venerdì 9 agosto 2019

Da soli - Cristina Comencini

Marta sta fumando una sigaretta sul ponte della nave, Piero si avvicina e le chiede se ha una sigaretta anche per lui e se possono fumare insieme. In realtà Marta non è sola, con lei c'è Andrea, entrambi sono sposati ma hanno deciso di stare insieme e di non lasciarsi mai più. Nemmeno Piero è da solo, con lui c'è Laura. Così ha inizio un'amicizia, ma anche la storia di due coppie che, dopo quasi trent'anni, scoppiano insieme.
Ho comprato a scatola chiusa il libro della Comencini perché da anni non leggevo niente di suo e avevo un po' la nostalgia della sua scrittura, del suo modo di esplorare i rapporti. E ho trovato una storia che mi ha ricordato un po' Lacci, di Starnone. La storia di due matrimoni, di due separazioni, di quattro punti di vista, raccontati da quattro diverse voci.
Mi è piaciuta l'idea del bagaglio, che ognuno si porta dietro ('sono doppia per definizione, ho due valigie da portare, non una sola come gli uomini") e che a volte potrebbe non essere quello giusto. E poi mi è piaciuta l'idea delle case, che Marta progetta e riprogetta, come vorrebbe riprogettare di continuo la propria vita, per sfuggire agli schemi, o forse per seguirli. Case troppo piccole e affollate, in cui, come diceva la Ginzburg, manca sempre una stanza. Oppure case troppo grandi, case solitarie, case complicate.
D'altra parte però mi è sembrato qualcosa di già letto, di già visto, qualcosa in cui manca qualcosa.

martedì 6 agosto 2019

La scomparsa di Majorana - Leonardo Sciascia

Sono poche le pagine di questo libro, eppure sono dense e si finisce per rileggerle più volte, per non perdere nemmeno una parola.
Majorana appare e scompare tra queste pagine, personaggio sfuggente, dilaniato tra scienza, fede e filosofia. Un uomo che vuole scappare da se stesso, dalla propria precocità, da quello che deve fare. Un genio, amico e al tempo stesso rivale di Fermi, che forse comprese le falle di un sistema poliziesco e le usò per inscenare la propria dipartita. Una dipartita in acqua, quasi mitologica. Una fuga dal mondo e dal destino.
Sciascia si avventura nella vita di Majorana, nel mistero che lo avvolge, con lo stile unico, con cui sempre attraversa i propri personaggi. 

venerdì 28 giugno 2019

Il rumore del mondo - Benedetta Cibrario

Della Cibrario mi era piaciuto molto Rossovermiglio, sono passati una decina di anni ma mi sembra un secolo, da quella vacanza a Lisbona, in cui l'avevo letto. E sembra passato un secolo adesso, nel leggere questo suo nuovo romanzo, non solo per l'ambientazione (che mi è piaciuta) ma per la struttura. Un romanzone in costume, scritto bene, ma un po' troppo tirato in lungo. Un romanzo con tanti personaggi, tutti molto ben caratterizzati, ma forse anche troppo. Un romanzo che indugia, che si disperde. Un romanzo che forse è stato scritto pensando un po' troppo allo Strega, a quello che certi giudici vogliono leggere, e che mi ha annoiato. Non è un brutto romanzo ma io credo che la Cibrario possa fare di meglio e che abbia fatto di meglio.

venerdì 21 giugno 2019

Vani d'ombra - Simone Innocenti

Avevo comprato questo libro per curiosità, perché Simone Innocenti l'ho conosciuto su internet attraverso LLC. E ho scoperto uno scrittore vero, di quelli che sanno usare la lingua italiana e ci fanno capire quanto sia bella la nostra lingua, anche quando racconta una storia cruda. O forse proprio per quello. 
"Fu per quel motivo che chiesi ai miei genitori un binocolo. Perché con un binocolo o con qualsiasi altro oggetto avrei tenuto la realtà a giusta distanza, avrei messo la vita nel mirino, l'avrei scoperta senza rimanerne compromesso..." E invece è proprio questa voglia di vedere di Michele Maestri a tredici anni, quello che vedrà e sentirà dall'armadio in cui è chiuso, a comprometterlo, a farlo sentire sempre difettato e fuori posto. Perché in fondo Michele Maestri non uscirà mai veramente da quell'armadio, ci girerà intorno, ci entrerà, se lo porterà dentro sempre. "Vani d'ombra" è la storia di una vita che gira intorno a quell'armadio, la storia di un labirinto bianco, come le federe dei cuscini che stanno nell'armadio, come la schiuma del mare e i muri del paese, che nascondono tutto quello che vi accade dentro. È un romanzo che corre veloce, da cui non si riesce a staccarsi, per una scrittura in cui ogni parola è al posto giusto e che mantiene una tensione costante. Una scrittura che, come il filo di Arianna, porta ad una conclusione immaginata, temuta, eppure sorprendente.

lunedì 17 giugno 2019

Che ne dici di baciarci?

Era il 1988 quando il mio amico Bert studiò il piano perfetto per lasciare la DDR. Equipaggiato solo della sua tessera verde di previdenza sociale, il giorno di San Silvestro voleva attraversare la Repubblica Popolare Polacca e l'URSS, per poi raggiungere la Corea del Nord e infine proseguire in qualche modo per la Corea del Sud. Un percorso più improbabile era difficilmente immaginabile, ma lui sosteneva che, proprio perché quell’idea era così fantasiosa, così assurda, nessuno ci avrebbe fatto caso. Sì, le guardie di Vladivostok non avrebbero saputo distinguere il timbro di un medico da un visto per la Corea del Nord. Subito dopo Mosca, però, era lui l'unico straniero in lungo e in largo, e si meravigliò di come tutto stesse andando liscio. Prese il treno che da Vladivostok andava in Cina. Era una locomotiva con una sola carrozza, con un solo passeggero, lui. Quando mostrò la sua tessera di previdenza sociale, scattarono le manette e tornò a Berlino. Nel carcere di Hohenschönhausen. Poco tempo dopo io fui convocato dalla Stasi per un interrogatorio.


"Che ne dici di baciarci?" è il titolo con cui è stato tradotto in italiano il romanzo di Rayk Wieland (letteralmente sarebbe "Propongo di baciarci"). Scritto dieci anni fa, nel 2009, è il ricordo divertente e ironico di un mondo che non esiste più, quello della DDR. Un mondo in cui "In ogni casa c'era un capocasa, che controllava se la vita familiare era in ordine, se si andava regolarmente al lavoro e se magari si ricevevano visite dall'Ovest. In quei settant'anni si controllava persino che vestiti venivano indossati, con che borsa si andava a fare la spesa e che direzione indicava l'antenna della televisione sul tetto ". Si controllava e, se non si scopriva nulla, forse non si era controllato bene. Ogni dettaglio poteva essere un segnale, un simbolo, anche le lettere che il protagonista scriveva a Liane, la sua ragazza del tempo, che viveva a Monaco e che ogni tanto andava a trovarlo. E, siccome i minuti di quelle visite passavano troppo velocemente, l'espediente era aderire al "Gruppo 61", cioè aggiungere un secondo ad ogni minuto. Tra equivoci e salti nel tempo, l'autore ricostruisce la storia di una città spezzata e scopre che proprio lui, che sognava l'Ovest, si trova ora a provare nostalgia per quel mondo scomparso, nel quale ha vissuto la sua giovinezza. "Che la giovinezza impallidisca e non resti che da qualche parte una gualcita raccolta di aneddoti - okay." 

mercoledì 15 maggio 2019

La confusione morale - Lodovico Festa

Mi sono chiesta parecchie volte, mentre leggevo questo libro, cosa mi spinga ogni tanto ad acquistare i gialli italiani di Sellerio, che, per molti motivi, non sono il mio genere.
Oltre al fatto che i libri Sellerio, con le loro copertine blu, mi piacciono e sono comodi da infilare nella borsa, c'è sicuramente, nel caso di "La confusione morale", come nei romanzi di Robecchi, il piacere di ritrovare la mia città, i miei luoghi. In questo caso poi, visto che la vicenda si svolge nel 1984, c'era anche la voglia di un salto nel passato, in un mondo scomparso, in cui internet non era nemmeno una vaga fantasia.
In realtà il salto nel passato non è stato proprio come me l'aspettavo, perché il romanzo mi ha trasportato in una dimensione che non ho mai conosciuto. Nel novembre del 1984 avevo infatti appena iniziato il liceo e una distinzione delle persone sulla base dell'estrazione borghese o operaia era quanto di più lontano si possa immaginare. Al massimo ricordo il giornale radio che, dall'automobile di mio padre, nominava Lama Marini Benvenuto "come un sol uomo". I personaggi del romanzo sono tanti, forse un po' troppi e di poco spessore, così si finisce un po' per confonderli. È divertente però riconoscere, sotto mentite spoglie, il sindaco di allora e altri personaggi che movimentavano le cronache dell'epoca. Qualcuno lo fa ancora oggi. Un po' meno divertente è invece ritrovare i luoghi con i nomi storpiati, così Gattullo diventa Mattullo, il Sant Ambroeus il Sant Federigh, fino a trasformare il Bar Basso in Bar Nano. Questo ha tolto ulteriormente la poesia al salto indietro nel tempo. Fortuna che la Hoepli è rimasta la Hoepli. 
All'inizio il romanzo mi ha quindi un po' annoiato, colpa anche di un protagonista, Mario Cavenaghi, incolore come il suo nome, che sembra animarsi solo entrando in un bel ristorante e gustando un buon piatto. Niente di paragonabile insomma al brillante e malinconico Carlo Monterossi creato da Robecchi. Il libro però è scritto bene e lentamente anche il protagonista si è reso simpatico, facendomi venire voglia di proseguire con la lettura e di arrivare alla fine, per scoprire un mondo che anticipa il nostro e che getta i semi di quell'ansia di distinguere tra buoni e cattivi, tra onesti e disonesti, che fa perdere di vista la realtà delle cose. 

sabato 4 maggio 2019

Una boccata d'aria - George Orwell

George Bowling aveva dei progetti, ma era molto tempo fa, quando viveva a Lower Binfield. Erano sogni semplici, nati in un mondo in cui era sempre estate, aveva una ragazza che si chiamava Elsie e pescare era la sua occupazione preferita. Poi la guerra ha cancellato quel mondo, ha distrutto i suoi sogni, la vita è andata avanti. Così George si ritrova a quarantacinque anni con la dentiera, parecchi chili di troppo, due figli e una moglie che si chiama Hilda, una che "riesce sempre a dire qualcosa di deprimente nel momento in cui metti piede in casa". George abita in Ellesmere Road, una strada di periferia come tante, con case identiche una all'altra. "Tanto per cominciare, i nove decimi degli abitanti di Ellesmere Road sono convinti di possedere le loro case. Ellesmere Road, e tutto il quartiere che la circonda, fino a High Street, è parte di un grande racket chiamato Hesperides Estate, di proprietà della Cheerful Credit Building Society". Nel giorno in cui riceve la sua nuova dentiera e il rombo di un aereo echeggia nel cielo, George sente il bisogno di una boccata d'aria, di liberarsi di tutto quello che è diventata la sua vita e di tornare indietro, al mondo in cui è stato ragazzo, a Lower Binfield, e di pescare finalmente quel grosso pesce che ha visto un giorno nella cava.
Da molto tempo non leggevo Orwell, questo libro mi è capitato in mano per caso, mentre giravo in una libreria di Londra. È stato un po' come ritrovare un amico e stupirmi di continuo per l'ironia acuta che percorre le pagine, per lo sguardo lucido e disincantato con cui guarda una società sulla quale sta per incombere un'altra guerra. È un libro amaro ("Gli uomini grassi di quarantacinque anni non possono andare a pescare"), pieno di nostalgia e di rimpianti, pervaso dalla consapevolezza che tutto sta per succedere di nuovo. Eppure rimane lieve e leggero, non tocca mai la tragedia. "Perché ero corso via così? Perché mi ero preoccupato del futuro e del passato, per poi scoprire che il futuro e il passato non contano?"
E alla fine resta solo una domanda: ma che grande scrittore è stato Orwell?