mercoledì 1 giugno 2022

Ohio - Stephen Markley


New Canaan, una città inventata, che però potrebbe essere qualsiasi città della provincia americana, segnata dall'11 settembre, dall'odio razziale, dalla recessione, dalla guerra.

Una città in cui tutti si conoscono da sempre, da cui tutti vogliono andarsene, ma a cui tutti finiscono per tornare, almeno per una notte, in cui incontrano i fantasmi di quello che sono stati, i ragazzi che erano, gli adulti che avrebbero potuto essere e non sono diventati. 

«Il cielo sopra il luogo in cui sei nato non ti è familiare solo per il modo in cui compaiono le nuvole o in cui ti ammiccano le stelle di notte. Il cielo di casa tua si comporta come quando, da paracadutista, tiri la corda e l’aria ti riprende. Puoi aver girato il mondo e visto tramonti migliori, albe migliori, temporali migliori - quando scorgi i campi e le foreste, le alture e i fiumi di casa tua che incontrano l'orizzonte, contrai la mascella. La corda del paracadute ti trattiene dalla discesa.»

Raccontato attraverso quattro diversi punti di vista, affiora un passato fatto di sogni, di speranze, di violenza. Il ricordo di un giorno sul lago, «l'ultima volta in cui erano stati giovani», il momento in cui tutto sembrava possibile e invece era già finito. Una storia terribile, una scrittura fatta di luci e di ombre, brutale e cruda, eppure bellissima nel descrivere i luoghi e gli stati d'animo. È difficile staccarsi da questo romanzo, anche se a tratti si fa fatica a passare attraverso certe pagine. Credo che di Markley leggerò tutto quello che scriverà.

domenica 8 maggio 2022

Tomás Nevinson - Javier Marías

Berta Isla si concludeva con il ritorno a Madrid di Tomás e con lui che ogni tanto guardava la città attraverso i vetri di quegli stessi balconi, da cui Berta aveva sempre guardato il mondo, aspettando di rivederlo. 

Tomás Nevinson inizia da qui, da quando l'agente bruciato e ritirato, che si sente escluso dal mondo e incapace di vivere la vita che gli è stata rubata da ragazzo, riceve la telefonata del suo ex capo e accetta di partire per un'ultima missione. 

«Mi era già successo altre volte, uno finisce per confondersi quando non riesce a essere pienamente due persone, e una delle due finisce espulsa o messa fra parentesi. Finché non torna.»

Avevo letto Berta Isla a un ritmo velocissimo, con la fretta di arrivare alla pagina successiva e di scoprire cosa sarebbe successo, anche se la vita di Berta era la vita sospesa di chi aspetta. Tomás Nevinson l'ho letto invece più lentamente perché, nonostante la vita avventurosa del suo protagonista, è un romanzo più riflessivo, pieno di interrogativi su quello che si è stati e sul diritto di decidere, ma anche sulla responsabilità di non farlo.

«Uccidere non è un atto così estremo o difficile o ingiusto se si sa chi si sta uccidendo, quali delitti ha commesso o si prepara a commettere, quanto male si risparmierà facendolo, quante vite innocenti saranno preservate al prezzo di un solo sparo, di tre coltellate, di un annegamento, è questione di pochi secondi ed è fatta, è finito e si va avanti, le esistenze sono lunghe e pressoché nulla si ferma mai del tutto.»




sabato 16 aprile 2022

Nonostante tutto - Jordi Lafebre

Avevo letto parecchi pareri su questo libro, ma non pensavo che mi sarebbe piaciuto così tanto. Per un intero pomeriggio sono stata trasportata nelle atmosfere della città dei gabbiani in cui vive Ana e ho seguito Zeno nelle sue avventure in giro per il mondo. 

Inizia dal ventesimo capitolo, l'ultimo, quando Zeno e Ana, ormai anziani, si danno appuntamento sotto la pioggia, per poi andare all'indietro, a ripercorrere le loro vite parallele e lontane, due vite diverse, che si incrociano solo ogni tanto, quando arriva una telefonata alla fine della giornata. Indietro fino a quel primo giorno in cui si sono incontrati, molti anni prima, sotto la pioggia. 

È una storia delicata, come sono delicati i colori di Jordi Lafebre e Clémence Sapin, ma i contorni sono nitidi e decisi, come Zeno e Ana sono decisi a seguire le loro vite, accettando i brevi momenti di quell'altra vita che non sono riusciti a vivere.




martedì 12 aprile 2022

La contessa - Benedetta Craveri

È quasi una rincorsa attraverso il tempo, una ricerca basata sulle carte e i tanti scritti lasciati dalla contessa di Castiglione, per lasciar emergere la sua voce, la sua versione dei fatti. 

Appartenente a un'antica famiglia, cresciuta tra Firenze e La Spezia, Virginia Oldoini sposò, ancora adolescente, il conte di Castiglione e con lui arrivò a Parigi, diventando l'amante di Napoleone III, assecondando l'intuizione di Cavour di sfruttare la sua bellezza per diventare una spia. Ruolo che le permise però di usare anche la sua intelligenza e le doti di attrice. Accusata di aver preso parte a un attentato contro l'imperatore, tornò in Italia, con un marito da cui era ormai separata e con cui avrebbe continuato a litigare per la custodia del figlio e i pochi possedimenti rimasti. Non aveva ancora trent'anni, ma iniziò il suo graduale ritiro dal mondo in una solitudine che non le impedì di continuare a circondarsi di amanti, di tessere le relazioni che le permettevano di essere sempre aggiornata su quello che accadeva, di tornare a Parigi e di fare qualche apparizione sporadica, con costumi di cui parlavano a lungo i giornali. 

Dalle lettere, in cui ricostruiva un passato che le piaceva reinventare, emerge il ritratto di una donna intelligente, in anticipo sui tempi, a cui andavano strette le convenzioni della sua epoca, un'artista che cercava di esprimersi in tutti i modi possibili, soprattutto attraverso le foto del fotografo amico Pierson. 

E da Pierson si fece fotografare anche negli ultimi anni, quando non c'era più traccia della bellezza. Sono degli scatti inquietanti, grotteschi, eppure carichi di ironia, se si pensa alla leggenda secondo la quale avrebbe coperto gli specchi per non vedersi invecchiare.

Morì troppo tardi, dopo essere rimasta una dei pochi superstiti della sua epoca, e Robert de Montesquiou inventò la sua leggenda, mescolando realtà e fantasia nel libro "La divine comtesse".

Fu D'Annunzio a scrivere la prefazione: «... portava la sua giovinezza come un'immortalità.»




domenica 27 marzo 2022

La cappa - Marcello Veneziani




È uno dei libri più letti in questi mesi, ma ogni volta che se ne parla provoca discussioni infinite e reazioni che, per l'intolleranza del loro fastidio, appartengono proprio alla cultura descritta nel libro. Una cultura che permea il presente e che, pur avendo come obiettivo l'abolizione delle discriminazioni, arriva ad estromettere tutto quello che si differenzia, tutto quello che non è omologato. La storia e il passato vengono riletti alla luce del presente, attraverso la lente dei valori accettati, e tutto quello che non è riducibile a quei valori è cancellato.

Pur non condividendo molte idee dell'autore (sull'aborto, sull'eutanasia, sulla religione...) ho trovato interessante questo breve saggio, che è comunque una critica fondata a certi atteggiamenti e tendenze contemporanei. A tratti l'ho trovato anche divertente e non guasta il fatto che sia scritto molto bene.

domenica 20 marzo 2022

Annientare - Michel Houellebecq


Ho impiegato circa un mese a leggerlo e ormai mi ero affezionata a questo librone, scomodissimo da portare ovunque, ma bello proprio per la sua scomodità. Perché scomodo Houellebecq lo è un po' sempre, anche in questo romanzo, che per certi versi sembra diverso dai precedenti. Ho detto anch'io che qui Houellebecq è meno maligno perché sembra aver messo da parte lo sguardo caustico con cui distrugge la società contemporanea. Poi mi sono accorta che in realtà l'ha messo da parte solo apparentemente, perché quello sguardo attraversa tutto il libro. 

È infatti un romanzo sull'assurdità della condizione umana. 


«I baby-boomer erano un fenomeno altamente sorprendente, gli aveva fatto notare all'epoca, come del resto il baby-boom stesso. Le guerre erano in generale seguite da ondate di denatalità, accompagnata da un crollo psichico; mettendo in luce l'assurdità della condizione umana, avevano un effetto potentemente demoralizzatore.»


È un romanzo fatto di rapporti, che si annodano e che si interrompono, per poi ritrovarsi forse più forti, oppure rapporti che restano tali solo perché c'è un vincolo familiare che impedisce di spezzarli. Sono rapporti mancati, come quello di Paul con suo fratello, esistenze che si sfiorano, ma non riescono mai a toccarsi. 

Ho amato anche i luoghi di questo romanzo, che nelle prime pagine si svolge a Lione, in un albergo in cui ho dormito e in un ristorante in cui ho cenato anni fa, e finisce nella foresta di Compiègne, in cui sono stata moltissimo tempo fa. Le ultime pagine però sono le più difficili da leggere, eppure sono quelle che si vorrebbe non finissero mai.

Non è un romanzo facile, non è consolatorio, ma è un romanzo che vale la pena di leggere.

lunedì 28 febbraio 2022

Nikolaj Gogol

"Siamo usciti tutti dal cappotto di Gogol", diceva Dostoevskij e in questi giorni mi capita di pensare spesso a Gogol. Un autore a cui non pensavo da tempo, uno scrittore complicato e inquietante, soprattutto nelle "Anime morte" e in "Taras Bulba". Più ironico "L'ispettore generale'. 

La sua opera più bella però restano "I racconti di Pietroburgo", quella in cui è più facile trovare lo scrittore visionario che anticipa un altro ucraino, Bulgakov.

Fanno parte di questi racconti "Il naso" e,  appunto,  "Il cappotto", la storia di Akaki Akakievič, l'uomo qualunque, a cui nemmeno si sapeva che nome dare, l'impiegato destinato ad essere calpestato dal tempo e dalla storia. E poi c'è un racconto bellissimo, "Il ritratto", uno di quei racconti che, anche se letti una sola volta,  come ho fatto io, restano in mente per sempre e fanno venir voglia di andare a San Pietroburgo e camminare per l'isola di San Basilio.

E adesso risuonano un po' le parole di Nabokov nel bel libro che gli ha dedicato: "Dobbiamo ringraziare il fato (e la sete di fama universale dell'autore) se non si volse al dialetto ucraino come mezzo di espressione, perché allora si sarebbe perduto."