domenica 20 marzo 2022

Annientare - Michel Houellebecq


Ho impiegato circa un mese a leggerlo e ormai mi ero affezionata a questo librone, scomodissimo da portare ovunque, ma bello proprio per la sua scomodità. Perché scomodo Houellebecq lo è un po' sempre, anche in questo romanzo, che per certi versi sembra diverso dai precedenti. Ho detto anch'io che qui Houellebecq è meno maligno perché sembra aver messo da parte lo sguardo caustico con cui distrugge la società contemporanea. Poi mi sono accorta che in realtà l'ha messo da parte solo apparentemente, perché quello sguardo attraversa tutto il libro. 

È infatti un romanzo sull'assurdità della condizione umana. 


«I baby-boomer erano un fenomeno altamente sorprendente, gli aveva fatto notare all'epoca, come del resto il baby-boom stesso. Le guerre erano in generale seguite da ondate di denatalità, accompagnata da un crollo psichico; mettendo in luce l'assurdità della condizione umana, avevano un effetto potentemente demoralizzatore.»


È un romanzo fatto di rapporti, che si annodano e che si interrompono, per poi ritrovarsi forse più forti, oppure rapporti che restano tali solo perché c'è un vincolo familiare che impedisce di spezzarli. Sono rapporti mancati, come quello di Paul con suo fratello, esistenze che si sfiorano, ma non riescono mai a toccarsi. 

Ho amato anche i luoghi di questo romanzo, che nelle prime pagine si svolge a Lione, in un albergo in cui ho dormito e in un ristorante in cui ho cenato anni fa, e finisce nella foresta di Compiègne, in cui sono stata moltissimo tempo fa. Le ultime pagine però sono le più difficili da leggere, eppure sono quelle che si vorrebbe non finissero mai.

Non è un romanzo facile, non è consolatorio, ma è un romanzo che vale la pena di leggere.

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