venerdì 17 marzo 2023

Racconto il colera. Un rapporto da Parigi del 1832 - Heinrich Heine

 

«Il presente è il risultato del passato.»

Un articolo di una cinquantina di pagine, per raccontare l'epidemia di colera che arrivò a Parigi durante il Carnevale del 1832. Il racconto di una città devastata e confusa, dei lamenti dei vicini, dei teatri vuoti, delle fughe di chi poteva fuggire. Il governo mente, ma anche l'opposizione, come i salotti, ma tutti credono alle loro bugie, perché ognuno vede la realtà che vuole vedere e trova conferme di quello in cui vuole credere.
«Non c'è sguardo peggiore di quella rabbia del popolo, quando vuole il sangue e soffoca le sue vittime indifese.» Così si diffondono notizie false e inizia la caccia agli untori, sei persone vengono linciate.
«Il peggior pericolo è la paura.»
Marcel Reich Ranicki scrisse: «Heine è il più grande giornalista tra i poeti tedeschi e il più famoso poeta tra i giornalisti di tutto il mondo.»
E io sono felice ogni volta che mi ritrovo tra le mani un suo libro, come trent'anni fa quando trovai "Notti fiorentine" alle Messaggerie Musicali.


lunedì 27 febbraio 2023

Foto di famiglia con sgomento - Alessandro Cartoni

Se non fosse stato per un bel commento su LLC non avrei mai letto nulla di Alessandro Cartoni e sarebbe stato un peccato.

"Foto di famiglia con sgomento" è una raccolta di racconti, quasi tutti in prima persona, con protagonisti che forse potrebbero essere sempre lo stesso e il libro diventa quasi un romanzo, costruito sull'incomunicabilità tra i personaggi, che appartengono quasi sempre alla stessa famiglia. Un senso di straniamento percorre questi racconti, fatti di rapporti sfilacciati, in cui la rassegnazione ha ormai preso il posto del rimpianto per i tempi migliori, che forse erano tali solo nel ricordo.
Il racconto che ho preferito è quello che apre la raccolta, "Il giardino di Ivan", il racconto amaro, di un'infanzia deragliata nell'assenza totale degli adulti.



giovedì 9 febbraio 2023

Le otto montagne - Paolo Cognetti




 "Di montagne ho difficoltà a sopportare una, figuriamoci otto," Avevo detto nel 2017, quando questo libro aveva vinto il Premio Strega e io ero sicura che non l'avrei mai letto. Avrei preferito che il Premio Strega lo vincesse la Ciabatti e mi era dispiaciuto che non fosse andata così. Eppure "Sofia si veste sempre di nero" mi era piaciuto moltissimo, ma l'idea delle montagne non mi attirava proprio. La Ciabatti invece parlava della Maremma e di luoghi che conosco e frequento.

Poi, pochi anni fa, ho scoperto che anche la montagna può piacermi, se vissuta a modo mio, e ho iniziato ad andare a Champoluc. Durante le mie passeggiate ho scoperto una libreria, ero entrata per comprare dei regali e ho parlato a lungo con una libraia appassionata di letteratura e di quei luoghi in cui una libreria fa fatica a sopravvivere. Mi ha parlato di Cognetti e di questo libro, che si svolge proprio lì, nella valle di Ayas, e anche il film è stato girato lì. Il giorno dopo sono tornata e ho comprato il libro. 

Ho ritrovato la scrittura di Cognetti, che mi piace molto, una scrittura leggera, che si adatta a un racconto di sentimenti non detti e a volte dimostrati male, di rapporti che restano irrisolti, come quello tra il protagonista e il padre, ma anche l'amicizia tra due bambini diversi eppure molto simili, che crescono con vite lontane e che però si ritrovano tra le stesse montagne. 

È soprattutto un libro di luoghi e proprio nelle prime pagine ci ho trovato un altro luogo che conosco bene: il quartiere degli Olmi. 

«Di olmi da quelle parti ce n'erano ben pochi: tutta la toponomastica del quartiere, con le sue vie degli Ontani, degli Abeti, dei Larici, delle Betulle, suonava beffarda tra i casermoni a dodici piani, infestati da mali di ogni tipo.»

Falso. Non che io sappia riconoscere un olmo, ma la toponomastica di quel quartiere non è così beffarda, di alberi e di giardini ce ne sono in realtà parecchi, ma non sempre sono espressione di un paradiso terrestre, spesso possono essere luoghi di degrado. Eppure in quei luoghi, nonostante quei mali di ogni tipo, si può svolgere un'infanzia più allegra di quella di un bambino solitario, che aspetta l'estate per scappare dalla città e che poi andrà a cercare altre montagne per ritrovarsi in un'altra città e scoprire che l'Himalaya potrebbe non essere così diverso dal Monte Rosa.

«Il modo in cui un luogo custodiva la tua storia. Come riuscivi a rileggerla ogni volta che ci tornavi. Poteva esisterne solo una di montagna così, nella vita, e in confronto a quella tutte le altre non erano che cime minori, perfino se si trattava dell'Himalaya.»



mercoledì 18 gennaio 2023

Fervore di Buenos Aires - Jorge Luis Borges




«Non ho riscritto il libro.» Inizia così la prefazione all'edizione del 1969 dell'opera prima di Borges, pubblicata nel 1923 e poi rivista e ritoccata molte volte, in un continuo incontro e dialogo tra il ragazzo del 1923 e "il signore che adesso si rassegna o corregge". Sono la stessa persona, ma sono anche due persone diverse, che si incrociano in questi versi, a cui l'autore, in un'altra nota, spiega di aver voluto dare la struttura tracciata da Heine in "Die Nordsee".

Buenos Aires è la protagonista di queste poesie, ma è anche uno stato d'animo, quello dei tramonti, delle ombre, del fatalismo. «A quel tempo, cercavo i tramonti, i sobborghi e l'infelicità; ora cerco i mattini, il centro e la serenità.»


ATARDECERES

La clara muchedumbre de un poniente

ha exaltado la calle,

la calle abierta como un ancho sueño

hacia cualquier azar.

La límpida arboleda

pierde el último pájaro, el oro último.

La mano jironada de un mendigo

agrava la tristeza de la tarde.


El silencio que habita los espejos

ha forzado su cárcel.

La oscuridá es la sangre

de las cosas heridas.

En el incierto ocaso

la tarde mutilada

fue unos pobres colores.


TRAMONTI 

La luminosa turba di un tramonto 

ha esaltato la strada,

la strada aperta come un vasto sogno

verso qualsiasi sorte.

La limpida albereta

perde l'ultimo uccello, l'ultimo oro.

La mano lacera di un mendicante

accresce la tristezza della sera.


Il silenzio che abita gli specchi

ha forzato il suo carcere.

L'oscurità è il sangue

delle cose ferite.

Nell'incerto tramonto

la sera mutilata

fu solo qualche povero colore.


Traduzione di Tommaso Scarano

sabato 31 dicembre 2022

Dissipatio H.G. - Guido Morselli

«Siamo morti a tutto ciò che non ci tocca o non c'interessa. Non dico a ciò che succede sulla Luna, ma a ciò che succede a coloro che stanno di casa dirimpetto a noi.»

Dopo aver letto "Un dramma borghese" mi è venuta la curiosità di leggere l'ultimo romanzo di Morselli, quello che aveva insistentemente e inutilmente tentato di far pubblicare prima del suicidio.
Un romanzo molto diverso dal precedente, anche se certi temi ricorrono. È un romanzo sulla vita e sulla morte, sugli uomini, sul loro bisogno di solitudine e nello stesso tempo di avere intorno altri esseri umani. Un labirinto che scorre e si riavvolge nella mente del protagonista.

giovedì 29 dicembre 2022

Porte aperte - Leonardo Sciascia


Le porte aperte simboleggiavano la tranquillità e la sicurezza nel periodo fascista, l'ordine che compensava la repressione e tutto quello che non si riusciva a capire: «La conquista dell'Etiopia, va bene: benché non si capisse come mai ad un impero conquistato corrispondesse, per i conquistatori, un sempre più greve privarsi delle cose che prima, almeno per chi poteva comprarle, abbondavano.»

Ma molte altre porte restavano aperte nella Palermo degli anni Trenta, «aperte sicuramente restavano le porte della follia.»

Al centro di questo breve romanzo c'è infatti la follia di un crimine terribile, un triplice omicidio, e l'ombra della pena di morte, a cui si oppone il piccolo giudice, che deve occuparsi del processo. 

«E ancora mi è avvenuto di chiamarlo il piccolo giudice non perché fosse notevolmente piccolo di statura, ma per una impressione che di lui mi è rimasta da quando per la prima volta l'ho visto.»

Poche pagine dalle quali emerge un'epoca, con le sue contraddizioni e i meccanismi per cui la fine è nota ma combattere una battaglia persa può valere la pena perché far emergere un principio è più importante che riuscire a salvare la vita di un uomo.

«Il nome di uno scrittore, il titolo di un libro, possono a volte, e per alcuni, suonare come quello di una patria: e così accadde al giudice sentendo quello di Courier, sul cui volume delle opere complete, trovato nel solaio di un parente che non sapeva che farsene, aveva cominciato a compitare francese e ragione, francese e diritto.»

martedì 27 dicembre 2022

Un dramma borghese - Guido Morselli

«Sono sempre andato a caso, nei miei tentativi di avvicinarmi a mia figlia, e è troppo tardi per cambiare.»


Da un po' di tempo giravo intorno a Morselli, attirata, più che altro, dalla sua vicenda di scrittore, i cui romanzi sono stati rifiutati dagli editori per tutta la vita, e poi riscoperti e trasformati in caso letterario dopo il suo suicidio. Come Kafka, anche Morselli morì senza conoscere il suo destino di scrittore, ma, a differenza di Kafka, sta per essere dimenticato un'altra volta. 

Un post molto bello su LLC mi ha convinto a partire da questo romanzo, forse uno dei minori, in cui però emerge la grandezza di un autore che affronta un tema difficile e complicato, quello del rapporto di un padre e una figlia che non si conoscono, perché hanno passato pochissimo tempo insieme, ma che si trovano a trascorrere le rispettive convalescenze nelle camere comunicanti di un albergo sul lago di Lugano. Le acque ferme del lago fanno da contrappeso all'atmosfera ferma e claustrofobica che si agita nella stanza d'albergo, nella quale il mondo esterno entra a fatica, attraverso le lettere che il padre riceve dal giornale per cui lavora e i rari richiami della sua vita. Sono poche anche le persone che si intromettono in questo rapporto esclusivo: Carla, la moglie e madre morta troppo presto e tra troppi dubbi, Vanetti, il medico che forse dedica qualche visita di troppo a due ammalati ormai guariti, e Teresa, l'amica della figlia, il cui arrivo scompone lo scenario, fino ad arrivare a un finale forse inevitabile. 

Una prosa ricca, che si addentra nella psicologia dei personaggi, costituisce l'ossatura di un romanzo coinvolgente nonostante la trama scarna. Di Morselli leggerò sicuramente altro.