giovedì 18 novembre 2021

Svegliarsi negli anni Venti - Paolo Di Paolo


Mesi fa, in libreria, ho iniziato a sfogliare questo libro e non sono più riuscita ad abbandonarlo. A casa l'ho sistemato su uno scaffale e forse lì sarebbe rimasto se non fosse stato per il commento dell'autore alle parole di Ken Follett su Proust. Allora mi è ritornato in mente.

Partendo dalle domande che tutti noi ci scambiamo ogni giorno (Che ore fai? Dove sei? Cosa desideri? Con chi ce l'hai? Che cosa sai? Che cosa provi? Ti fa paura il futuro? Ti senti bene?), ascoltando le diverse risposte di Siri e Alexa, Paolo Di Paolo costruisce un «corridoio spazio-temporale, uno spericolato tunnel da epoca a epoca: da percorrere, più che alla ricerca di coincidenze, di ricorsi, di presagi, all'inseguimento di una verità comunque inafferrabile.»

È una passeggiata attraverso il tempo, un'entità inventata dagli uomini, composta da ore e da giorni che sono gli stessi ma che hanno significati diversi per ognuno, e la cui importanza sarà conosciuta solo dopo, quando saranno passati.

È una storia che inizia a Vienna, con Carlo Fiala che sta morendo nel racconto "La morte di un piccolo borghese" di Franz Werfel e con lui muore un'epoca. «Fatto è che, come ballò fino a tardi per salutare il 1920, così l'umanità ha ballato per accogliere il 2020.»

E così si ritrovano nello stesso capitolo Houellebecq («la capacità di anticipare e chiarire i movimenti emotivi di quest'epoca lo rende, nella sua assoluta indisponibilità a consolare, essenziale») e la signora Dalloway, che si è appena ripresa dalla spagnola. Ma anche Hemingway e Fitzgerald e l'uomo di Monaco che, dopo una serata con la collega arrivata dalla Cina, avverte i sintomi dell'influenza. C'è Kafka, che osserva un insetto capovolto, e scrive a Milena. E c'è quel Niels Bohr, padre della meccanica quantistica, che discute con Einstein e che fonda la sua scuola in quella stessa Copenhagen dove oggi si scia sopra a un termovalorizzatore. E ci sono i ragazzi dei Fridays for future, che fumano e si fanno selfie, in qualche modo simili agli autoscatti della fotografa Claude Cahun. E c'è Mickey Mouse, che ha attraversato il tempo, sopravvivendo al suo creatore e cambiando nelle varie epoche. Un viaggio nel tempo, avanti e indietro per un secolo, scombinando le carte, per ricordare che il tempo in fondo è solo un'invenzione umana.

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