venerdì 28 agosto 2026

Un'allegria di troppo - Francesca Tumiati

Non leggo gli oroscopi, non tanto perché non ci credo, ma perché sono convinta che leggerli porti male. Perché se prevedono qualcosa di bello e lo so in anticipo, ho già rovinato tutto e non succederà più. Se invece prevedono qualcosa di brutto, già solo il fatto di averlo letto mi predispone a farlo succedere.
Non ho mai letto quindi l'oroscopo su Io donna, mi soffermo al massimo sui disegni delicati, che illustrano i segni, ma faccio scivolare via gli occhi dalle parole per un riflesso automatico.
Ho iniziato invece a leggere la sezione dedicata a un personaggio e così ho scoperto Francesca Tumiati e alcune letture comuni, che mi hanno portato a leggere il suo libro.
Nonostante lo stile leggero, come quello dei disegni che illustrano l'oroscopo, è un libro che racconta una storia difficile, un viaggio attraverso una vita e una lunga crepa che non si rimargina, un dolore sepolto da un'allegria clownesca, che però riaffiora sempre.
Da un lato c'è la famiglia del padre, solida e austera, dall'altro una madre che in quella famiglia non trova il suo posto, che non l'ha mai trovato nemmeno nella sua famiglia d'origine, isolata da un suo male, peggiore della sordità. E poi c'è una gemella diversa, quasi estranea, sconosciuta, poco raccontata, ma in qualche modo sempre presente.





domenica 23 agosto 2026

Come donna, zero - Luisella Fiumi

«Ma adesso» disse mia madre «in Svezia, forse, i papà staranno a casa sei mesi a badare ai bambini».
«Una bella barba» disse il Bosi «capisco re Erode».
«L'unica, allora» disse mia madre «è non fare bambini. O farne pochi. O fare molti asili. Ma a te piace davvero fare la donna di casa?»
«Sì, ma senza bambini. A me piace mettere ordine. Qualsiasi cosa: un cassetto, una biblioteca, una casa. Con tua figlia, invece...»
«Onestamente, ti avevo detto di non sposarla».



Il nome, Luisella Fiumi, mi era risuonato nella testa, ma ho impiegato un po' a ritrovarlo nella memoria. Poi mi sono ricordata di un libro letto secoli fa, intorno ai dieci anni, che avevo trovato molto divertente, "Cambia che ti passa".
Queste memorie, aneddoti, racconti di vita familiare, pubblicati per la prima volta nel 1974 e ripubblicati da Neri Pozza nel 2024, mi hanno divertito nello stesso modo. Il titolo serio, quasi drammatico, stride con una scrittura leggera e ironica, che però solleva il velo della banalità e lascia emergere le contraddizioni e le assurdità di una vita normale.
Credevo che fosse datato, legato all'epoca in cui era stato scritto, invece l'ho trovato sorprendentemente attuale.



giovedì 20 agosto 2026

Kolchoz - Emmanuel Carrère

Ho impiegato tanto tempo più del previsto a finire questo libro, perché molti giorni non avevo voglia di leggere. Sono capitate invece sere in cui iniziavo le prime righe di un capitolo e non riuscivo più a staccarmi.
È stato come una lunga chiacchierata in cui l'autore ha raccontato la sua famiglia, una madre ingombrante, un rapporto fatto di amore, ma non sempre di comprensione. Più defilata, ma non meno importante, la figura del padre, che spesso è rimasto a guardare, dietro le quinte, e ogni tanto ha tirato qualche filo. E poi lo zio, il rapporto tra un fratello e una sorella, a cui ogni tanto si sovrappone quello dell'autore con le sue due sorelle.
È un libro di sovrapposizioni, in cui a volte il passato si mescola al presente, ricordando il tappeto ripiegato di Nabokov. Un passato di fughe e un presente di ritorni a metà, una storia di radici tagliate e ripiantate, che non smettono di far male. E c'è l'ombra di un nonno, che a sua volta è stato ingombrante per i suoi figli, anche nell'assenza.
Mi ha accompagnato per oltre un mese e credo che mi mancherà, adesso che l'ho finito.