sabato 17 gennaio 2026

Il comunista - Guido Morselli

Ogni volta che leggo un libro di Morselli mi sorprende la sua capacità di passare da un genere all'altro, creando sempre grandi romanzi.
In questo romanzo il protagonista è Walter Ferranini, un uomo privo di senso dell'umorismo, ma capace di sprazzi di ironia caustica. Un'ironia che mette in luce i lati più bui della vita e delle persone. È un uomo che ha lavorato molto, che ha combattuto in Spagna contro Franco e che poi si è perso per qualche anno in America, rincorrendo la giovinezza, la moglie Nancy e una vita che non era la sua. Tornato in Italia, ha chiuso la porta della giovinezza e ha consacrato la vita al suo ideale, concedendosi soltanto una storia con Nuccia, anche lei separata. Nuccia e Nancy, lo stesso nome in due lingue diverse, due antitesi che antitesi forse non sono, come Italia e America, passato e presente. 
Nella lettera con cui rifiutò di pubblicare il romanzo, Calvino scrisse «dove ogni accento di verità si perde è quando ci si trova all'interno del partito comunista; lo lasci dire a me che quel mondo lo conosco a tutti i livelli. Né le parole, né gli atteggiamenti, né le posizioni psicologiche sono vere.»
Non so chi dei due avesse ragione, quanto di quello che Morselli scrisse sulle dinamiche interne al partito comunista fosse vero, ma non credo che conti molto. Credo che conti invece quello che lo stesso Calvino apprezzò: la vicenda umana, lo studio del personaggio e degli esseri umani che gli stanno intorno. 
"Il comunista" non è un libro politico. È il libro di un uomo deluso dai suoi simili e dalla vita. Un uomo che insegue un ideale e che sa di essere lui stesso inadeguato a raggiungerlo.