giovedì 5 marzo 2026

Amanda senza cuore - Jurek Becker

Anni Ottanta, Berlino Est: Ludwig è un giornalista sportivo, Fritz uno scrittore dissidente, Stanislaus il corrispondente occidentale di una radio. Ognuno di loro ha avuto una relazione con Amanda e ognuno di loro racconta la storia dal proprio punto di vista, facendo emergere verità e aspetti diversi. Tre romanzi, uniti da un solo personaggio, Amanda, che li attraversa senza rivelare la sua verità, quella che tiene insieme il racconto dei tre uomini.
Ho letto questo romanzo grazie a un post su LLC e l'ho trovato appassionante e interessante proprio per la costruzione particolare. Non avevo mai letto nulla di Jurek Becker, scrittore ebreo polacco, cresciuto in un campo di concentramento, e invece l'ho apprezzato molto e mi è venuta voglia di leggere anche gli altri suoi libri.



sabato 17 gennaio 2026

Il comunista - Guido Morselli

Ogni volta che leggo un libro di Morselli mi sorprende la sua capacità di passare da un genere all'altro, creando sempre grandi romanzi.
In questo romanzo il protagonista è Walter Ferranini, un uomo privo di senso dell'umorismo, ma capace di sprazzi di ironia caustica. Un'ironia che mette in luce i lati più bui della vita e delle persone. È un uomo che ha lavorato molto, che ha combattuto in Spagna contro Franco e che poi si è perso per qualche anno in America, rincorrendo la giovinezza, la moglie Nancy e una vita che non era la sua. Tornato in Italia, ha chiuso la porta della giovinezza e ha consacrato la vita al suo ideale, concedendosi soltanto una storia con Nuccia, anche lei separata. Nuccia e Nancy, lo stesso nome in due lingue diverse, due antitesi che antitesi forse non sono, come Italia e America, passato e presente. 
Nella lettera con cui rifiutò di pubblicare il romanzo, Calvino scrisse «dove ogni accento di verità si perde è quando ci si trova all'interno del partito comunista; lo lasci dire a me che quel mondo lo conosco a tutti i livelli. Né le parole, né gli atteggiamenti, né le posizioni psicologiche sono vere.»
Non so chi dei due avesse ragione, quanto di quello che Morselli scrisse sulle dinamiche interne al partito comunista fosse vero, ma non credo che conti molto. Credo che conti invece quello che lo stesso Calvino apprezzò: la vicenda umana, lo studio del personaggio e degli esseri umani che gli stanno intorno. 
"Il comunista" non è un libro politico. È il libro di un uomo deluso dai suoi simili e dalla vita. Un uomo che insegue un ideale e che sa di essere lui stesso inadeguato a raggiungerlo.