<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359</id><updated>2011-11-28T15:26:25.732-08:00</updated><category term='lavoro'/><category term='Ibiza'/><category term='Burn after reading'/><category term='La solitudine dei numeri primi'/><category term='libri'/><category term='George Clooney'/><category term='La Didone'/><category term='mare'/><category term='Passato Imperfetto'/><category term='vent&apos;anni'/><category term='John Malkovic'/><category term='la Scala'/><category term='romanzi'/><category term='Harold Pinter'/><category term='amici'/><category term='Messaggerie Musicali'/><category term='Sandor Marai'/><category term='vacanze'/><category term='Irène Némirovsky'/><category term='Leggere'/><category term='quarant&apos;anni'/><category term='famiglia'/><category term='Milano'/><category term='Le braci'/><category term='Monica Valentini'/><category term='Brunella Gasperini'/><category term='frammenti di specchi'/><category term='Indiana Jones'/><category term='Eluana'/><category term='internet'/><category term='Brad Pitt'/><category term='lulu'/><category term='editing'/><category term='Teatro dell&apos;Assurdo'/><category term='Divorzio a Buda'/><category term='Michael Jackson'/><category term='La donna giusta'/><category term='Forte dei Marmi'/><category term='Cechov'/><category term='romanzo moderno'/><category term='Facebook'/><category term='Julian Fellowes'/><category term='eutanasia'/><category term='Marianna Di Cuori'/><title type='text'>Dietro lo specchio</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>19</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-7757738619682789751</id><published>2011-11-13T15:22:00.000-08:00</published><updated>2011-11-28T15:26:25.747-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lulu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editing'/><title type='text'>A proposito di editing</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La telefonata con Monica mi ha lasciato la strana impressione che ci fosse ancora qualcosa in sospeso e probabilmente non solo perché avevo il sospetto che il corriere avesse consegnato ad un'altra persona il regalo che le avevo inviato per il compleanno, ma perché per la prima volta avevamo parlato di editing, parola che finora era sempre rimasta estranea alle nostre conversazioni.&lt;br /&gt;Secondo un editor, insomma, Monica avrebbe dovuto cambiare parecchie cose nei suoi libri, per esempio avrebbe dovuto smettere di usare i tre punti di sospensione "perché non vanno più".&lt;br /&gt;Così mi è tornata in mente una discussione che si era tenuta in un forum e nella quale avevo faticato parecchio a non intervenire. Ma da tempo ho rinunciato a fare polemiche nei forum perché ho scoperto che poi non si finisce mai. Eppure questa cosa dell'editing e tutto quello che avevo letto nel forum, mi si stava agitando in testa, insieme alle parole di Monica.&lt;br /&gt;Tanto vale dirlo subito: io sono contraria all'editing. O meglio, sono contraria all'editing se si tratta di riscrivere completamente un testo, o anche solo di tagliarlo e riaggiustarlo significativamente. E poi sono contraria all'editing quando si tratta di fisse, tipo quella dei tre punti di sospensione. Un po' perché io amo i tre punti di sospensione e mi piace usarli, così come mi piace moltissimo trovarli in quello che leggo, e un po' perché non credo si debba scrivere in base a delle mode o a quello che va in un certo momento. Di questo passo, scriveremmo tutti nello stesso modo, utilizzando le stesse espressioni e la stessa punteggiatura, mentre quello che è bello e piacevole in una lettura, è lo stile dell'autore, la sua capacità di usare la lingua in modo diverso da quello di chiunque altro. La punteggiatura e il suo diverso uso, fanno parte di questo stile, anzi, lo caratterizzano e lo costituiscono. Ho sempre pensato che in un romanzo o in un racconto non fosse tanto importante quello che viene scritto ma il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;come&lt;/span&gt; viene scritto. Un buono scrittore è quello che riesce a scrivere qualcosa di bello anche trattando un argomento esile e inconsistente, semplicemente per la sua capacità di mettere insieme le parole in modo armonioso, oppure ruvido e faticoso. Perché non sempre ciò che è scorrevole è bello.&lt;br /&gt;Nel forum, una persona sosteneva che il rifiuto dell'editing (insito nell'autopubblicazione) sia presunzione. Può darsi che abbia ragione: probabilmente, chiunque scrive è conscio di non poter fare di meglio (altrimenti ci avrebbe pensato da solo a cambiare una certa parola o a spostare una certa virgola). Io però sono più propensa a pensare che sia anche onestà: che soddisfazione si può trovare nel veder pubblicato, fosse anche da un grande editore, un proprio romanzo che sia stato completamente modificato da qualcun altro? L'unica soddisfazione può essere quella di un buon compenso, intascato però pur sempre con il senso di colpa per non aver scritto ciò che è stato pagato o, peggio, per aver tradito il testo originario, nel quale indubbiamente chiunque mette una parte di se stesso.&lt;br /&gt;Al di là della presunzione, e al di là del fatto che io scriva bene o scriva male, credo che comunque il mio modo di scrivere sia questo. Se poi non piace, pazienza, si leggerà altro. Quel che è certo è che io non posso diventare un'altra e nemmeno la mia scrittura.&lt;br /&gt;Sempre nel forum, una sostenitrice dell'autopubblicazione che avversava l'editing, diceva di aver smesso persino di leggere libri pubblicati da grandi editori.&lt;br /&gt;Non condivido questa posizione estremista, che chiude la porta alla letteratura in modo insensato.&lt;br /&gt;Leggere è sempre bello e sempre utile, anche se il libro è brutto, anche se l'autore non è quello il cui nome è scritto sulla copertina, o almeno non solo lui. In ogni caso credo sia importante leggere quello che viene pubblicato tanto quanto è importante leggere i classici.&lt;br /&gt;E' normale, quando si porta un libro ad un editore, che questi, prima di investire soldi, voglia riadattarlo e renderlo il più commerciabile possibile, andando sul sicuro e modificandolo in base alle mode. Tutto dipende dall'uso che si vuole fare del proprio scritto. Nel momento in cui si decide di mercificarlo, ci sono determinate regole e compromessi, perché a quel punto il libro non è più solo nostro ma di un team di persone che ci lavorano e si aspettano di ricavarne un risultato.&lt;br /&gt;Se siamo gelosi di quello che abbiamo scritto e della parte di noi stessi che ci è finita dentro, per fortuna, nell'era di internet, ci sono Lulu e simili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-7757738619682789751?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/7757738619682789751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=7757738619682789751' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/7757738619682789751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/7757738619682789751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2011/11/proposito-di-editing.html' title='A proposito di editing'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-3181557493137513924</id><published>2010-12-31T09:52:00.001-08:00</published><updated>2011-11-13T15:22:28.277-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Irène Némirovsky'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messaggerie Musicali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzo moderno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cechov'/><title type='text'>Irène Némirovsky</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Ero con mia sorella nella nostra libreria preferita, la Mondadori di corso Vittorio Emanuele, le ex Messaggerie Musicali, quando lei ha sorriso in direzione di uno scaffale e ha preso un libro con la copertina marrone: si intitolava &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I cani e i lupi&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;"Un altro libro della Némirovsky!" ha esclamato felice.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;"Chi è?" ho chiesto. Il nome ostrogoteggiante non mi diceva niente, se non che forse quell'autore era russo, ma io, che pure di autori russi ne conosco parecchi, non ne avevo mai sentito parlare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;"Irène Némirovsky," ha detto lei mostrandomi il nome sulla copertina. "Mi piace tantissimo".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sarà, ho pensato mentre la accompagnavo alla cassa a pagare il libro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ci è voluto qualche mese e la lettura della quarta di copertina di alcuni libri, prima che mi venisse la curiosità di leggere quella strana scrittrice, di cui non avevo mai sentito parlare ma che era morta nel 1942, quando l'olocausto compì un doppio crimine: verso di lei e la sua povera vita ancora giovane, e verso di noi, per averci privato della sua opera.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Per fortuna, però, prima di morire ad Auschwitz, la Némirovsy fece in tempo a scrivere parecchio e io iniziai leggendo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Il calore del sangue&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Era più o meno primavera, il libro era piccolo, un formato comodissimo da portare nella borsa e leggere sulla metropolitana nel tragitto verso l'ufficio. Lo lessi in un giorno e mezzo, senza quasi riuscire a staccarmi e facendolo malvolentieri, quando proprio non potevo farne e meno. Il libro era bellissimo, la storia appassionante e scritta in modo avvincente. Leggevo e per il resto del tempo mi ripetevo le frasi che avevo letto, ripensavo alle scene del breve romanzo, soprattutto quella in cui il protagonista entra nella locanda e vede la propria immagine riflessa nello specchio. Per tutto il tempo della lettura, pensai a pochissime altre cose al di fuori del libro, quando lo finii provai un forte senso di malinconia, un po' per lo sviluppo della vicenda, un po' per la tristezza di averlo finito, un po' per il senso di amarezza che lascia il bellissimo finale a sorpresa. Così chiesi subito a mia sorella un altro romanzo della Némirovsky.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Da sei mesi non leggo altro, sono immersa nelle atmosfere dei suoi romanzi e dei suoi racconti brevi, e mi spiace che fra poco avrò finito anche l'ultimo, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Il malinteso&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, anche se spero che nel frattempo ne venga alla luce qualche altro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sono romanzi e racconti uno diverso dall'altro, con personaggi sempre reali e disegnati con cura in ogni loro aspetto, i temi ricorrenti sono soprattutto la giovinezza e poi la sua perdita durante la vecchiaia, i rimpianti, ma soprattutto il passaggio da una fase all'altra della vita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E' bellissimo soprattutto quello che avrebbe dovuto diventare il suo romanzo più importante, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Suite francese&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, e che resta invece incompiuto, l'unione di due lunghi racconti, molto diversi uno dall'altro, impreziosito però dagli appunti e dalle pagine di diario di una donna che lentamente, e forse addirittura consapevolmente, stava andando incontro alla morte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In questi mesi ho letto i suoi libri tradotti in italiano, ma anche quelli in francese, lingua e patria che scelse dopo la fuga dalla Russia, e finora nessuno mi ha deluso, nemmeno nelle raccolte di racconti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Purtroppo mi manca, e non riesco a trovare in nessuna lingua, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;La vita di Cechov&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, deduco che non sia stato più pubblicato, ma continuo a sperare di trovarmelo davanti, prima o poi. Sì, perché io e la Némirovsky condividiamo una grande passione: quella per il primo scrittore moderno, il più grande, e lei resta la seconda grande scrittrice dell'era moderna dopo di lui.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/home.php#%21/groups/176680365705869/"&gt;http://www.facebook.com/home.php#!/groups/176680365705869/&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-3181557493137513924?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/3181557493137513924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=3181557493137513924' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/3181557493137513924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/3181557493137513924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2010/12/irene-nemirovsky.html' title='Irène Némirovsky'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-3816288814930313795</id><published>2010-07-18T14:59:00.001-07:00</published><updated>2010-08-06T04:46:15.690-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vacanze'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Forte dei Marmi'/><title type='text'>Forte dei Marmi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ero a casa e stavo guardando una delle partite terribili dell’Italia ai mondiali, non ricordo quale però sicuramente non l’ultima, che non ho visto ma i cui risultati mi hanno raggiunto in ufficio, differiti di qualche secondo rispetto al momento in cui avvenivano. Era quindi una di quelle partite in cui ancora si sperava che la squadra si risvegliasse e, al tempo stesso, ci si innervosiva per quel mancato risveglio. Anche chi, come me, di calcio non capisce niente e i mondiali significano solo delle allegre serate d’estate con gli amici.&lt;br /&gt;E’ stato quindi mentre cenavo e guardavo i mondiali, osservavo gli omini blu che rincorrevano la palla vicino alla porta avversaria e poi cercavano di allontanarla dalla propria, che mi sono ricordata di quel pomeriggio lontanissimo in cui ero una bambina che giocava a palla con altri bambini, nel giardino della casa di mia zia.&lt;br /&gt;Ad un certo punto avevamo smesso di giocare e io ero entrata in casa, trovando il soggiorno immerso nella penombra e in un silenzio assoluto, che mi intimidiva e mi infastidiva, mentre tutti fissavano la televisione.&lt;br /&gt;“Vieni,” bisbigliò mia madre prendendomi in braccio e sfiorandomi il viso con i suoi capelli neri lunghi, mentre mi faceva sedere sulle ginocchia. “Guarda, quelli azzurri sono i nostri omini, vedi che corrono e cercano di avvicinarsi alla porta degli altri? Devono buttare dentro la palla,” mi disse, spiegandomi così le poche nozioni che aveva di calcio e che sono tuttora le poche che ho io.&lt;br /&gt;Ho scoperto solo molti anni dopo che erano i mondiali del ‘74 e che l’Italia non ne uscì per niente bene. Questo in parte spiega la sensazione che il silenzio di quel giorno fosse non solo concentrato ma anche piuttosto irritato.&lt;br /&gt;Il resto del weekend invece non andò così male, la casa che mia zia aveva affittato aveva parecchie stanze e in ogni stanza c’era un campanello, il cui numero appariva su una specie di monitor in cucina, cosa che mi divertiva molto e che era una fonte continua di nuovi giochi. Uno su tutti quello dell’ospedale.&lt;br /&gt;Ritornai in quella casa due anni più tardi, in luglio, per due lunghe settimane che restano uno dei periodi più allegri e felici della mia infanzia.&lt;br /&gt;Partii con la zia all’alba di una mattina in cui le strade di Milano erano deserte e il radiotaxi correva veloce verso la stazione centrale. Gli amici che dovevano partire con noi e con i quali dovevamo dividere la casa, arrivarono invece tranquillamente, un buon quarto d’ora più tardi, rilassati e sorridenti.&lt;br /&gt;“Buongiorno!” dissero continuando a sorridere, mentre erano ancora sulla scala mobile.&lt;br /&gt;“Buongiorno un corno!” li accolse irritata la zia.&lt;br /&gt;Quello fu l’inizio della vacanza e della convivenza.&lt;br /&gt;“Voglio andare a Forte dei Marmi,” ho detto, mentre cenavo e guardavo la terribile partita dell’Italia, senza capire niente se non che gli omini blu dovevano cercare di avvicinarsi il più possibile alla porta avversaria e spingere dentro la palla.&lt;br /&gt;Il compagno della mia vita ha staccato gli occhi dalla televisione per un secondo, giusto il tempo di lanciarmi un’occhiata stupita, chiedendosi perché mai mi fosse venuto in mente Forte dei Marmi mentre era in corso una schifosissima partita, che la nostra squadra stava anche rischiando di perdere. Credo che niente potesse essere più lontano dalla sua mente di Forte dei Marmi, un paese dove non era mai stato e dove nemmeno aveva voglia di andare. Del resto anch’io non andavo a Forte dei Marmi da vent’anni. Diciannove per l’esattezza, visto che l’ultima volta è stata in quel bruttissimo e lontano 1991. Diciannove anni… lo stavo realizzando solo adesso e mi chiedevo anche perché fossi stata così tanto tempo senza tornarci. Eppure è un posto dove sono stata felice, anche nel 1991 a Forte dei Marmi ero stata bene. E mi è capitato di passarci spesso, in questi diciannove anni. Invece niente, gli anni sono passati e non mi sono mai fermata. Ci sono parecchie cose di cui mi sto accorgendo che non faccio da secoli senza sapere il perché. Forse semplicemente perché questi anni sono passati molto velocemente, troppo velocemente, e io non ho fatto in tempo.&lt;br /&gt;E’ stato così che siamo passati da Forte dei Marmi e siamo usciti dall’autostrada, in una domenica caldissima, mentre il navigatore ci dirige con voce imperiosa verso il centro e ci porta dritti davanti alla Capannina. E vista così, diciannove anni dopo, di giorno, con il sole, la Capannina mi sembra improvvisamente bella e allegra.&lt;br /&gt;Perché in realtà la Capannina è uno dei posti in cui mi sono annoiata di più in vita mia, ricordo ancora quell’orribile sonno che mi assaliva mentre mi trascinavo da un tavolo all’altro, da una sala all’altra. Ogni volta che sono stata alla Capannina desideravo la mia camera d’albergo e il mio comodo letto e mi chiedevo quanto tempo sarebbe passato prima di poterci andare, mentre accanto a me i miei amici sorridevano e si rallegravano per il privilegio di esser entrati gratis anche quella sera.&lt;br /&gt;Preferivo di gran lunga il Caffè Morin, con i suoi divanetti di vimini e l’affogato al caffè che mi sembrava insuperabile.&lt;br /&gt;“Adesso mi prendo subito una polanskaya,” sorrideva felice uno dei miei amici, che per quell’estate venne soprannominato Polanskaya. Ne beveva a litri, di polanskaya, che altro non era se non un miscuglio di vodka, limone e zucchero. Lo guardavo nauseata e mi veniva ancora più sonno e ancora più voglia di affogato al caffè.&lt;br /&gt;Lo racconto al compagno della mia vita e imito la voce del mio amico, mentre calca l’accento sul nome russo.&lt;br /&gt;Il compagno della mia vita sorride e guarda con sufficienza la Capannina.&lt;br /&gt;“Non mi ricordo più dov’era il nostro albergo,” dico. A dire la verità non mi ricordo nemmeno più il nome, sono secoli che non ci penso. “Però mi ricordo che qui vicino c’era il Caffè Morin, mi piacerebbe tornarci, facevano un affogato al caffè buonissimo. Potremmo prenderci un gelato per pranzo…” dico. Se solo mi ricordassi dov’è il Caffè Morin!&lt;br /&gt;Fa un caldo terribile sul lungomare, sotto il sole. E il lungomare in realtà è la parte che mi interessa meno, io vorrei girare per il paese e ritrovare le strade dove ho camminato tanti anni fa. E’ strano, quell’estate, nel 1991, cercavo i luoghi dov’ero stata da bambina, guardavo all’interno di ogni giardino per ritrovare la casa della zia, mentre ora vorrei ritrovare l’albergo e i luoghi di allora, quando avevo ventun anni ed ero arrivata a Forte dei Marmi con tutta la tristezza di quel brutto anno e la voglia di lasciarmela alle spalle.&lt;br /&gt;Ma cosa cercavo quell’estate, a ventun anni, mentre sedevo ad un tavolo di vimini del Caffè Morin, mangiando un affogato al caffè?&lt;br /&gt;Da circa un anno era finito in malo modo il mio primo grandissimo amore, durato così a lungo e che aveva riempito la mia vita per tanti anni. Eppure ormai lo sentivo lontanissimo e quasi dimenticato, parte di un altro mondo, di quell’infanzia durata tantissimo e improvvisamente terminata.&lt;br /&gt;Quello stesso anno, in una bella giornata di primavera, era morto un amico che avevo visto crescere e con cui avevo condiviso lunghe chiacchierate, e la sua morte mi aveva riempito di rabbia e stupore perché, se pur sapevo che si può anche morire giovani, non avevo mai pensato che potesse veramente accadere. Mi sembrava terribilmente ingiusto.&lt;br /&gt;E poi in estate, in una notte di tempesta, era morta mia nonna.&lt;br /&gt;Nell’estate del 1976 mia nonna invece era viva, bella e giovane, tanto che tutti pensavano fosse mia madre. Arrivò una sera, in treno, in ritardo. Io e la zia la aspettammo sul ciglio della strada e la zia era spaventata e preoccupata per quel ritardo che non riusciva a capire. Stava pensando al peggio, avrebbe voluto fare qualcosa ma non sapeva cosa, per salvare la sorella a cui era sicuramente capitato qualcosa di terribile. Ascoltavo il suo sfogo, con la mano infilata nella sua, senza sapere che quella paura sarebbe stata il riflesso della mia costante paura che possa capitare qualcosa a mia sorella. Quando la nonna arrivò, l’assalì in mezzo alla strada, con tutta l’ansia e l’angoscia che aveva accumulato nell’attesa. La nonna rideva, mentre si chinava a baciarmi.&lt;br /&gt;Ricordo poco del suo soggiorno, mi resta una foto di noi due sulla spiaggia, io con una maglietta a righe sopra il costume e gli zoccoli di legno e jeans, lei vestita, con una gonna rossa e una maglietta nera. La sua borsa di paglia posata accanto a noi.&lt;br /&gt;Un giorno andammo a trovare una sua amica che era in vacanza con la figlia, di circa dieci anni più grande di me. Pranzammo nel loro albergo, io avevo la forchetta sporca ma mi scocciava dirlo, mi sembrava di criticare l’albergo in cui alloggiavano la signora e la figlia, quindi mangiai il primo pensando a come conservare la forchetta pulita, e fare in modo che il cameriere portasse via quella sporca.&lt;br /&gt;E poi ricordo il nostro viaggio in treno, lei che alla stazione mi chiedeva: “Vuoi un leccherino?” e io che lo volevo e scelsi una caramella rettangolare e colorata, con il bastoncino, che mi stancò quasi subito e dopo mi ritrovai con il problema di dove buttarla. Viaggiammo in quarta classe, anche se avevamo biglietti di prima, perché quello fu lo scompartimento in cui salimmo e ci fermammo, sistemando le nostre cose.&lt;br /&gt;Pensavo a tutto questo, mentre ero a Forte dei Marmi nel 1991, a ventun anni. Aspettavo che mi tornasse la voglia di essere felice e intanto andavo alla Capannina e poi in un altro posto in collina che si chiamava Nebraska o Nevada.&lt;br /&gt;In camera leggevo &lt;em&gt;Una donna spezzata&lt;/em&gt; della De Beauvoir e Diabolik, mentre chiuso in uno scrittoio finto-antico avevo messo il quaderno che mi ero portata e dove scrissi &lt;em&gt;Madri e figlie&lt;/em&gt; e un altro racconto che intitolai &lt;em&gt;Peter Pan&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;All’improvviso mi viene voglia di ritrovare il quaderno per rileggere quel racconto e magari pubblicarlo, dopo che per anni l’avevo dimenticato non ritenendolo abbastanza bello.&lt;br /&gt;“Ecco il Caffè Morin!” indico al compagno della mia vita mentre camminiamo e mi affaccio alla vetrata, stupita di ritrovare gli stessi tavolini di vimini. E’ passato tantissimo tempo eppure è rimasto uguale, identico ad allora. E’ bello trovare un posto che non è cambiato, nonostante siano passati diciannove anni. E il Caffè Morin è ancora lì, esattamente dove lo ricordavo: ci è rimasto per tutti questi anni, mentre io vivevo altrove.&lt;br /&gt;Il compagno della mia vita dà un’occhiata distratta, il Caffè Morin non sembra impressionarlo più di tanto.&lt;br /&gt;Eppure io adesso vorrei ritrovare il mio albergo e invece non riesco proprio a ricordarmi il nome.&lt;br /&gt;Cerco sulla rubrica del cellulare il numero dell’ex Polanskaya, l’unico tra gli amici di quell’estate che non si sia perso nella notte dei tempi.&lt;br /&gt;Mi risponde dalla piscina dietro casa sua con voce allegra.&lt;br /&gt;“Il nostro albergo non esiste più da diec’anni!” mi informa. “L’ha comprato Bocelli e adesso è diventato la casa di Bocelli.”&lt;br /&gt;Ci sono rimasta male. Il nostro albergo non c’è più e mi viene in mente il giardino dove a volte alla sera ci fermavamo a parlare. Una sera, non so perché, parlammo di Cesare Pavese e la madre di un nostro amico affermò, come se fosse una verità ovvia e risaputa, che Pavese si suicidò perché era impotente. Quell’affermazione mi diede fastidio e me lo dà ancora a distanza di tempo. Più che altro mi diede fastidio la sua sicurezza, l’intolleranza verso qualunque obiezione a questo fatto. Che ne sapeva di Pavese? Se era impotente o non era impotente, non ci era dato saperlo e non mi sembrava nemmeno fosse particolarmente importante. “Non fate troppi pettegolezzi”, aveva semplicemente scritto prima di “bruciarsi dietro le navi”.&lt;br /&gt;Ho chiesto all’ex Polanskaya un posto dove mangiare.&lt;br /&gt;“E’ problematico, si rischia di spendere tanto e di mangiare male,” ha detto pensieroso. Poi gli è venuto in mente un bagno dove si può mangiare bene senza spendere molto. “Vai verso nord,” mi ha detto.&lt;br /&gt;“Verso nord???? Ma se io nemmeno so dov’è il nord?”&lt;br /&gt;L’ex Polanskaya ha sospirato dall’altra parte del telefono.&lt;br /&gt;“Tieni il mare sulla sinistra,” ha detto.&lt;br /&gt;Abbiamo tenuto il mare sulla sinistra per un po’, camminando sotto il sole.&lt;br /&gt;“Sai che in una giornata come questa, in luglio, dopo essere tornata dalla spiaggia, ho mangiato per la prima volta l’ossobuco col risotto?” ho detto ridendo. Anche il compagno della mia vita ha riso.&lt;br /&gt;Ebbene sì, la storia d’amore tra me, l’ossobuco e il risotto è iniziata proprio qui, sotto il sole caldo della una, grazie all’amore della zia per la cucina. In quell’estate scoprii anche la pasta col pesto e i solitaire, che la zia faceva alla sera e per gran parte della notte prima di addormentarsi. Anch’io imparai due solitari, quello dei re e l’orologio.&lt;br /&gt;E poi c’era la gazzosa, consumata sulla chaise longue prima di tornare a casa per pranzo.&lt;br /&gt;“Fa troppo caldo, fermiamoci da qualche parte,” dice il compagno della mia vita che di Forte dei Marmi sembra ormai averne abbastanza.&lt;br /&gt;“Torniamo al Caffè Morin,” dico e già mi torna in mente il sapore del gelato alla crema affogato nel caffè. E poi anch’io sono stufa di questo sole a picco sulla testa e ho voglia dell’ombra del patio fresco, con i tavolini di vimini.&lt;br /&gt;Torniamo indietro, ci accoglie sorridendo un cameriere che forse nel 1991 non era ancora nato e che mi informa che ora hanno solo gelati confezionati. Delusione! Non riesco a crederci, lo dico in un sms indignato all’ex Polanskaya.&lt;br /&gt;Mangio velocemente una caprese di plastica, poi torniamo fuori e questa volta percorriamo un viale alberato e ombroso. Ricordo quel viale, da qualche parte, nella mia memoria, c’è anche lui.&lt;br /&gt;Finalmente arriviamo in centro e finalmente anche il compagno della mia vita sembra apprezzare un po’ di più questo paese dove probabilmente non vorrà più saperne di tornare.&lt;br /&gt;Gli indico la piazza dove nel 1976 c’erano i baracchini con le paperette di plastica e noi bambini cercavamo di prenderle con il bastone per trovare la sorpresa. Anche il compagno della mia vita ha un ricordo d’infanzia con paperette di plastica. Forse ce l’hanno tutti quelli che, come noi, sono stati bambini negli anni Settanta.&lt;br /&gt;Una volta, con la zia, prendemmo anche la carrozzella, incitavamo il cavallo ad andare più veloce e il cocchiere decise di accontentarci e lo spronò con la frusta. La zia lanciò un urlo.&lt;br /&gt;“Non farlo imbizzarrire!” strillò.&lt;br /&gt;Chissà perché l’idea che il cavallo diventasse bizzarro mi fece ridere a lungo e anche adesso, mentre lo racconto, rido ancora.&lt;br /&gt;Un vigile in bicicletta ci passa davanti.&lt;br /&gt;“Andiamo,” dice il compagno della mia vita, “ci scade il parcheggio.”&lt;br /&gt;Ripercorriamo il viale alberato e torniamo verso la Capannina. Sono sempre entrata gratis, avrei dovuto apprezzare il privilegio, invece ogni volta, mentre ero lì davanti, speravo che quella sera ci rimbalzassero, così me la sarei risparmiata. L’avesse saputo l’ex Polanskaya! No, questo non posso dirglielo, nemmeno diciannove anni dopo.&lt;br /&gt;Davanti a noi sfrecciano due tizi su due monopattini motorizzati con i manubri. Li guardo incuriosita, mentre il compagno della mia vita scuote la testa.&lt;br /&gt;“Tutte le cazzate le hanno qui,” dice.&lt;br /&gt;Saliamo in macchina e per fortuna non è bollente perché è rimasta al riparo degli alberi.&lt;br /&gt;Procediamo lungo la strada senza uscita, piano, alla ricerca di un punto dove poter fare inversione. Quando lo troviamo e ci fermiamo, il furbone dietro di noi si ferma a due centimetri dalla nostra auto, impedendoci di fare manovra.&lt;br /&gt;“Tutti i deficienti sono qui,” dice il compagno della mia vita, quasi rassegnato.&lt;br /&gt;Dopo qualche minuto di incertezza, il furbone capisce, fa marcia indietro e ci lascia lo spazio necessario ad effettuare la manovra.&lt;br /&gt;“Noi andavamo sempre in bicicletta,” dico e gli racconto di quando andavamo fino a Marina di Pietrasanta e l’amico che era con me, che lui ha conosciuto e che ora non vediamo da parecchi anni, ha fatto un frontale con un vecchietto.&lt;br /&gt;Invece una sera siamo andati al cinema all’aperto a vedere &lt;em&gt;Ghost&lt;/em&gt; (o forse era &lt;em&gt;Pretty Woman&lt;/em&gt;) e un tizio in bicicletta ha puntato Polanskaya, che è scappato di corsa sul marciapiede, spaventatissimo. Ma forse non l’ha puntato davvero, forse se l’è immaginato lui e si è spaventato per niente.&lt;br /&gt;“Eravate perfettamente integrati nello spirito del luogo,” sogghigna il compagno della mia vita, mentre soddisfatto dirige l’auto verso l’autostrada.&lt;br /&gt;A Marina di Pietrasanta Polanskaya ci andava spesso, si recava alla Versiliana e, quando tornammo a Milano, quelle sue frequentazioni estive ci fruttarono un invito ad una trasmissione televisiva, dove sfoggiammo una bruttissima figura perché fummo inquadrati in un momento in cui era completamente evidente il nostro disinteresse e la noia per quella trasmissione.&lt;br /&gt;E poi una volta il nostro amico del frontale scoprì una porta comunicante tra la loro camera e quella di un misterioso vicino, entrò dall’altra parte e ci nascose una scarpa di Polanskaya. Lo scherzo però non riuscì perché né Polanskaya né il vicino si accorsero e il nostro amico tornò deluso nell’altra stanza a recuperare la scarpa.&lt;br /&gt;Sorrido mentre guardo il paese che si allontana. Impossibile scoprire dov’era la casa della zia.&lt;br /&gt;Cerco nella borsa ed estraggo il blocco&lt;br /&gt;“Cosa fai adesso?” chiede il compagno della mia vita.&lt;br /&gt;“Scrivo un racconto.”&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-3816288814930313795?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/3816288814930313795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=3816288814930313795' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/3816288814930313795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/3816288814930313795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2010/07/forte-dei-marmi.html' title='Forte dei Marmi'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-4299573987149886324</id><published>2010-04-18T15:07:00.000-07:00</published><updated>2011-11-13T15:40:54.455-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='quarant&apos;anni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vent&apos;anni'/><title type='text'>Vent'anni di troppo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"I quarant'anni sono i nuovi venti!" ha declamato un mio amico con un sorriso, sollevando il bicchiere in un brindisi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho ripensato perplessa a questa frase, su cui non riesco ad essere d'accordo: i quarant'anni sono quarant'anni e basta, i venti sono stati tutt'altra cosa, anche se il tempo è passato così in fretta che quasi non ce ne siamo accorti. Ma in fondo, di cosa avremmo dovuto accorgerci? Avere quarant'anni non è poi così terribile, anzi, per certi versi è anche meglio. Non è detto per esempio che a vent'anni fossimo particolarmente felici (io stavo vivendo proprio uno dei miei periodi più tristi). Di solito a quarant'anni si è più tranquilli, più stabili, più padroni di se stessi e delle proprie decisioni, oltre al fatto che non si è ancora invecchiati abbastanza da rimpiangere l'aspetto fisico che avevamo a vent'anni. Al contrario, forse abbiamo imparato a vestirci, a truccarci, a pettinarci meglio di quanto non facessimo a vent'anni.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E allora cosa rimpiangiamo dei nostri vent'anni? Perché ci ripensiamo sempre con una fitta di nostalgia, perché ci fa rabbia non poter tornare indietro?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perché a vent'anni avevamo dentro di noi infinite possibilità di vivere un'infinità di vite diverse, ma il problema è che a vent'anni non lo sapevamo. E per quanto oggi possiamo essere felici delle nostre vite, dentro di noi, in qualche modo, rimpiangiamo sempre quella decisione che avremmo potuto prendere e che non abbiamo preso. O forse non rimpiangiamo poi tanto quella decisione ma semplicemente il fatto di non poterla più prendere, di non poter più scegliere. A vent'anni hai la vita davanti, puoi sceglierla e cambiarla come vuoi. A quarant'anni è troppo tardi, certe scelte, di solito le più importanti, sono già state fatte e non si possono più cambiare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La prima volta che mi sono sentita vecchia è stato quattro anni fa, il pomeriggio della finale dei mondiali, mentre osservavo i preparativi per i festeggiamenti. "E se non vinciamo, cosa faranno di tutti questi preparativi?" mi chiesi. All'improvviso mi ricordai dei mondiali dell'82, quel pomeriggio lontanissimo in cui mia madre si era posta la stessa domanda e poi aveva sollevato le spalle: "Beh, festeggeranno di esser arrivati secondi," aveva detto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sorrisi nel ripensare a quella sua conclusione e all'improvviso realizzai che mia madre, nell'82, aveva esattamente la mia età di quel giorno: trentasei anni. Soltanto che lei aveva già una figlia di dodici.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A vent'anni non volevo figli, ne ero convinta quando lo dicevo e lo pensavo, era una mia scelta libera, in quanto, se avessi deciso di cambiare idea, avrei potuto tranquillamente farlo. A trent'anni ero così convinta che non cambiai idea. A quarant'anni però non è più una scelta, a quarant'anni è la conseguenza di quello che si è scelto in precedenza e cambiare idea non è più possibile.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il giorno della finale dei mondiali di quattro anni fa mi resi conto di questo: non è vero che l'età è quella che ci si sente: l'età è quella che abbiamo, tutta intera, con le scelte che abbiamo fatto quando pensavamo che non avremmo mai avuto quarant'anni, perché mancava ancora così tanto tempo. Ma forse non è andata poi così male, non è detto che il fatto di non poter tornare indietro sia così terribile...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-4299573987149886324?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/4299573987149886324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=4299573987149886324' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/4299573987149886324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/4299573987149886324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2010/04/ventanni-di-troppo.html' title='Vent&apos;anni di troppo'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-2748096607029015715</id><published>2009-12-19T03:49:00.001-08:00</published><updated>2010-01-03T15:04:37.471-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Passato Imperfetto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Julian Fellowes'/><title type='text'>Passato Imperfetto - Julian Fellowes</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L'ho finito da poco e, anche se non è esattamente il mio genere, mi è piaciuto molto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Passato Imperfetto è un libro che si legge velocemente per il ritmo vivace, da commedia, e, nonostante il finale sia abbastanza scontato, viene voglia di continuare a leggerlo fino alla fine per scoprire cosa succede ai vari (e tanti) personaggi. O meglio, per scoprire quello che è successo, visto che il libro parte dal presente e torna indietro nel tempo a scoprire il loro passato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' un romanzo di classe, che evidenzia le differenze tra le classi sociali all'interno della società degli anni Sessanta e, nonostante la diversa ambientazione temporale, mi ha fatto pensare subito al Grande Gatsby, con il quale ci sono delle analogie anche per quanto riguarda le vicende del protagonista, Damian Baxter.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;All'inizio del romanzo Damian Baxter è vecchio, malato e ricchissimo, alla ricerca di un erede a cui lasciare il suo immenso patrimonio. L'unico che può aiutarlo in questa ricerca è l'amico di un tempo, con il quale da circa quarant'anni ha rotto i rapporti (il motivo lo si scoprirà solo alla fine e, per quanto mi riguarda, mi è sembrato davvero ben poca cosa) e che, durante la loro giovinezza, l'aveva introdotto nel mondo snob e fatuo delle grandi famiglie inglesi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così inizia il viaggio dell'amico, uno scrittore semisconosciuto, nel passato. Un viaggio alla ricerca dell'erede, che parte dalla lista delle donne con cui Damian ha avuo una relazione ai tempi della loro frequentazione e che sono le potenziali madri di suo figlio. La lista è lunga, ma Damian avverte l'amico che non è completa, ha escluso infatti tutte le donne che non hanno avuto un figlio dopo la relazione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come ho detto, il libro mi è piaciuto, nonostante il finale scontato, nonostante in alcuni punti sia quasi ridicolo. E' comunque un libro divertente, di puro intrattenimento, come può esserlo un film leggero, una commedia. Non a caso Fellowes è, prima che uno scrittore, uno scenggiatore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi sono quindi stupita nel leggere che il Guardian e l'Independent lo stroncavano. La cosa che più mi ha stupito però è stato il fatto che lo prendessero molto seriamente, molto più di quanto in realtà meriti, perché invece si tratta di un libro leggero, che dovrebbe essere valutato in base alla sua capacità di far passare qualche ora e di divertire, senza altre pretese. Non è un romanzo da Nobel, non credo che Fellowes abbia mai avuto quell'obiettivo. Perché allora diamo sempre giudizi sui libri come se fossero candidati al Nobel? Forse siamo noi che sbagliamo a voler leggere qualcosa in più di quello che in realtà stiamo leggendo e ad arrabbiarci quando non scorgiamo quel qualcosa in più.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-2748096607029015715?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/2748096607029015715/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=2748096607029015715' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/2748096607029015715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/2748096607029015715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2009/12/passato-imperfetto-julian-fellowes.html' title='Passato Imperfetto - Julian Fellowes'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-1169919311379453306</id><published>2009-06-26T15:14:00.001-07:00</published><updated>2009-08-19T15:30:11.289-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Michael Jackson'/><title type='text'>Michael Jackson</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il venerdì si sentiva nell’aria della mattina, rinfrescata dal violento temporale della notte, e nel sole luminoso che faceva sperare in un bel weekend. L’ultimo weekend di giugno: anche luglio si sentiva ormai nell’aria.&lt;br /&gt;“E’ morto Michael Jackson”, ha detto la voce femminile proveniente dalla radio.&lt;br /&gt;Per un momento, all’improvviso, la giornata si è oscurata. E’ morto Michael Jackson, ho pensato e una serie di immagini della mia adolescenza e della mia giovinezza sono all’improvviso apparse davanti ai miei occhi.&lt;br /&gt;Da anni non pensavo a Michael Jackson, da anni non ascoltavo nemmeno più le sue canzoni, eppure quelle canzoni e quei video sono stati la musica di sottofondo di una lunga parte della mia vita.&lt;br /&gt;Ricordo un’estate al mare con mia sorella, quando mia nonna stava morendo, ascoltavamo Michael Jackson da due paia di cuffie collegate allo stesso walkman e ci stringevamo forte la mano. &lt;em&gt;Just another part of me..&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Avevo dodici anni, facevo le medie, quando la risata di &lt;em&gt;Thriller&lt;/em&gt; riecheggiava dalle radio, ne avevo diciotto ed ero a Monaco quando andai ad un suo concerto. Erano i tempi di &lt;em&gt;Bad&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;The way you make me feel&lt;/em&gt; era la mia canzone preferita. Ero andata al concerto con un’amica conosciuta a Monaco, ma, una volta entrate all’Olimpiastadion, avevamo dovuto separarci perché avevamo posti assegnati lontani. Eppure non mi sentii sola nemmeno per un momento, un po’ grazie alla ragazza tedesca seduta accanto a me, con cui feci amicizia, e un po’ perché il concerto era spettacolare, il migliore a cui avessi mai assistito (e a quei tempi assistevo a molti concerti).&lt;br /&gt;I tedeschi erano entusiasti già prima dell’inizio, la supporter era Kim Wilde. Ho un ricordo di luci, di musica e balli che fino a quel momento avevo visto solo alla televisione. Quando il concerto finì ero felice, camminai insieme alla folla fin fuori dallo stadio e dal villaggio olimpico e salii sull’autobus che mi avrebbe lasciato in una zona residenziale, alla periferia di Monaco. Era una zona di case basse e di villette con giardino, le strade erano buie e strette, costeggiate da cespugli, ma io non avevo paura, nemmeno ci pensavo ad averne. Quella sera ero felice, avevo diciotto anni, mi sentivo adulta e serena. La mia vita mi stava davanti ma io me la sentivo già dentro.&lt;br /&gt;Era l’8 luglio 1988, sono passati ventun anni, ora Michael Jackson è morto, dopo le accuse di pedofilia, dopo anni in cui non ha tenuto concerti e in cui io non ho più ascoltato le sue canzoni.&lt;br /&gt;Seguii distrattamente il processo per pedofilia, pensando che probabilmente era colpevole. Qualche volta guardai con orrore il suo volto sui giornali, completamente diverso da quello dei tempi di &lt;em&gt;Thriller&lt;/em&gt;, un volto spaventoso e stravolto, in cui restava ben poco di umano.&lt;br /&gt;Ora guardo i filmati che lo commemorano, rivedo i suoi video, riascolto le sue canzoni e mi rendo conto di averle dimenticate per tanto tempo. Eppure mi piacciono ancora e capisco perfettamente perché mi piacessero vent’anni fa: Michael Jackson inventò un genere musicale diverso da tutti quelli che l’avevano preceduto, un genere musicale fatto di eccessi e di gioia di vivere che rispecchiava gli anni Ottanta e chi a quei tempi aveva vent’anni.&lt;br /&gt;Ascolto per la prima volta il suo discorso per scagionarsi dalle accuse. E se fosse vero? mi chiedo. Se avesse avuto ragione, se fosse stata solo una manovra di qualcuno per derubarlo? Quanto può essere devastante essere accusati di qualcosa di terribile che non si farebbe mai, sapendo che, comunque vadano le cose, l’accusa lascerà per sempre un’ombra di sospetto?&lt;br /&gt;“Sarebbe spaventoso,” ho detto alla mia amica C. e lei ha annuito.&lt;br /&gt;Non lo sapremo mai, non sapremo mai se quelle accuse erano vere o false.&lt;br /&gt;Anche la mia amica C. è triste, ci sentiamo entrambe malinconiche, la nostra giovinezza è più vicina e più lontana allo stesso tempo, anche se non ci pensiamo mai molto, anche se non ci pesa più di tanto il fatto di avere quarant’anni, semplicemente perché dentro di noi non siamo del tutto convinte di averli veramente. Qualche volta ci guardiamo perplesse, chiedendoci reciprocamente con lo sguardo se davvero sono passati vent'anni da quando avevamo vent'anni.&lt;br /&gt;Sua figlia V. appoggia il viso imbronciato tra i pugni delle mani. Non capisce di cosa parliamo e si sente esclusa dal nostro discorso.&lt;br /&gt;Le sorrido.&lt;br /&gt;“E tu?” le chiedo. “Lo conosci Michael Jackson?” mi guarda stupita, con gli occhi spalancati, e scuote la testa.&lt;br /&gt;V. avrà quindici anni nel 2020, a quei tempi conoscerà Michael Jackson perché le sarà capitato di ascoltare le sue canzoni e vedere i suoi video e lo troverà terribilmente ridicolo, si chiederà perché mai a sua madre e alle sue amiche piacessero quelle canzoni e quel modo di ballare. E’ successo anche a noi quando siamo state a Graceland e dicevamo che Elvis Presley era kitsch e aveva la faccia da fegato.&lt;br /&gt;Michael Jackson è stato un’epoca, la nostra di quando avevamo tra i quindici e i venticinque anni.&lt;br /&gt;E mentre riguardo i suoi video su youtube, presa da un’improvvisa voglia di ascoltare canzoni che conosco a memoria e che avevo dimenticato per vent’anni, ripenso al mio amico, mi sembra di rivederlo camminare veloce per la strada nella quale siamo cresciuti, con la giacca e i pantaloni neri. E’ da quando ho sentito alla radio la notizia della morte di Micheal Jackson che evito questo ricordo, quello di un ragazzo che aveva ventidue anni, che avrebbe dovuto compierne ventitrè e che invece è rimasto giovane per sempre. Lui morì diciotto anni fa, poco prima dell’uscita di &lt;em&gt;Dangerous&lt;/em&gt;, e fu sepolto con la bandiera di Michael Jackson.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-1169919311379453306?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/1169919311379453306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=1169919311379453306' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/1169919311379453306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/1169919311379453306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2009/06/michael-jackson.html' title='Michael Jackson'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-9010684905305759391</id><published>2009-04-05T15:44:00.000-07:00</published><updated>2009-04-27T12:28:24.341-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Le braci'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La donna giusta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sandor Marai'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Divorzio a Buda'/><title type='text'>Sandor Marai</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho scoperto Marai da pochi mesi eppure, in breve tempo, ho divorato tre suoi romanzi e sono decisa a non lasciarmi sfuggire nessuno degli altri.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho iniziato con &lt;em&gt;Divorzio a Buda&lt;/em&gt; e subito sono stata attirata dal flusso di coscienza dei pensieri del giudice e dalla sua storia, che si intrecciava con quella dell'ex compagno di scuola e di sua moglie, sul cui divorzio il giudice avrebbe dovuto pronunciarsi. Al flusso dei suoi pensieri si contrappone il monologo dell'uomo che rifiuta il divorzio e l'accento cade sul diverso modo in cui le persone vivono gli stessi avvenimenti, che per qualcuno sono solo episodi di scarsa importanza, per altri il centro della loro vita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche ne &lt;em&gt;Le braci&lt;/em&gt; due amici, un tempo inseparabili, si ritrovano dopo molti anni e anche qui un lungo monologo svela i segreti della loro amicizia e le ombre del loro rapporto, che comunque è rimasto stretto, nonostante gli anni trascorsi lontani, proprio in attesa di questo incontro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La donna giusta&lt;/em&gt; è, dei tre, il romanzo che ho preferito. Si potrebbe parlare non di un solo romanzo ma di tre, si tratta infatti di tre monologhi, e anche qui la storia è sempre la stessa ma raccontata da tre diversi punti di vista: quello della prima moglie, quello del marito e infine quello della seconda moglie. C'è poi un terzo monologo, più breve, che costituisce l'epilogo, cioé il racconto dell'ultimo amore della seconda moglie.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I protagonisti dei tre romanzi di Marai sono borghesi, persone educate in un certo modo, abituate a comportarsi in un certo modo, rispettando certe regole e certe convenzioni, ma i loro pensieri e i loro sentimenti sfuggono alle regole e alle convenzioni. I personaggi di Marai sono sempre un po' tristi, perché nella vita hanno fatto quello che dovevano fare o quello che il mondo avrebbe voluto che loro facessero, ma la loro vita non è andata esattamente come avrebbero voluto, in loro c'è sempre qualche rimpianto, qualcosa che avrebbe potuto essere diversa, migliore, ma non lo è stata. Ed è così anche quando i personaggi si ribellano alle convenzioni e al modo in cui il mondo vorrebbe vederli, qualcosa si frappone sempre fra loro e la felicità che inseguono, impedendo alla loro vita di essere quella che avrebbero voluto, magari anche solo perché hanno frainteso un evento, attribuendogli un significato diverso da quello che aveva per l'altra parte in causa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I protagonisti dei romanzi di Marai sembrano usciti da un quadro di Vettriano, uomini e donne di cui si intravedono la ricchezza persa e la bellezza sciupata, personaggi stropicciati dalla vita e dal loro passato, a cui però restano sempre legati senza riuscire a staccarsene.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-9010684905305759391?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/9010684905305759391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=9010684905305759391' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/9010684905305759391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/9010684905305759391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2009/04/sandor-marai.html' title='Sandor Marai'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-524945916610700406</id><published>2008-12-25T15:49:00.001-08:00</published><updated>2008-12-26T05:25:08.806-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Harold Pinter'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Teatro dell&apos;Assurdo'/><title type='text'>Harold Pinter</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho appreso la notizia per caso, dalla televisione accesa, nell'unica mezz'ora trascorsa in casa di questa giornata pigra, identica a tutti i Natali che l'hanno preceduta e che la seguiranno.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Harold Pinter è morto ieri. Sono rimasta sorpresa e subito dopo mi sono intristita, come se fosse morto un amico e forse un po' lui lo è stato, visto che le sue opere, lette o viste al teatro, mi hanno tenuto compagnia per molto tempo. E poi era bello sapere che era ancora vivo, uno dei pochi rappresentanti del Teatro dell'Assurdo ancora viventi, una sorta di ponte tra il mondo di oggi e quello di Beckett.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qualche anno fa ho visto &lt;em&gt;Vecchi tempi&lt;/em&gt; al Teatro Piccolo, con mia madre e mia sorella, recitato da Greta Scacchi. E' stato bellissimo e coinvolgente, persino il fatto che fosse così breve ne accresceva il fascino, perpetrando la malinconia e la nostalgia per quanto avevamo appena visto. Ho letto sul giornale che la sera successiva Pinter, in visita a Milano, era stato al teatro ad assistere a quello stesso spettacolo: era bello pensare che un autore del suo calibro fosse ancora vivo e potesse andare a teatro a vedere la rappresentazione delle proprie opere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pochi mesi dopo, sempre al Piccolo, ho visto anche &lt;em&gt;Tradimenti&lt;/em&gt;, un po' più lungo e forse ancora più spietato, apparentemente meno malinconico ma altrettanto capace di mettere in luce aspetti dei personaggi e dei loro sentimenti che sarebbero altrimenti rimasti appena sotto la superficie, invisibili e insondati.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Secondo me la grandezza di Pinter era proprio questa, la capacità di portare in superficie determinati aspetti del carattere e della vita dei suoi personaggi, destinati invece a restare per sempre sepolti nell'ombra delle loro menti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel 2005, quando ha vinto il premio Nobel, sono rimasta perplessa e mi sono chiesta perché. Non perché gli avessero dato il Nobel, naturalmente, ma perché non gliel'avessero dato prima, negli anni d'oro in cui aveva scritto e messo in scena le sue opere più belle. Mi sembrava assurdo che glielo dessero in quel momento, quando gran parte dei ragazzi di oggi non sa chi sia Harold Pinter, perché non ha letto (e probabilmente non leggerà) né &lt;em&gt;The Room&lt;/em&gt; né &lt;em&gt;The Dumb Waiter&lt;/em&gt;. Oggi sono felice che in qualche modo tre anni fa si sia posto rimedio a questa dimenticanza e che non sia stato troppo tardi, dopo tutto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-524945916610700406?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/524945916610700406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=524945916610700406' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/524945916610700406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/524945916610700406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/12/harold-pinter.html' title='Harold Pinter'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-2993051489395702749</id><published>2008-12-21T10:37:00.001-08:00</published><updated>2008-12-26T05:24:35.645-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Facebook'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='internet'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='amici'/><title type='text'>Facebook</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;C'è chi lo odia (come il cmu) e chi lo ama (come me). Fatto sta che comunque Facebook è un fenomeno sociale, forse il vero fenomeno di quest'anno, in cui la crisi finanziaria ci sta intristendo. Su Facebook le cose invece cambiano, si possono lasciar perdere i propri problemi e quelli del mondo per il tempo di un collegamento, si possono rintracciare amici persi, magari senza sapere nemmeno il perché, forse solo perché perdersi fa parte della vita, dell'avere vite diverse, che portano in direzioni e luoghi diversi. O forse ci si è persi perché ci si era voluti perdere, perché non si andava più d'accordo e non ci si sopportava più, ma a distanza di tanti anni è bello ritrovarsi, aver dimenticato i motivi di litigio e ritrovare la gioia delle cose che si sono fatte e vissute insieme. Si possono leggere gli aggiornamenti, vedere gli album fotografici, ripensare a quando si era giovani, provare nostalgia e subito dopo essere felici che il tempo, dopotutto, sia passato bene. Su Facebook si ha comunque l'impressione di non perdersi più.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' bello anche trovare gli amici di adesso, quelli che si sentono tutti i giorni al telefono o per email, quelli con cui si esce e si parla sempre, quelli che non si sono persi, ma che si ritrovano comunque in una dimensione diversa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una cosa bella di Facebook sono anche i forum. Ce ne sono di tutti i tipi ma ce ne sono soprattutto molti che parlano di libri e sono molto attivi e frequentati. Così si scopre che persone che non si conoscono e che non si sa dove vivano, amano gli stessi libri e gli stessi scrittori che amiamo noi, che leggendoli hanno provato le stesse emozioni e gli stessi sentimenti che abbiamo provato noi. Sono sconosciuti ma è bello poter parlare e scambiare pensieri con altre persone, forse proprio per il fatto che sono sconosciuti e che le nostre vite non si sono mai incrociate, se non su Facebook.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-2993051489395702749?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/2993051489395702749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=2993051489395702749' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/2993051489395702749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/2993051489395702749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/12/facebook.html' title='Facebook'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-1556631902480705284</id><published>2008-10-27T16:11:00.000-07:00</published><updated>2008-12-26T05:23:56.571-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='eutanasia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eluana'/><title type='text'>Eluana</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non avevo pensato di parlare di questo nel blog, perché non ritengo sia un argomento da blog, è una cosa troppo importante e troppo privata, come sempre sono importanti e private le tragedie di una famiglia. Eppure, mentre cenavo da sola e guardavo &lt;em&gt;L'infedele&lt;/em&gt;, qualcosa dentro di me ha iniziato ad indignarsi e ad urlare, perché era difficile stare a vedere quel padre composto ed educato che viveva il suo dramma, che cercava di essere capito e non riusciva, mentre altri, estranei, gli dicevano quello che avrebbe dovuto fare, come avrebbe dovuto vivere quel dramma che loro non conoscono, non hanno la più pallida idea di cosa sia, perché è solo suo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La cosa che più mi ha lasciato un forte senso di amarezza della trasmissione è stata quella paura, quella fretta da parte di tutti di sottolineare come nessuno si sognasse di mettere in dubbio il fatto che la vita vegetativa di Eluana non possa esser considerata degna di essere vissuta. A tratti sembrava quasi che quelle persone considerassero la vita di Eluana addirittura bella, quasi invidiabile. Ma perché tanti problemi a dire che una vita ridotta ad uno stato vegetativo è uno schifo, che nessuna persona sana di mente potrebbe cosiderarla degna di essere vissuta? Chi potrebbe ritenere vivibile una vita in tutto simile a quella del mio gelsomino? Chi potrebbe augurarsela o augurarla alle persone che ama?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;C'è stato un periodo, quando ero molto giovane, in cui anch'io credevo che finché c'è vita c'è speranza e aborrivo l'idea dell'eutanasia (che comunque non sarebbe il caso di Eluana). Poi, quando mia nonna si è ammalata di cancro ed è rimasta a letto due anni senza nemmeno la forza di alzare le palpebre, ho capito che la vita qualche volta se ne va prima e non c'è più posto per la speranza. Ho capito che &lt;em&gt;per me&lt;/em&gt; non avrei voluto questo, che quando la vita se ne andrà dal mio corpo vorrei poter morire anch'io.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi chiedo allora perché quelle persone, che si sono truccate e agghindate per partecipare alla trasmissione, che poco dopo saranno tornate a casa e si saranno spogliate e lavate autonomamente, avranno riso, parlato e magari litigato con i loro familiari, perché si ostinavano a non capire? Perché ritengono che una ragazza, che è stata bella, vivace, &lt;em&gt;viva&lt;/em&gt;, che ha riso, camminato e corso sulle proprie gambe, dovrebbe essere felice di esser ridotta ad un vegetale, nutrita tramite una cannetta, portata in giro su una sedia a rotelle dove non riesce a stare seduta?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse perché l'unica persona che l'ha amata è quel padre, che stasera sarà tornato a casa ancora più triste, ancora più amareggiato per non esser stato capito, perché il suo urlo di lasciar fare alla natura il suo corso non è stato ascoltato nemmeno questa volta. Un padre a cui è capitata la disgrazia terribile di vedere sua figlia morta ogni giorno e di non poterla piangere morta. Credo che solo lui conosca quel dramma e che qualsiasi sua decisione sul destino di Eluana debba essere accettata e accompagnata da un comprensivo silenzio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-1556631902480705284?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/1556631902480705284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=1556631902480705284' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/1556631902480705284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/1556631902480705284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/10/eluana.html' title='Eluana'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-244720447674571428</id><published>2008-10-10T15:56:00.000-07:00</published><updated>2008-12-26T05:23:04.801-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La solitudine dei numeri primi'/><title type='text'>La solitudine dei numeri primi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho appena finito di leggere &lt;em&gt;La solitudine dei numeri primi&lt;/em&gt;. Qualche mese fa gli avevo dato un'occhiata da sopra la spalla della persona che, accanto a me, lo leggeva in metropolitana e ne ero rimasta incuriosita, poi qualcuno me ne ha parlato bene e qualcuno invece me ne ha parlato malissimo, addirittura con fastidio e, forse, un po' di disgusto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Io l'ho quasi divorato e devo dire che mi è piaciuto molto perché scritto bene, con uno stile veloce e scorrevole, non si può però evitare di provare un senso di fastidio perché si tratta pur sempre di un libro sgradevole, che parla di personaggi difficili e, perché no, in qualche modo menomati.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alice è rimasta zoppa per via di un incidente in montagna di cui non riesce a smettere di incolpare il padre (che in realtà ha la colpa di averla voluta destinare a diventare campionessa di uno sport che non le piaceva) e reagisce al trauma della sua gamba rovinata per sempre diventando anoressica.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mattia è ossessionato dal senso di colpa per aver abbandonato, da bambino, la sua gemella, Michela, una bambina ritardata. Questo senso di colpa, unito al suo genio per la matematica, lo allontana dai genitori e lo isola dal mondo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci sono poi altri personaggi che fanno da sfondo, Denis, l'amico di Mattia, dapprima innamorato di lui, Viola, la ragazza più bella e più odiosa della scuola, che in realtà nasconde il grande vuoto di non essere realmente amata, Fabio, il marito di Alice, Nadia, la ragazza con cui Mattia trascorrerà una notte, il collega di Mattia all'università e la sua famiglia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La solitudine dei numeri primi&lt;/em&gt; è un libro sull'incapacità di esprimere i sentimenti, sulla difficoltà di superare i traumi e riuscire ad abbattere la barriera di silenzio che separa i personaggi uno dall'altro. Alice e Mattia sono personaggi scomodi, che non si capiscono e che non vogliono farsi capire, per questo viene naturale solidarizzare con il marito di Alice, al punto di giustificare la sua crisi nervosa. Non si può non provare pietà per lui, ma il libro scorre veloce e le vicende di Alice e Mattia, due personaggi sentilmentalmente e socialmente menomati, sono avvincenti pur restando le vicende di due esseri un po' scoloriti e un po' incompiuti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-244720447674571428?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/244720447674571428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=244720447674571428' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/244720447674571428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/244720447674571428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/10/la-solitudine-dei-numeri-primi.html' title='La solitudine dei numeri primi'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-4031827942686359863</id><published>2008-09-23T14:54:00.000-07:00</published><updated>2008-12-26T05:22:21.460-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la Scala'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La Didone'/><title type='text'>La Didone</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ero stata alla Scala soltanto un'altra volta, secoli fa, in gita con la classe delle elementari. Non ricordo molto se non un gruppo di bambini un po' annoiati e un po' stupiti, umidicci per la pioggia. Mi regalarono un libro con la storia del teatro e con la spiegazione del nome, dovuto alla chiesa che prima sorgeva lì, Santa Maria alla Scala. Sfogliai molte volte quel libro, mi piacevano soprattutto i disegni e la piazza, dove ancora oggi mi piace arrivare e guardare la statua di Leonardo circondato dai "discepoli".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'occasione di andare alla Scala con un biglietto superscontato, in un palco centrale, mi ha reso felicissima, nonostante io non capisca niente di opera.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La Scala è un teatro bellissimo, mi sembrava di ricordarla perfettamente ma credo che i miei ricordi non rissalissero a quella mattina di tanti anni fa, quanto piuttosto alle migliaia di volte in cui l'ho vista in televisione o sui giornali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Entrare in un palco è come entrare in un film del settecento, quando nei palchi dei teatri pare si facesse di tutto fuorché assistere agli spettacoli. Beh, io invece volevo assistere allo spettacolo, anche se non sono un'appassionata di opera, perché un'occasione così non credo mi ricapiterà.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le seggioline di velluto rosso non sono proprio comodissime ma sembrano rimaste le stesse da quando il teatro ha assistito al suo primo spettacolo e questo le rende più che comode: bellissime.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In contrasto con l'atmosfera e il gusto antico è solo il libretto elettronico, posizionato davanti alle seggioline, bilingue, che cambia schermata automaticamente. Lui sì, però, è molto comodo, perché in un'opera non sempre è facile comprendere le parole. E io che mi ero scaricata da internet il libretto di carta!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I costumi erano bellissimi e Didone gigantesca e imponente anche quando viene lasciata sola, mentre Enea, anche nell'opera, è sempre il solito mollaccione che perde la moglie per strada. Chissà perché questa cosa mi ha sempre dato sui nervi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il figlioletto Ascanio era in realtà una donna, piccola e agile.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La vecchietta nel nostro palco, accompagnata dalla figlia e probabilmente grande estimatrice dell'opera, era entusiasta e applaudiva fino a farsi male alle mani. Si è perfino scusata perché aveva il raffreddore e ogni tanto starnutiva. In realtà noi non avevamo sentito uno solo dei suoi starnuti e lentamente, dopo le prime due ore, quando abbiamo iniziato ad esaurire ogni angolo da guardare, abbiamo iniziato ad avvertire tutta la stanchezza del lunedì e anche quella della settimana appena iniziata, che si è unita al peso della nostra ignoranza assoluta in materia di opera.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La Scala, dicevo, è un teatro bellissimo, grandioso e antico, i cantanti sono perfetti, riescono a rendere l'essenza e la profondità dei personaggi, aiutati anche dai costumi fiabeschi. Ma per chi non capisce niente di opera, quattro ore sono veramente tante...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-4031827942686359863?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/4031827942686359863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=4031827942686359863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/4031827942686359863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/4031827942686359863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/09/la-didone.html' title='La Didone'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-7638704095424999975</id><published>2008-09-21T15:26:00.001-07:00</published><updated>2008-12-26T05:21:43.353-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brad Pitt'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='George Clooney'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Burn after reading'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='John Malkovic'/><title type='text'>Burn after reading</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Avevo voglia di cinema e di un bel film, dopo tanto tempo in cui non ci andavo. Quello dei fratelli Coen ha soddisfatto pienamente il mio desiderio, come già potevo intuire leggendo i nomi dei protagonisti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;George Clooney è un attore che, pur non essendo classicamente bello, lo diventa ancora di più grazie a quell'aria di uno che non fa tante storie, uno che non se la tira pur essendo tra gli attori più famosi e pur essendo un sex symbol. George Clooney insomma mi è molto simpatico ed è riuscito ad esserlo pur nella parte di un agente imbranato, con una moglie e un'amante che si detestano ma che non sono tanto diverse una dall'altra. L'amante è Tilda Swinton, più odiosa che mai e anni luce lontana da Orlando, ingrassata che quasi scoppia e con i capelli tinti di un improbabile rosso.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il marito tradito di Tilda Swinton, invece, è John Malkovic. John Malkovic è un mostro, lo si capiva benissimo fin da quando tentavano di propinarcelo come bello, eppure (anzi, forse proprio per questo) è perfetto nella parte di un ex agente della Cia che viene licenziato all'inizio del film e che perde il dischetto su cui ha registrato le sue insulse memorie.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Brad Pitt, che è classicamente bello, riesce a diventare classicamente odioso tanto è stupido il suo personaggio e, purtroppo, verosimile. Eh sì, perché guardandolo vengono in mente tutti i tipi così che si sono incontrati nella vita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche Frances Mc Dormand è una che si potrebbe incontrre nella vita, una donna insoddisfatta di se stessa e pronta a rifarsi completamente con una serie di interventi di chirurgia plastica. Purtroppo, per realizzare il suo sogno di un corpo e una faccia nuovi, le mancano solo i soldi. Da qui, dalla sua pelle cadente, nasce la catena di eventi che porta allo svolgimento di un film il cui maggior pregio è quello di riuscire a farci ridere della stupidità dellla gente, che a volte riesce a farci arrabbiare così tanto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-7638704095424999975?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/7638704095424999975/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=7638704095424999975' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/7638704095424999975'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/7638704095424999975'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/09/burn-after-reading.html' title='Burn after reading'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-9188181209290359406</id><published>2008-09-19T15:23:00.001-07:00</published><updated>2008-12-26T05:20:43.555-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ibiza'/><title type='text'>Ibiza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"Ibiza???" avevo chiesto un po' perplessa e un po' inorridita a metà maggio, davanti alla proposta del cmu (alias convivente more uxorio).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;No, l'idea di passare le vacanze ad Ibiza non mi andava proprio a genio, c'eravamo stati nove anni fa, solo per una serata, quando eravamo in vacanza a Formentera, e allora avevo detto: "Mai una vacanza ad Ibiza".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non che non mi fosse piaciuta, eravamo arrivati verso le sei del pomeriggio e avevamo fatto un giro a Dalt Vila, la città antica, con il castello: bellissima. Poi avevamo cenato in un buon ristorante, carino ma molto più caro rispetto a quelli dell'allora più economica Formentera, e nel giro di poche ore la città si era trasformata in un immenso carnevale. Erano tutti molto allegri e molto travestiti, nonostante fosse una serata qualsiasi, sembrava che tutti si sentissero in dovere di divertirsi strafacendo, in un modo o nell'altro. Anch'io mi ero divertita, senza strafare, anzi, senza fare niente, soltanto guardandoli, ma poi ero stata contenta di tornare alla calma e alla tranquillità di Formentera: non avrei retto un'altra serata ad Ibiza. Per me le vacanze sono fatte di lunghe giornate da trascorrere in spiaggia, con tanto mare, tanto sole, abbondanti dormite.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per questo avrei preferito una meta più "abbordabile", tipo Rodi. Ma per Rodi non c'erano voli oppure c'erano ad orari impossibili e così mi sono fatta convincere ad andare ad Ibiza. Il cmu ha detto che l'altra volta avevamo visto solo il lato più evidente e chiassoso, non avevamo visto le spiagge e il lato nascosto e riservato dell'isola. Ho pensato a Serepta Mason di Spoon River e al lato in fiore. Ho pensato che tutto sommato non ci vuole poi molto ad andare a letto presto e, vista la vicinanza, il mare doveva essere molto simile a quello di Formentera e di Minorca.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sarà che sono arrivata ad Ibiza con una voglia estrema di vacanze, dopo un anno lungo e grigio, ma appena sono scesa dall'aereo e ho sentito il sole sulla pelle e il vento lieve mi è venuta subito voglia di mettere il costume e correre in spiaggia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Invece no, abbiamo dovuto rimandare la spiaggia alla mattina dopo perché prima dovevamo ritirare la macchina e poi andare a cercare il nostro albergo. Impresa tutt'altro che semplice, visto che avevamo prenotato un albergo vicino a Sant Antonio, proprio perché memori della confusione di Eivissa. Purtroppo gli isolani non amano le indicazioni stradali, ne mettono una, ti dicono di andare da una parte, ma poi ti abbandonano e al primo bivio ti ritrovi smarrito a tirare una monetina per scegliere la direzione. Quasi sempre la monetina sbaglia e qualche chilometro più in là ti accorgi che invece la direzione giusta era l'altra.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Siamo passati quattro o cinque volte davanti ad un supermercato che si chiamava Suma e poi abbiamo proseguito sulla strada principale, oppure abbiamo tagliato per le viette laterali, dicendoci che l'albergo doveva essere per forza lì. Al quarto o quinto tentativo, quando ancora non c'era traccia dell'Hotel Costa Sur, ci siamo arresi e abbiamo vinto ogni freno inibitorio decidendo di entrare all'Hotel Barcelò (dove invece continuavamo inevitabilmente ad approdare) per chiedere indicazioni. La receptionist dell'Hotel Barcelò era gentilissima e sorridendo mi ha spiegato la strada, con tanto di disegno, indicandomi il quadrato che stava al posto del supermercato Suma. Perfetto: il nostro albergo era proprio lì vicino, nell'unica via in cui non avevamo provato ad entrare perché a senso unico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dopo aver cercato inutilmente parcheggio vicino all'albergo e dopo aver parcheggiato a due isolati di distanza, siamo entrati nella hall trascinando le valigie e sognando solo una camera confortevole e una bella doccia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La ragazza alla reception ha corrugato la fronte guardando la nostra prenotazione e ha trafficato con il pc, mentre le si affiancava una donna più anziana, ugualmente corrugata.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Bueno, bueno!" hanno poi detto sorridendoci soddisfatte e anche noi abbiamo sorriso tirando un sospiro di sollievo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La donna anziana è uscita da dietro il bancone e ci ha fatto strada, indicando l'edificio di fronte e spiegandoci che il nostro albergo era quello e che era molto meglio. Perplessi, abbiamo attraversato la strada e abbiamo trascinato le valigie fino alla reception dell'hotel di fronte, mentre una nuvola iniziava ad affacciarsi sul cielo limpido della mia vacanza. Il temporale mi è esploso dentro quando ho visto la reception triste e squallida dell'albergo che doveva essere meglio e quando la receptionist ci ha detto che aveva posto solo per una notte. E poi? Dove avremmo passato le altre tredici notti? Se al Costa Sur non avevano posto, perché non ce l'avevano detto? Ho fatto tutte queste domande concitatamente, in italiano, alla receptionist che mi guardava dispiaciuta e in spagnolo mi spiegava che da domani mattina saremmo tornati al Costa Sur e che non eravamo i soli a cui era capitato. In quel momento non riuscivo proprio ad essere così altruista, degli altri non me ne importava niente, pensavo solo alla mia tanto attesa vacanza e al fatto che non sapevo dove avremmo dormito in quelle tredici notti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il cmu è tornato al Costa Sur (questa volta senza bagagli) chiedendo spiegazioni. Il direttore ha risposto che dal giorno dopo avremmo avuto la camera che avevamo prenotato e che non capiva perché ci lamentassimo, visto che i due alberghi erano uguali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Uguali???" ho chiesto quando me l'ha riferito. "Ma lo decide lui cosa è uguale per noi?E poi io non posso disfare la valigia e domani non possiamo andare in spiaggia appena ci svegliamo, perché dobbiamo aspettare che ci diano la camera..."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per tutto il resto della vacanza, avremmo invece riso molto nel vedere tutti gli altri che arrivavano dopo di noi e che puntualmente, come noi, venivano dirottati in altre strutture per qualche giorno. Eh sì, perché al Costa Sur, a quanto pare, non negano mai una prenotazione. Poi, quando l'albergo è pieno, si preoccupano di risolvere in qualche modo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La mattina successiva abbiamo avuto una bella camera, affacciata su una piscina circondata da palme.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Uno dei pregi dell'Hotel Costa Sur è che, pur essendo in una zona frequentata prevalentemente da inglesi e quindi costruita a loro immagine e somiglianza, è qualche chilometro fuori Sant Antonio. E Sant Antonio non è certo la città tranquilla che ci aspettavamo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sant Antonio sembra una città della costa inglese, mi faceva venire in mente Bournemouth e una vacanza di tanti anni fa, quando avevo diciassette anni e vivevo di biscotti Digestive perché mi sembravano l'unica cosa commestibile, mentre gli U2 cantavano "With or without you". Anche a Sant Antonio è difficile trovare qualcosa di commestibile perché per lo più vi si trovano pub inglesi, scozzesi, irlandesi e giovani pallidi e lentigginosi che bevono fiumi di birra.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Abbiamo sprecato una sera a Sant Antonio, mangiando una bistecca dura con contorno di patate fritte semicrude, poi abbiamo capito che i ristoranti veri, quelli buoni, sono quelli sulle spiagge e non ci abbiamo più messo piede.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il primo ristorante sulla spiaggia l'abbiamo scoperto a cala Tarida che è bellissima, con l'acqua azzurra e limpida, sovrastata da un ristorante a terrazze che si chiama Cas Milà, dove si mangiano pesce e carne cucinati benissimo. La spiaggia di cala Tarida mi ricordava tantissimo quella dei conigli di Lampedusa, che è uno dei luoghi che mi sono piaciuti di più e dove vorrei tornare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Accanto a cala Tarida, abbiamo scoperto le spiagge del Conte, tre piccole spiaggette fatte di scogli affacciati su un mare selvaggio, e cala d'Hort, che è proprio di fronte al bellissimo scoglio di Es Vedrà, uno dei simboli dell'isola. Poco distante da lì, c'è il Porroig, ovvero una zona selvaggia, dove le bellissime ville sono quasi invisibili in mezzo ai pini e alla vegetazione brulla. E' stato lì, mentre giravamo con la macchina da una spiaggia all'altra, che mi è venuta in mente Susanna Battelli, la protagonista del romanzo che ho scritto e riscritto più volte tanti anni fa e che ora vorrei risistemare e pubblicare con Lulu. Mentre guardavo fuori dal finestrino, continuavo a pensare a Susanna e in qualche modo, dentro di me, avevo iniziato a scrivere altre parti del romanzo. Allora, appena ho potuto, mi sono comprata un blocco e in camera ho scritto quello che credo sarà il prologo del romanzo. Era da tanto tempo che non scrivevo a penna, visto che ormai sono abituata a scrivere quasi solo col computer, ma è stato piacevole e in armonia con l'isola. Perché Ibiza è così: se da un lato ci sono i grattacieli di Sant Antonio e della moderna Eivissa, a pochi chilometri ci sono strade non asfaltate, dove sembra un sacrilegio perfino mettere un lampione per indicare la strada di notte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Scendendo per il Porroig siamo capitati quasi per caso alla spiaggia di Es Torrent, una spiaggetta piccola e sassosa dove un cartello avvisa di non giocare a pallone, di non giocare con i racchettoni, di non parlare ad alta voce, di non tuffarsi... in poche parole a Es Torrent non si può fare niente e l'unica attrattiva sembra essere il ristorante con i tavoli sulla spiaggia, che cucina i migliori gamberi dell'isola.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Eravamo appena arrivati al parcheggio di Es Torrent e stavamo parcheggiando la macchina accanto ad un jeeppone scassato e polveroso dal quale stava scendendo un ciccione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Guarda!" ho detto al cmu. "Simon Le Bon!"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lui è scoppiato a ridere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sì, proprio questo!"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il ciccione intanto stava trafficando con la maniglia della portiera per aprirla e far scendere un numero assurdo di persone. Mentre camminavano davanti a noi, sembravano una comitiva di turisti che seguivano diligentemente la guida, cioé il ciccione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poco dopo, mentre stavamo mangiando, dietro di noi il ciccione parlava al telefono.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Simon Le Bon speaking..." diceva.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho sorriso trionfante al cmu.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che Simon Le Bon fosse un ciccione, io l'ho sempre saputo, fin dagli anni Ottanta, infatti a me piaceva Morten Harket degli A-ha. Avevo un poster enorme di Morten appeso in camera, proprio di fronte al letto, e altri più piccoli sparsi un po' ovunque. Avevo anche i braccialetti di cuoio, che mettevo finché l'allergia non mi costringeva a toglierli.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E ora invece, dopo tanti anni, ecco qui Simon Le Bon, vestito da spiaggia, incurante del suo corpo sfatto, con l'aria un po' annoiata, circondato da una miriade di persone. Canta ancora, credo che abbia ancora successo, nonostante quell'espressione annoiata e un po' malinconica. Non so che fine abbia fatto Morten, da tanto tempo non sento più parlare di lui e l'ultima volta che ha cantato credo che lo abbia fatto in Timor Est, da paranoico quale è sempre stato, con la mania di aggiustare il mondo. Oggi preferisco Simon Le Bon, con quell'aria un po' triste e un po' annoiata, di uno che non ha mai smesso del tutto di vivere negli anni Ottanta e che forse continua a cercarli anche qui a Ibiza, mentre pranza ad Es Torrent e poi sparisce in barca.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poco lontano da lì si arriva ad Eivissa. La città moderna è un porto qualsiasi, una città enorme, mentre Dalt Vila, arrampicata e medievale, è bellissima. Ci siamo arrivati una sera verso le sette, come l'altra volta, e come l'altra volta è stato divertente fermarsi a guardare i negozietti e le bancarelle della strada che porta al castello. Siamo forse anche finiti nello stesso ristoante dell'altra volta, El Portalon, dopo aver camminato a lungo e aver guardato l'isola dal camminamento e dalla terrazza. Abbiamo fatto altre foto, probabilmente identiche a quelle dell'altra volta, e sembrava che tutto fosse rimasto uguale, nonostante fossero passati nove anni. Soltanto ci siamo preoccupati di andarcene presto, verso mezzanotte, prima che ricominciasse il carnevale che invade le strade e di cui non ce ne importava niente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In spiaggia, di giorno, sentivamo i racconti dei ragazzi, soprattutto italiani, a cui del mare non importa molto, e che invece vengono ad Ibiza per cercare lo sballo, la canna, il bicchiere di troppo. Questo è il lato triste dell'isola, il turismo che affolla Playa d'en Bossa, l'unica spiaggia brutta dell'isola, e che anche di giorno non riesce a fare a meno di vodka e spinelli.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poco lontano da Playa d'en Bossa, invece, c'è il parco delle saline, con le spiagge più belle, Ses Salines e Es Cavallet. Siccome Es Cavallet è frequentata più che altro da nudisti e da gay, noi ervamo decisamente più a nostro agio a Ses Salines, che è un paradiso e che è l'altra faccia della Playa des Illetes di Formentera. A Ses Salines siamo tornati più volte anche negli ultimi giorni, quando volevamo imprimerci negli occhi il più possibile l'azzurro del mare perché possa farci compagnia nel lungo inverno che ci aspetta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Siamo tornati più volte anche al ristorante Sa Capella, sulla strada tra Sant Antonio e Sant Agnes, una chiesa mai consacrata e trasformata in un ristorante molto suggestivo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Abbiamo trascorso invece un solo pomeriggio a Sant Eulalia, che, delle tre maggiori città, è indubbiamente la più bella, quella più simile ad un posto di mare. Vicino a Sant Eulalia ci sono poi alcune delle spiagge più belle, come Aigues Blanques e cala San Vicente e, più a nord, Portinax.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' stato quasi senza accorgercene che ci siamo ritrovati a dover raccogliere le nostre cose, sparse per la camera del Costa Sur, e preparare le valige per ripartire. Probabilmente, i portieri dell'hotel, hanno tirato un sospiro di sollievo perché potevano finalmente dare la camera promessa a qualche altro ospite, parcheggiato nel frattempo in un'altra struttura. Abbiamo lasciato la Opel Corsa, impolverata fuori e piena di sabbia dentro, nello stesso garage dell'aeroporto, dove ci sembrava di averla ritirata da pochissime ore e invece erano passate due settimane.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Abbiamo preso il nostro volo per Madrid e da lì quello per Milano, incrociando un gruppo di bresciani o bergamaschi che tornavano da un lungo viaggio in Argentina e che non si lavavano da quaranta ore. Il volo è partito in ritardo, i bresciani o bergamaschi, appena seduti, si sono tolti tutti le scarpe, rendendo l'aria irrespirabile. Abbiamo giocato a carte per distrarci, cercando ogni tanto il sacchetto per il mal d'aria, anche se era solo nausea.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-9188181209290359406?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/9188181209290359406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=9188181209290359406' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/9188181209290359406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/9188181209290359406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/09/ibiza.html' title='Ibiza'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-6355650006783313186</id><published>2008-07-05T11:05:00.000-07:00</published><updated>2011-08-07T15:20:36.284-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brunella Gasperini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Leggere'/><title type='text'>La lettura... una grande passione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi capita un'infinità di volte di sentire gente che dice "Non ho tempo di leggere" o, peggio, "Beata te che hai tempo di leggere!" Sì certo, beata me che in settimana dormo cinque ore per notte (ma nel weekend mi rifaccio con dei recuperi clamorosi). Io leggo appena posso e leggo di tutto, dal fumetto (resterò per sempre una fan di Diabolik) al classico, al polpettone. A volte mi diverto, altre mi annoio a morte, ma difficilmente abbandono la mia lettura, sono sempre curiosa di arrivare fino in fondo, magari anche solo per concludere che quel libro è una gran noia. Leggo ovunque, ma soprattutto sulla metropolitana e mai una volta che mi capiti di finire il capitolo nel momento in cui devo scendere, così mi tocca continuare a leggerlo mentre salgo le scale e riaffioro in superficie, oppure ancora oltre, mentre dalla stazione della metropolitana mi dirigo verso casa. Comunque ormai sono diventata piuttosto brava e riesco ad evitare &lt;em&gt;quasi&lt;/em&gt; tutti gli ostacoli che mi si pongono davanti. L'anno scorso ho anche intercettato il marocchino che, credendomi un'idiota, ha infilato la mano nella mia borsa alla ricerca del portafoglio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La mia passione per la lettura è nata indubbiamente da mia madre, non so se mi abbiano influenzato più i geni che ho ereditato da lei o il fatto di essere cresciuta in una casa dove si trovavano libri dappertutto e dove ci era permesso leggere di tutto. Mia madre non sapeva (e non sa) cosa volesse dire "censura". Per lei potevamo leggere qualsiasi cosa e sbuffava annoiata quando altri si scandalizzavano per quello che leggevamo. Per lei non esistevano libri per bambini e libri per adulti, per lei esistevano libri che, se erano belli, pensava ci avrebbe fatto piacere leggere, era comunque convinta che ci avrebbero insegnato qualcosa. Per esempio nel 1981, in pieno referendum sull'aborto, quando tornai a casa traumatizzata dal racconto di una maestra di religione, mia madre mi diede da leggere &lt;em&gt;Lettera a un bambino mai nato&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Restai affascinata da quel libro, non tanto per i contenuti, quanto per la musicalità con cui venivano espressi, per il modo in cui una parola stava perfettamente dietro all'altra, entrando nel profondo del tema e anche della mia testa. Da quando avevo undici anni, non l'ho mai più riletto, eppure per molti anni (qualche volta persino oggi) ho ripetuto dentro di me le ultime parole, quella bellissima fine triste ma piena di speranza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A undici anni, quando approdai alla Fallaci, avevo però letto già molto. Tralasciando &lt;em&gt;Piccole donne&lt;/em&gt; e i loro vari seguiti, che probabilmente tutte le bambine della mia generazione hanno letto, scegliendo poi di fare tutt'altro nella vita, il primo libro "da adulta" che lessi fu &lt;em&gt;Grazie lo stesso&lt;/em&gt;. Lo avevo sfogliato già molte volte e avevo letto la trama perché mi attirava il disegno buffo sulla copertina, con una ragazza in un quadro strattonato da due ragazzi. Quello che però mi attirava maggiormente era il sottotitolo, "Una Giovanna in due". Quel sottotitolo mi divertiva e mi faceva venir voglia di capire la storia che poteva esserci dietro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Se vuoi leggere &lt;em&gt;Una Giovanna in due&lt;/em&gt;, leggilo," disse mia madre con naturalezza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fu così che conobbi Brunella Gasperini e la mia idea di romanzo e letteratura cambiò per sempre.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per quanto riguarda Brunella, avevo visto la sua foto qualche anno prima sulla copertina di una rivista a casa di mia nonna. "Addio Brunella", c'era scritto accanto alla donna con gli occhiali, il sorriso simpatico e la cornetta del telefono attaccata all'orecchia. Mia nonna guardava quella foto con sguardo triste, come se fosse stata una sua amica. Da quando lessi &lt;em&gt;Una Giovanna in due,&lt;/em&gt; Brunella divenne anche amica mia e tuttora ritrovo, nelle cose che scrivo o che ho scritto, qualcosa di lei.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Grazie lo stesso&lt;/em&gt; era un libro triste, malinconico e al tempo stesso buffo e divertente, come quella copertina. Forse la forza di quel libro stava nel raccontare una storia semplice, scritta con leggerezza, pur nella sua tragicità. La storia era quella dell'amicizia fortissima tra due ragazzi molto diversi, uno con alle spalle una famiglia modesta e unita, l'altro ricchissimo, con una famiglia spezzata. L'amicizia si rompe quando arriva Giovanna, che all'inizio si fidanza con il ragazzo di buona famiglia e poi si innamora del ragazzo sbandato, con la famiglia distrutta. La storia finiva con quello che avrebbe dovuto essere un lieto fine, ma in realtà restava la tragedia della morte di uno dei due amici e del rimorso dell'altro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qualche anno dopo, nella prefazione alle &lt;em&gt;Note blu&lt;/em&gt; scritta da Nicoletta, la figlia di Brunella, scoprii che quello del lieto fine era uno dei cliché della letteratura femminile degli anni Sessanta e Settanta del quale Brunella avrebbe voluto liberarsi, senza tuttavia riuscirci. Io credo che in qualche modo ci sia riuscita perché, dietro il suo sorriso ironico, restava sempre l'amarezza per quella fine triste che proprio non si poteva evitare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Proprio nelle &lt;em&gt;Note blu&lt;/em&gt;, il lieto fine non sminuiva la tragedia, nonostante l'idea che in fondo la vita continua sempre, suggerita da Mariolina-la-ragazza-raggio-di-sole che saltellava sul marciapiede, felice di andare incontro alla felicità che inseguiva da tempo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le &lt;em&gt;Note blu&lt;/em&gt; era uno dei miei libri preferiti, anche perché si ritrovavano i personaggi del primo libro, &lt;em&gt;Fanali gialli&lt;/em&gt;. &lt;em&gt;Fanali gialli&lt;/em&gt; riprendeva il tema di &lt;em&gt;Grazie lo stesso, &lt;/em&gt;era&lt;em&gt; &lt;/em&gt;la storia di due amici, Massimo e Mario, uno ricco e sbandato, l'altro povero e responsabile, con la madre e una sorella (Mariolina appunto) da mantenere. E poi c'era Francesca, la sorella maggiore di Renzo, innamorata di Massimo, che però avrebbe voluto innamorarsi di Mario. Ma il personaggio più affascinante era Tilla Gennari, la ragazza bellissima e complessata, che abitava vicino a Mario e che era sempre stata innamorata di lui ma non credeva nella possibilità di realizzare il suo amore perché lei veniva da una famiglia di "degenerati". In &lt;em&gt;Fanali gialli&lt;/em&gt; il lieto fine era obbligatorio ed era esattamente quello che si voleva leggere, così come nelle &lt;em&gt;Note blu &lt;/em&gt;era inevitabile la tragedia, che si percepiva già dalle prime pagine, dall'incontro di Tannie e Renzo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il libro di Brunella Gasperini che divenne il mio preferito e che ho riletto un'infinità di volte, resta però &lt;em&gt;A scuola si muore&lt;/em&gt;. Il libro era breve, c'erano momenti in cui si rideva molto e momenti in cui la tristezza e la malinconia prendevano il sopravvento. Si svolgeva tutto nell'arco di una giornata, quella in cui il protagonista, arrivato a scuola in anticipo, entrava nella palestra e scopriva il cadavere di Sandra, la sua prima ragazza, di cui in fondo era ancora innamorato. Nell'arco della giornata il protagonista viaggiava da un flash back all'altro, rincorrendo i ricordi della sua storia con Sandra, fino alla fine, quando lei aveva iniziato a drogarsi. E poi c'erano gli amici, di cui aveva smesso da tempo di fidarsi, e la scoperta della storia tra la madre, vedova, e il professore di italiano, che era stato per lui un padre. Il libro era bellissimo e i personaggi erano vivi, con tutti i loro difetti ma anche i loro lati positivi, compreso il protagonista, che scopriva di esser stato inutilmente sospettoso nei confronti degli amici e stupidamente cieco nei confronti della madre e della sua storia con il professore. E poi c'era quella fine drammatica, in cui si scopriva che, come diceva il sottotitolo "Gli assassini sono due: la droga e un altro".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avevo già letto e amato il libro da qualche anno quando a scuola (facevo le medie) la professoressa di italiano si ritrovò a parlare di Brunella Gasperini e disse: "Di lei potete leggere tutto, tranne &lt;em&gt;A scuola si muore&lt;/em&gt;". Poi intercettò il mio sguardo perplesso. "Ce l'hai in casa?" mi chiese. Risposi che l'avevo anche letto e che mi era piaciuto moltissimo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Dovevi proprio dirle che l'avevi letto?" mi chiese mia madre irritata, quando rientrò in casa dopo essere stata a parlare con la professoressa. Eh sì, dovevo proprio dirglielo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho riletto più volte quel libro e anche l'ultimo, &lt;em&gt;Una donna e altri animali&lt;/em&gt;, quello autobiografico, col quale Brunella voleva "uscire del ghetto della letteratura femminile per entrare in quella (diciamo così) unisex".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho ripensato a lei qualche settimana fa, quando sono approdata al forum di Lulu "Storie d'amore" e mi è venuta in mente la sua raccolta di racconti, &lt;em&gt;Storie d'amore storie d'allegria&lt;/em&gt;. Ho cercato il suo nome su internet e ho scoperto che alcuni dei suoi libri sono ancora in vendita, mentre altri sono introvabili. Ho letto anche i commenti di molte persone che l'avevano scoperta dopo la sua morte, come me. Sicuramente i suoi romanzi sono un po' datati, legati agli anni Settanta e alle loro battaglie, credo che però il suo modo di raccontare e di descrivere i sentimenti sia sempre attuale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Proprio in questi giorni ho sentito Severgnini che, alla radio, diceva che un classico è quello che fa provare emozioni a diverse generazioni. Credo che allora i libri di Brunella Gasperini lo siano.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-6355650006783313186?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/6355650006783313186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=6355650006783313186' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/6355650006783313186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/6355650006783313186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/07/la-lettura-una-grande-passione.html' title='La lettura... una grande passione'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-1156095842664522030</id><published>2008-06-22T09:43:00.000-07:00</published><updated>2008-12-26T05:19:27.610-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Milano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Marianna Di Cuori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='famiglia'/><title type='text'>Marianna Di Cuori</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L'idea mi era venuta già un po' di tempo fa, quando avevo aperto il blog sul cannocchiale e avevo visto che esisteva una sessione "Vita da impiegati". E' stato allora che mi è venuta voglia di creare un blog con un personaggio buffo, che riuscisse ad essere divertente e a prendere in giro i luoghi comuni, facendone tuttavia parte. Così ieri mi è venuta in mente Marianna Di Cuori, una donna qualunque, allegra e stressata, un'impiegata stanca che però vorrebbe poter lavorare meglio e serenamente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Marianna Di Cuori è molto bella, alta e magra, con i capelli biondi corti e ricci, gli occhioni blu. Tutto questo è spesso solo un impedimento in più per lei, un motivo per non riuscire ad essere presa sul serio, cosa che capita spesso anche alle sue sorelle, Isabella e Sofia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'unico problema che ho nei confronti di Marianna è che non so se riuscirò ad avere la costanza di portare avanti le sue avventure, perché un conto è scrivere un romanzo o un racconto, un altro è scrivere qualcosa di più continuativo. Comunque per ora mi diverte pensare a lei e immaginare quello che le capita, spero diverta anche chi leggerà.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A parte questo, spero che nessuno pensi che Marianna sia un personaggio autobiografico: lei è molto più bella e (spero!) molto più sfigata, una a cui capitano tutte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://altiebassi.go.ilcannocchiale.it/"&gt;http://altiebassi.go.ilcannocchiale.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-1156095842664522030?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/1156095842664522030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=1156095842664522030' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/1156095842664522030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/1156095842664522030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/06/marianna-di-cuori.html' title='Marianna Di Cuori'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-7089345977647662925</id><published>2008-06-13T15:56:00.000-07:00</published><updated>2008-12-26T05:19:01.490-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indiana Jones'/><title type='text'>Indiana Jones... vent'anni dopo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ebbene sì, dopo oltre vent'anni sono andata di nuovo al cinema a vedere Indiana Jones.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dico dopo oltre vent'anni perché l'unico che ho visto al cinema è stato &lt;em&gt;Il tempio maledetto&lt;/em&gt;. Non avevo mai visto il primo, che avrei intravisto alla televisione molti anni dopo, mentre ho saltato l'ultimo, quello con Sean Connery che impersona il padre.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono passati oltre vent'anni, dicevo, avevo appena iniziato il liceo, e ora sembra passata un'eternità. Eppure, anche se ci informano che siamo nel 1957, gli anni Ottanta sono presenti prepotentemente fin dall'inizio, quando, nel bel mezzo di una strage, l'uomo che l'ha ordinata, si allaccia tranquillamente una scarpa. E qui inizia subito la nostalgia e anche un po' di tristezza. Perché, diciamolo, questo film è soprattutto malinconico e all'insegna del tempo perduto. Infatti, a pochi minuti dall'inizio, quando il compagno di sventure gli ricorda tutte le situazioni peggiori in cui si sono trovati, Indiana Jones risponde cupo: "Eravamo giovani". E noi, cattivissimi, ci ricordiamo i film precedenti e notiamo che sì, è proprio invecchiato. Che Harrison Ford fosse invecchiato, a dire la verità, lo si notava già benissimo circa quindici anni fa, ai tempi di &lt;em&gt;Air Force One&lt;/em&gt; e questo è molto bello, è la risposta delle donne alla convinzione di alcuni uomini di essere destinati ad invecchiare più lentamente. Al proposito si potrebbe anche citare Richard Gere in &lt;em&gt;The Hunting Party&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Purtroppo il nostro sorriso e la nostra soddisfazione durano poco: anche la povera Marion, mentre aspettava Godot, è invecchiata e imbolsita e i perfidi pantaloni marroni non aiutano certo a nasconderlo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cate Blanchett, che ai tempi degli altri film andava al liceo come noi, è spartanamente perfetta, come sempre. Così perfetta che viene spontaneo chiedersi perché. Sì, ad un certo punto del film mi sono chiesta perché non far fare a lei la parte del figlio, visti i suoi precedenti come Bob Dylan: sarebbe stata perfetta. Perché se si può sopportare di avere vent'anni di più, se si può sopportare che Indiana Jones e Marion siano invecchiati, non si può proprio sopportare che abbiano avuto un figlio con la faccia di plastica di Shia Le Boeuf. E alla fine ci ritroviamo a sperare che non raccolga quel cappello, che non ci rovini quel ricordo di quando non avevamo ancora vent'anni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-7089345977647662925?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/7089345977647662925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=7089345977647662925' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/7089345977647662925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/7089345977647662925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/06/indiana-jones-ventanni-dopo.html' title='Indiana Jones... vent&apos;anni dopo'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-772056703545281035</id><published>2008-06-13T15:33:00.000-07:00</published><updated>2008-12-26T05:17:53.389-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lulu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monica Valentini'/><title type='text'>Monica Valentini</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;A proposito di Monica Valentini... è un'amica conosciuta su Lulu, una persona intelligente e generosa, molto sensibile. In poche parole, è un'artista vera, poliedrica, capace di scrivere con uno stile deciso e delicato al tempo stesso, che le permette di esplorare i lati più nascosti e segreti dei suoi personaggi e della storia, della quale riesce a cogliere il lato umano più misterioso e inaspettato. Poiché in questo blog vorrei parlare di libri, pittura, teatro, film, mi sembra sia giusto iniziare con una scrittrice che ha anche il dono di saper disegnare con la stessa leggerezza e la stessa forza con cui scrive.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Il Condottiero&lt;/em&gt; è un romanzo che si legge d'un fiato, presi dalla forza con cui Monica riesce a far rivivere i suoi personaggi, soprattutto Lucrezia. Si è trascinati dal filo dei loro pensieri, dei loro ricordi, dal loro punto di vista su avvenimenti che, a volte, sui libri di scuola, ci sono stati presentati in una luce diversa e distorta. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.lulu.com/content/1105194"&gt;http://www.lulu.com/content/1105194&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Cristalli&lt;/em&gt; è un libro "cattivo", con un protagonista violento, visto attraverso gli occhi offuscati dall'amore di una sorella troppo debole per resistergli. E' un protagonista che attrae e dal quale nello stesso tempo si vorrebbe (dovrebbe?) fuggire. E' una delle rare volte in cui Monica si allontana dalla storia, eppure Siegfried è sicuramente il suo personaggio più inquietante e complesso. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.lulu.com/content/541732"&gt;http://www.lulu.com/content/541732&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Roma vista da me&lt;/em&gt; è una divertente raccolta di "interviste" che dà voce a diversi personaggi che hanno contribuito, ciascuno a suo modo, a rendere grande la città. Ancora Monica affronta la storia esaminandola attraverso gli occhi di chi l'ha vissuta e offre un'interpretazione profonda, che va oltre i manuali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.lulu.com/content/1958443"&gt;http://www.lulu.com/content/1958443&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Come convivere con uno sport sconosciuto&lt;/em&gt; è il racconto divertente e umoristico con cui ho scoperto questa scrittrice e ho deciso che volevo leggere tutto quello che ha scritto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.lulu.com/content/1451202"&gt;http://www.lulu.com/content/1451202&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;L'ombra della ginestra&lt;/em&gt; è l'unico dei suoi romanzi che non ho ancora letto e davvero non vedo l'ora...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.lulu.com/content/800986"&gt;http://www.lulu.com/content/800986&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per quanto riguarda la sua abilià nel disegno, non resta che visitare la sua vetrina: &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://stores.lulu.com/monicavalentini"&gt;http://stores.lulu.com/monicavalentini&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-772056703545281035?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/772056703545281035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=772056703545281035' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/772056703545281035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/772056703545281035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/06/monica-valentini.html' title='Monica Valentini'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1323334461245429359.post-2870265083089512074</id><published>2008-06-13T15:31:00.000-07:00</published><updated>2008-12-26T05:17:07.998-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lulu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='frammenti di specchi'/><title type='text'>Frammenti di specchi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;E' stato un caso, un articolo sul giornale, che anni fa mi ha portato a scoprire Lulu. In realtà però, dopo averlo scoperto, non avevo fatto molto: soltanto avevo aperto l'account e avevo iniziato a tradurre in inglese un vecchio romanzo che avevo scritto e riscritto parecchie volte negli anni. L'avevo tradotto in inglese perché il fatto che Lulu fosse americano mi aveva portato a pensare che fosse inutile pubblicare in italiano, poi al primo capitolo mi ero fermata perché troppe altre cose mi distraevano e il tempo per stare sul pc a tradurre non c'era mai. Poi, circa sei mesi fa, un altro articolo sul giornale mi ha fatto tornare ad utilizzare l'account che avevo quasi dimenticato e, mentre girovagavo per il sito, ho scoperto che c'era il gruppo degli Autori italiani, che sono attivissimi e scrivono e leggono moltissimo. In italiano, naturalmente. Allora mi sono ricordata dei miei racconti, che avevo scritto tantissimi anni fa (forse secoli) e li ho recuperati. E' stato divertente rileggerli e riscoprirli, perché alcuni li avevo dimenticati, mentre altri li ricordavo perfettamente. Tutti però mi hanno fatto ripensare ai momenti della mia vita in cui li avevo scritti, una vita che ora è molto diversa ma forse proprio per questo è facile provare nostalgia per il tempo in cui scrivevo i racconti. Non voglio con questo dire che tutti i racconti mi piacciano, anzi, alcuni li trovo molto ingenui.Questi racconti dovevano essere una carrellata di ritratti, una serie di donne, spesso insoddisfatte, spesso stanche e pentite dei loro errori. Eppure, mentre li scrivevo, mi sembrava che alla fine, in ognuna di loro, ci dovesse essere sempre qualcosa di buono che prima o poi veniva fuori. Diciamo che spesso partivo da una protagonista che mi era antipatica e poi, via via che scrivevo, che conoscevo i suoi pensieri, mi diventava simpatica o perlomeno riuscivo a capire più cose di lei rispetto a quando ero partita.Non sarei mai riuscita a pubblicare questi racconti su Lulu se non fosse stato per un'amica che mi ha aiutato a recuperarli e a copiarli su un nuovo pc. E poi ho avuto il bellissimo regalo di una copertina fantastica di un'amica di Lulu, Monica Valentini.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.lulu.com/content/2208139"&gt;http://www.lulu.com/content/2208139&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1323334461245429359-2870265083089512074?l=dietrolospecchio-plablat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/feeds/2870265083089512074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1323334461245429359&amp;postID=2870265083089512074' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/2870265083089512074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1323334461245429359/posts/default/2870265083089512074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dietrolospecchio-plablat.blogspot.com/2008/06/frammenti-di-specchi.html' title='Frammenti di specchi'/><author><name>Manuela</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15519406867655780304</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_YL19jfcKQlI/S8rwasyY5YI/AAAAAAAAABY/doMsinUQapQ/S220/DSC00005.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry></feed>
