«Chicky guarda la famosa silhouette del Bohemia. Si vede sempre alla tv, negli show e nei film. È sulle guide turistiche e nei libri fotografici. È negli album di foto privati di milioni di persone, forse decine di milioni, turisti da tutto il mondo, ma anche newyorchesi. È un punto di riferimento. È anche un luogo in cui la gente vive e lavora. È un luogo in cui la gente muore.»
Ci vive Emily Longworth, che ogni tanto prende la metropolitana, coperta dal suo secondo nome, e fa volontariato, entrando in contatto con un universo lontanissimo rispetto al suo matrimonio con un uomo ricchissimo, ma insopportabile.
E ci vive il critico d'arte Julian Sonnenberg, preoccupato per la sua salute.
«Le sue finanze vacillavano. I suoi figli se ne stavano andando. Il suo matrimonio si stava consumando. La sua carriera, molto probabilmente, stava finendo e forse anche lui. Un giorno avrebbe dovuto occuparsi di tutti questi problemi, ma oggi non era quel giorno. Eppure non si può mai sapere.»
Chicky Diaz ci lavora. È il portiere perfetto, sempre un passo indietro, quello che vede e sente tutto e nello stesso tempo non vede e non sente niente. Sua moglie è morta, lasciando una scia di debiti per le cure, ma le sue figlie studiano e avranno un futuro diverso, questo è il suo segreto.
Sullo sfondo ci sono le proteste e i disordini dei cittadini che si ribellano alla polizia.
A volte, mentre leggo in metropolitana, mi capita di trovare frasi così belle che vorrei condividerle con tutti quelli che mi circondano. Con questo romanzo mi è capitato spesso.
Si svolge lungo l'arco di una giornata e si incrociano i punti di vista dei vari personaggi, mentre la trama evolve in un giallo.


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