domenica 29 marzo 2020

Prima di noi - Giorgio Fontana

La letteratura italiana, dal secondo Novecento a oggi, è ricca di storie familiari, che, partendo dalle guerre, raccontano le varie generazioni, fino ad arrivare ai giorni nostri. Sono romanzi in cui la storia del nostro paese si mescola con quella dei personaggi, diventando quasi una cosa sola, e nello stesso tempo la sentiamo anche un po' parte della nostra storia personale, di quello che abbiamo vissuto, di quello che ci hanno raccontato i nostri nonni e genitori.
Alla lunga questi romanzi mi hanno un po' stancato, perché non riescono a superare il loro ordine cronologico e perché si assomigliano un po' tutti. Eppure è un genere così strettamente italiano per quello che racconta e per il modo in cui lo racconta, che sono sempre attirata. Il libro di Fontana è poi scritto bene e i personaggi sono realistici, con i loro difetti e i loro sogni incompiuti. È un romanzo che parte dal Friuli e arriva a Milano, restando sempre confinato verso la provincia, guardando da lontano una città della quale i personaggi non riescono mai del tutto a fare parte, come non riescono mai del tutto a far parte della loro stessa vita, a realizzare i loro sogni, a diventare le persone che vorrebbero.

venerdì 13 marzo 2020

Pietro e Paolo - Marcello Fois

Credevo che il periodo e tutto questo incitamento a restare a casa a leggere (come se ci volesse il coronavirus per leggere) mi avessero fatto passare la voglia. Credevo.
Invece, appena l'ho aperto mi sono ritrovata immersa nella scrittura di Fois e nelle vicende di Pietro e Paolo. Una scrittura forte e secca, come la storia che racconta, come la terra che descrive. Una scrittura che fa correre alla pagina successiva, per poi tornare indietro e ritrovare quelle parole, quelle descrizioni.
Al centro c'è l'ultimo incontro tra "l'eroe storpio cittadino", il viziato e lacrimoso Paolo, e il suo amico di un tempo, Pietro, "ladro e disertore", che tutti credevano morto. Un'amicizia fraterna anche se non alla pari, che emerge lentamente, tra i ricordi e le immagini di un passato che si sovrappone al presente, come il legame di una promessa, la possibilità di un tradimento.

venerdì 21 febbraio 2020

Il treno per Istanbul - Graham Greene

Qualche volta mi sono aggirata intorno ai libri di Graham Greene, ma non avevo mai letto nulla. Poi a Natale un'amica mi ha regalato "Il treno per Istanbul", e allora è arrivato il momento di scoprirlo. Sicuramente leggerò altri suoi libri in futuro perché mi è piaciuto lo sguardo distante e ironico con cui guarda i suoi personaggi. Sono personaggi molto distanti e diversi tra loro, quelli che si ritrovano a condividere il viaggio. Ognuno ha una storia diversa e obiettivi diversi li hanno portati a intraprendere il viaggio. "Il treno per Istanbul" è un romanzo corale, uno spaccato dell'umanità del dopoguerra, un'umanità un po' ammaccata, che cerca di rimettersi in piedi, nonostante tutto. Il sottotitolo è "Un divertimento", in realtà però anche le scene più comiche lasciano un sapore amaro, un senso di delusione e di sconfitta, a cui i personaggi si adattano forse meglio del lettore, perché loro, in fondo, l'avevano già messo in conto.

sabato 1 febbraio 2020

I giorni del giudizio - Giampaolo Simi

Quando esce un libro di Simi devo assolutamente leggerlo perché mi piace il suo modo di scrivere e ogni tanto ho bisogno proprio di quella scrittura, di quelle parole. Anche questa volta il libro mi ha travolto con una storia in cui non vedevo l'ora di immergermi, appena avevo un momento libero.
Il romanzo inizia con un duplice, efferato omicidio e un presunto colpevole. Le varie fasi del processo e delle indagini vengono raccontate attraverso i diversi punti di vista dei giudici popolari, sei cittadini qualunque, ognuno con la propria storia e i propri problemi, un gruppo di persone molto lontane tra loro, messe insieme per caso. E più del processo, più della curiosità di scoprire il mistero dei due omicidi, erano proprio i giudici popolari ad interessarmi. Avevo voglia di leggere per stare in mezzo a loro, per sentire le loro voci, per sapere di più sulle loro vite, su quello che li aveva portati a diventare quello che erano.
Alla fine ho imparato qualcosa anche sullo svolgimento di un processo ma non so se siano più le cose che mi rassicurano o quelle che mi inquietano. Perché i giudici popolari sanno di non essere all'altezza, di essere un gruppo di dilettanti. Eppure ognuno di loro cerca di capire,  ma si avventura nella mente delle vittime e dell'imputato, ne ripercorre i gesti, partendo e arrivando sempre a se stesso.
Il finale mi ha lasciato un'amarezza che non so se sia più legata alla conclusione della vicenda, o alla malinconia di staccarmi dai personaggi.
Ho iniziato dicendo che mi piace la scrittura di Simi, devo dire che mi piace anche il ritmo che sa dare al racconto, i tempi perfetti con cui presenta gli avvenimenti. Mi ha però infastidito l'insistenza di usare sempre il pronome "gli" come se fosse l'unico, quello con cui si possono sostituire tutti gli altri ("... tante villette che la gente ha tirato su un po' come gli pareva..." "Iris si ricorda di quando gli piombò in biblioteca..."). Un'insistenza che non può essere una svista (e che sarebbe molto grave per una casa editrice come Sellerio), ma che sembra invece una scelta precisa, una di quelle trascuratezze un po' snob, che però snob non riescono a essere.

domenica 19 gennaio 2020

My life as a rat - Joyce Carol Oates

Joyce Carol Oates scrive tantissimo e sfortunatamente alcuni tra i suoi libri più belli non sono stati tradotti in italiano. Non so quale sarà il destino di questo romanzo, uscito la scorsa primavera, ma so che è uno dei suoi migliori. La Oates infatti dà il meglio quando esplora la complessità dei rapporti familiari, la difficoltà delle loro dinamiche, le incomprensioni e i rancori che serpeggiano tra persone che vivono sotto lo stesso tetto.
La protagonista qui è Violet Rue, l'ultima nata in una famiglia numerosa, che ruota attorno alla figura carismatica del padre, un uomo forte e ancora bello, orgoglioso dei suoi sette figli, della casa che ha dato alla sua famiglia, incurante delle ragnatele di vene che percorrono le gambe di sua moglie, del suo corpo sformato dalle troppe gravidanze, perché fuori casa trova la giovinezza e la bellezza che lei ormai ha perso. 
Violet ama suo padre e soprattutto ama i due fratelli maggiori, ma una notte un ragazzo nero viene ucciso, mentre torna a casa in bicicletta. Gli indizi portano ai due fratelli, a quello che Violet ha visto quella notte. Basta poco per rompere il patto di sangue, il tacito muro di silenzio e protezione che ha creato il padre. Violet si ritrova fuori dalla famiglia, rifiutata dalle persone che più ama ma che ha tradito. Un topo, una spia. Il romanzo è la storia del suo vagare da una città all'altra, da una scuola all'altra, da un uomo sbagliato all'altro, con il solo pensiero di tornare a casa, senza poterlo fare.
È un romanzo duro, che parla di rapporti ruvidi, di un'infanzia violata, di una ragazza che non riesce a liberarsi dal retaggio di una famiglia che l'ha estromessa. Una famiglia spezzata e dilaniata dalle bugie, dai debiti, dal rancore. Perché forse non basta avere lo stesso cognome e gli stessi genitori per essere davvero fratelli.

domenica 5 gennaio 2020

Trilogia di New York - Paul Auster

L'avevo comprato parecchi anni fa e dimenticato sulla libreria. Se non fosse stato scelto per la lettura condivisa di LLC, probabilmente sarebbe rimasto lì ancora a lungo. Invece, appena l'ho iniziato, l'ho divorato. Un grande libro, che non so perché non abbia letto prima. Mi sono piaciuti il mistero che avvolge i personaggi, le atmosfere in chiaroscuro di una New York sospesa nel tempo, il gioco delle identità, l'identificazione dell'investitore con l'investigato, fino alla perdita della sua propria vita, per replicare quella dell'altro, per essere trascinato in una spirale in cui le regole sono stabilite da chi in realtà dovrebbe fuggire. Sono tre racconti che esprimono tre diversi modi di raccontare la stessa storia, racconti in cui si incrociano diverse suggestioni letterarie, da Thoreau a Poe.

martedì 3 dicembre 2019

Dove un'ombra sconsolata mi cerca - Andrea Molesini

A partire dal titolo, preso da un verso di Anna Achmatova, questo romanzo è come una lunga poesia, in cui ogni parola sembra essere stata scelta con cura, per evocare i toni sfumati dei ricordi. Mi ha fatto però pensare anche a Nabokov e al modo in cui arrotolava il suo «tappeto magico, così da sovrapporre l’una all’altra parti diverse del disegno». I ricordi emergono infatti in modo discontinuo, sovrapponendosi e modificandosi. Sono ricordi di guerra, del sottobosco dei cospiratori, di un ragazzo che ha perso troppo presto la madre, di un'infanzia finita bruscamente, di un tradimento. Sullo sfondo c'è Venezia, una Venezia scura e sempre un po' nascosta, ma ci sono anche i tragitti in barca e le letture di Tolstoj. Ci sono due amici, prima che la loro amicizia si spezzi.