia camera. Da allora non ho mai smesso di leggere i suoi libri, al punto che li conosco quasi a memoria. Negli anni Ottanta era difficile trovarli, entravo nelle librerie con liste lunghissime, che facevano scuotere la testa ai librai. Nelle librerie tedesche non andava molto meglio e qualche anno fa, a Vienna, in una libreria del centro, ritrovai la stessa perplessità negli occhi di due ragazzi dall'aria annoiata. Quando però alle Messaggerie Musicali mi capitò tra le mani, quasi per caso, "Notti fiorentine", fu una gioia incredibile. Per anni ogni suo libro è stato una conquista, poi con internet le cose sono cambiate. 

Non è un autore contemporaneo eppure, ogni volta che lo rileggo, mi stupisco di quanto sia attuale. Una delle frasi più citate è sua:


 «Questo era solo il prologo, là, dove si bruciano i libri, si finirà col bruciare gli uomini.»


Ma in pochi, tra quelli che la citano, conoscono Heine e l'Almansor, la tragedia da cui è tratta, una storia di religioni incrociate, di persecuzioni, di identità mascherate. L'ombra di Heine si stende su gran parte della letteratura moderna, dopo essersi riflessa su Marx («Sia benvenuta una religione che versa nell'amaro calice della specie umana sofferente alcune gocce dolci e soporifere di oppio spirituale, alcune gocce di amore, speranza e fede.») e Nietzsche («Sentite il suono della campanella? Inginocchiatevi... portano i sacramenti a un dio morente»).

Un secolo dopo i libri di Heine furono bruciati nei roghi nazisti, per molti anni le sue poesie più note furono riportate come testi anonimi anche in seguito alla fine del nazismo Adorno parlò della "Ferita Heine", Marcel Reich Ranicki scrisse che questa ferita continua a sanguinare. Eppure in qualche modo i suoi testi continuano ad apparire, nei momenti più impensati, nei luoghi più improbabili, e allora mi capita di stupirmi nel ritrovarmeli davanti, come quel pomeriggio alle Messaggerie Musicali.

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