giovedì 29 dicembre 2022

Porte aperte - Leonardo Sciascia


Le porte aperte simboleggiavano la tranquillità e la sicurezza nel periodo fascista, l'ordine che compensava la repressione e tutto quello che non si riusciva a capire: «La conquista dell'Etiopia, va bene: benché non si capisse come mai ad un impero conquistato corrispondesse, per i conquistatori, un sempre più greve privarsi delle cose che prima, almeno per chi poteva comprarle, abbondavano.»

Ma molte altre porte restavano aperte nella Palermo degli anni Trenta, «aperte sicuramente restavano le porte della follia.»

Al centro di questo breve romanzo c'è infatti la follia di un crimine terribile, un triplice omicidio, e l'ombra della pena di morte, a cui si oppone il piccolo giudice, che deve occuparsi del processo. 

«E ancora mi è avvenuto di chiamarlo il piccolo giudice non perché fosse notevolmente piccolo di statura, ma per una impressione che di lui mi è rimasta da quando per la prima volta l'ho visto.»

Poche pagine dalle quali emerge un'epoca, con le sue contraddizioni e i meccanismi per cui la fine è nota ma combattere una battaglia persa può valere la pena perché far emergere un principio è più importante che riuscire a salvare la vita di un uomo.

«Il nome di uno scrittore, il titolo di un libro, possono a volte, e per alcuni, suonare come quello di una patria: e così accadde al giudice sentendo quello di Courier, sul cui volume delle opere complete, trovato nel solaio di un parente che non sapeva che farsene, aveva cominciato a compitare francese e ragione, francese e diritto.»

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